Festa del Cinema di Roma 2018: il programma, tra pop e ambizione

Festa del Cinema di Roma 2018: il programma, tra pop e ambizione

Film Roma Auditorium Parco della Musica Venerdì 12 ottobre 2018

© Dale Mastin-Purcell - Flickr.com

Roma - Aprie i battenti giovedì 18 ottobre la Festa del Cinema di Roma (fino a domenica 28 ottobre), che come ogni anno avrà luogo nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica. La Festa del Cinema di Roma, dopo vari passaggi di testimone e cambiamenti di rotta editoriali, si è ormai ritagliata da anni un’anima ben precisa, molto orientata verso le anime più pop del cinema contemporaneo e il mercato americano, area d’elezione dell’ambizioso direttore artistico Antonio Monda.

Giunto al suo quarto anno a capo della Festa del Cinema di Roma, Monda ha saputo imprimere la sua identità alla manifestazione, cucendo addosso all’evento un abito ormai preciso e riconoscibile. Lontano, per forza di cose, sia dal peso e dal prestigio dell’immediatamente precedente Mostra di Venezia sia dalla vena cinefila più marcata del successivo Torino Film Festival, ma più vicino, in compenso, alla natura di tante rassegne metropolitane che affollano le capitali europee e sono rivolte anche e soprattutto al pubblico cittadino, oltre che ad appassionati e addetti ai lavori. In conferenza stampa Monda ha posto l’accento su tre parole chiave: Donne (12 le registe presenti), MemoriaDocumentari, molto presenti nelle diverse aree del programma della Festa del Cinema di Roma.

Come già annunciato, ad aprire la tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, particolarmente ricca e sovrabbondante di titoli e opere molto attese, sarà 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale) di Drew Goddard, con un cast di grandi nomi composto da Jeff Bridges, Dakota Johnson, Jon Hamm, Nick Offerman e Chris Hemsworth. Il film, nelle parole del direttore, è «un’opera raffinata, intelligente, ironica, sorprendente ed elegante che ci regala il piacere del vero cinema». La Selezione Ufficiale, mega-contenitore che più che come un concorso si configura come una vetrina sulla stagione cinematografica autunnale, può vantare al suo interno il nuovo, attesissimo Halloween di David Gordon Green, nuovo capitolo della saga di culto avviata da John Carpenter con Jamie Lee Curtis, che esce a quarant’anni esatti dall’originale.

Ma ci sarà posto anche per Stan and Ollie, con il celeberrimo duo comico incarnato da John C. Reilly e Steve Coogan, per la miniserie del regista coreano Park Chan-wook tratta da John Le Carré, The Little Drummer Girl e per They Shall Not Grow Old di Peter Jackson, documentario del regista de Il signore degli anelli incentrato sulla Prima Guerra Mondiale, a cento anni dalla fine del conflitto. Molti dei nomi sul red carpet sono in divenire, la Festa sta allestendo in queste ore e mentre scriviamo gli ultimi dettagli, ma i nomi di richiamo presenti nei film in cartellone non sono pochi, a cominciare dalla coppia formata da Timothée Chalamet e Steve Carell in Beautiful Boy del regista belga Felix Van Groeningen, uno dei titoli più attesi, con protagonisti un padre e un figlio alle prese con la tossicodipendenza del giovane.

Da Toronto, grande festival nordamericano cui la Festa di Roma guarda come d’abitudine con particolare attenzione, arriva anche Green Book di Peter Farrelly, che col fratello Bobby ha segnato in chiave politica la commedia demenziale degli ultimi anni, con protagonista Viggo Mortensen. Il film ha vinto il premio del pubblico proprio a Toronto, riconoscimento che ha sempre un grande peso in ottica Oscar, essendo diventato negli ultimi anni un vero e proprio talismano portafortuna nella corsa alle nomination per le statuette dorate. Molto atteso anche Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk) di Barry Jenkins, ritorno dietro la macchina da presa del regista di Moonlight (trionfatore come miglior film agli Oscar 2016 ai danni di La La Land), che aveva aperto l’edizione della Festa di Roma di quell’anno (un ottimo azzardo da parte di Monda, che in seguito l’ha sempre rivendicato).

All’Auditorium il pubblico romano avrà modo di vedere anche il nuovo Millennium: quello che non uccide di Fede Alvarez, con la lanciata Claire Foy sul red carpet dell’Auditorium nei panni di Lisbeth Salander, Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, j’accuse del documentarista più famoso del pianeta a Donald Trump, Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis, regista di Indivisibili e il già annunciato The Miseducation of Cameron Post di Desiree Akhavan, di cui si dice già un gran bene. Tra le altre opere in programma anche Kursk, film bellico del regista danese Thomas Vinterberg, Il mistero della Casa del Tempo di Eli Roth con Cate Blanchett e Jack BlackThe Old Man & The Gun, che dovrebbe essere sarà l’ultima interpretazione di Robert Redford.

Notti magiche di Paolo Virzì sarà il film di chiusura, mentre le retrospettive saranno dedicate a Peter Sellers, presente anche nel manifesto ufficiale della Festa in un ammiccamento eloquente al pubblico, e al regista francese, di grandissima statura e largamente dimenticato, Maurice Pialat. Ma il vero cuore dell’evento, una volta di più, sono forse gli Incontri Ravvicinati col pubblico, dialoghi-intervista con clip annesse, dal format colloquiale e rilassato, sui quali Monda ha investito molto in termini personali e che anche quest’anno presentano una line-up stellare: Martin Scorsese e Isabelle Huppert, premiati alla carriera rispettivamente da Paolo Taviani e Toni Servillo, ma anche Cate Blanchett, Sigourney Weaver, Alice e Alba Rohrwacher, Dakota Johnson, Shirin Neshat, Giuseppe Tornatore, che parlerà dei suoi noir preferiti, Thierry Frémaux, Michael Moore, Jonathan Safran Foer, Luca Bigazzi e Arnaldo Catinari, Giogiò Franchini e Esmeralda Calabria.

Scorsese, dal canto suo, ha scelto i suoi nove film italiani della vita e li racconterà al pubblico romano. Tra gli eventi speciali spicca anche una conversazione con Fabio Rovazzi, che si racconterà in un incontro dal titolo emblematico e obbligato, Faccio quello che voglio, presentando un suo cortometraggio e soffermandosi sulla sua figura commerciale da outsider e sulla sua passione per la regia.

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