Pop y Protesta: a Roma si celebra il '68, con Raffaella Carrà e Lucia Bosé

Mostre Roma Venerdì 5 ottobre 2018

Pop y Protesta: a Roma si celebra il '68, con Raffaella Carrà e Lucia Bosé

Roma - Presentato a Roma il programma della rassegna Pop y Protesta, che coinvolgerà, nei mesi di ottobre e novembre, cinque città italiane (Milano, Napoli, Roma, Salerno, Torino) per una serie di eventi e grandi ospiti, tra cui spiccano Raffaella Carrà e Lucia Bosé (il 13 ottobre saranno all'Auditorium Parco della musica di Roma): un ponte tra Italia e Spagna per tornare a esplorare un anno cruciale, ancora al centro di discussioni e dibattiti.

Il Consigliere Cultura dell’Ambasciata di Spagna in Italia, Ion de la Riva, l’Amministratore Delegato della Fondazione Musica per Roma, José Dosal, il Direttore dell’Instituto Cervantes, Juan Carlos Reche e la Direttrice della Real Academia de España a Roma, Ángeles Albert, hanno presentato a Roma il programma di Pop y Protesta, tramite il quale l’Ambasciata di Spagna in Italia, in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, con la redazione di Spagna Contemporanea e con l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino, intende commemorare il 50° anniversario del ’68.

Al centro del maxi-evento ci sarà un ricco programma di conferenze, cicli di cinema e di lettura e mostre che avranno luogo nei mesi di ottobre e novembre in varie città italiane, da Nord a Sud, con un particolare focus sul considerevole impatto di un anno simbolico e spartiacque sulla politica, la cultura e la società, in Italia, Spagna e America Latina.

«Il ’68, di cui si parla molto in questo periodo a Roma e nel mondo - dichiara José Dosal - è una concatenazione di elementi che fonde insieme molti aspetti di quello che siamo. Avere la possibilità di ospitare nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica di Roma Lucia Bosé, che gli spagnoli dicono essere spagnola e gli italiani italiana, in virtù di una simpatica contesa, e Raffaella Carrà è davvero una bella opportunità per esplorare i legami tra questi due popoli. Il ’68 è un vero crogiolo di musica, arti performative, termine che oggi va molto di moda, ed elementi culturali». Lucia Bosé e Raffaella Carrà sono state recentemente insignite dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione a nome di S.M. il Re di Spagna Felipe VI.

Sabato 13 ottobre, alle ore 17.00, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, avrà luogo la cerimonia di consegna delle suddette onorificenze. Al termine della cerimonia si svolgerà un dibattito, moderato da Alaska e da Gabriella Carlucci, nel quale si discuterà del fenomeno Pop in Italia e in Spagna e dell’enorme influenza culturale che esercitarono in entrambi i Paesi la musica, la televisione e il cinema della decade dagli Anni Sessanta in poi. Al dibattito interverranno Lucia Bosé, Raffaella Carrà, Paco Clavel, Juan Sánchez e Alejo Stivel.

In Pop y Protesta il ’68 sarà analizzato anche in quanto momento cruciale per le proteste studentesche e operaie degli Anni Sessanta, con un’attenzione particolare alle contestazioni giovanili, che oltre al celebre maggio francese segnarono in profondità anche l’Italia e la Spagna, dove nacquero le prime rivolte contro il regime di Franco (senza dimenticare nemmeno il caso singolare del Messico).

Non verrà trascurato, tuttavia, il versante Pop del ’68, con gli echi dirompenti che provenivano dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra della Swinging London: un clima culturale che contribuì a dar vita a nuovi momenti sociali destinati a incidere un solco profondo anche nel costume, come la Dolce Vita a Roma e le canzoni di protesta dal marchio fortemente popolare in Spagna.  

«In Spagna c’è un detto che dice: Remover Roma con Santiago, ovvero fare tutto il possibile, e non è un caso - chiosa invece Ion de la Riva - Ci serviva una connessione tra la Spagna, che non ha partecipato alle guerre mondiali ma ha avuto una guerra civile interna rappresentando un caso a sé, e l’Italia, un paese fortemente democratico, con il partito comunista più grande d’Europa e una Democrazia Cristiana fortissima».

«Cominceremo il nostro programma a Torino con una riflessione sulle teorie del ’68, fondamentali per capire il movimento sessantottino italiano - continua de la Riva nel corso del suo intervento - Molte utopie maoiste e anarchiche non si sono realizzate e, forse per fortuna, non hanno avuto il successo che speravano, ma l’eredità ’68 è viva e vigente».

Secondo il rappresentante dell’Ambasciata di Spagna, il gancio tra Italia e Spagna è morto forte anche sul versante della musica pop, del cinema, delle arti popolari. «Le canzoni di Mina, Celentano, Modugno e Patty Pravo sono arrivate in Spagna perché Franco era da un lato chiuso e ostile verso l’America e le sue seduzioni, ma era ben più aperto nei confronti dell’Italia, che sentiva più vicina e dunque più innocua. Noi spagnoli siamo cresciuti con il cinema italiano, con Fellini, Pasolini, Visconti e Antonioni, con i suoi La notte e l’avventura, sul versante più intellettuale, ma anche con i cantanti che ho appena menzionato».

Il ciclo di dibattiti sarà completato da una conferenza di Antonio Elorza sul lascito dell’utopia (19 ottobre, presso la Escuela de Historia y Arqueología di Roma - Csic); un dialogo con Joaquín Estefanía (23 ottobre, presso l’Instituto Cervantes di Napoli), la cui opera Rivoluzioni. Cinquant’anni di ribellione (1968-2018) sarà oggetto di un club di lettura alla presenza dell’autore (24 ottobre, presso la biblioteca María Zambrano dell’Instituto Cervantes di Roma) e da una conferenza/spettacolo di Luca Scarlini (23 ottobre, Instituto Cervantes di Milano).

Meritevole di segnalazione anche il programma dele mostre d’arte: l’arte spagnola degli anni ’50 e ’60 potrà essere ammirata nell’esposizione La poetica tra astrazione e figurazione, dedicata ai due movimenti artistici spagnoli che cambiarono il concetto di creazione artistica in Spagna (fino al 12 gennaio 2019, presso la Sala Dalí dell’Instituto Cervantes), mentre la mostra 1968, il fuoco delle idee sarà dedicato al lavoro dell’argentino Marcelo Bodsky, attento a un recupero peculiare delle fotografie raffiguranti mobilitazioni sociali. In essa si potranno ammirare 40 fotografie incentrate sulla virulenza del massacro di Tlateloco a Città del Messico e sulle manifestazioni meno conosciute di Madrid.

Infine, Pop y Protesta potrà vantare anche un approccio al caso del ’68 messicano, cui accennavamo in precedenza, attraverso un ciclo speciale di documentari a tema. Otto film, tornati alla luce grazie al contributo congiunto del Centro de Estudios Mexicanos de España e dall’Instituto Cervantes, che saranno proiettati nell’ambito di Scoprir, VII Mostra del Cinema Iberoamericano (12-14 ottobre, alla Casa del Cinema di Roma, e 17-18 ottobre, presso l’Università degli Studi di Salerno).

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