Casa di Alberto Sordi a Roma: visita alla villa, che oggi è un museo

Mostre Roma Lunedì 27 agosto 2018

Casa di Alberto Sordi a Roma: visita alla villa, che oggi è un museo

Alberto Sordi e Vittorio De Sica in Il conte Max
© it.wikipedia.org/wiki/File:Alberto_Sordi_Il_conte_max.jpg

Roma - La città di Roma ha il suo attore-simbolo, il suo volto-maschera in Alberto Sordi. Sordi, come scriverà lo sceneggiatore Furio Scarpelli, «aveva monumentalizzato i romani»; la città ha la sua forza nei monumenti, ebbene l'attore era riuscito a farsi fare il suo monumento dai cittadini.

Nessun romano parla come Alberto Sordi, ma i suoi detti, gesti, smorfie, accenti, saltini, risate, cinismi sono stati per decenni imitati dai romani. Totò è supernapoletano e anche lui aveva il dono di riportare Napoli a prima dell'Unità, alla commedia dell'arte. Un ligure come Paolo Villaggio ebbe a dire di Sordi: «Il servilismo, la cattiveria, la perfidia della sua maschera. Sordi ha fatto capire il cinismo dei romani che non sono disposti a perdonare nulla».

Il 24 febbraio 2003 Albertone ci lasciava. Sono quindici anni ormai. Dal 1958 il mattatore viveva nella sua villa nei pressi di Caracalla, oggi casa museo visitabile al grande pubblico. Qui prenotandosi, il sabato e la domenica, si può accedere alle segrete stanze e assistere, partecipare, condividere un pezzettino di vita, costume, di società del nostro Belpaese.

Al piano terra il teatro privato, luogo affascinante e inaccessibile ai più, dove Albertone si faceva proiettare i film e oggi, durante la visita, la Fondazione Alberto Sordi, a lui dedicata, promuove concerti, serate, incontri, borse di studio per giovani artisti.

Il nostro attore non ha mai dimenticato le fatiche e le difficoltà degli esordi quando: «Ti cacciavano dalla porta e tu dovevi per forza rientrà dalla finestra!». Nel suo studio un trionfo di cimeli: nastri d'argento, premi alla carriera, David di Donatello, l'Orso d'oro vinto a Berlino, e poi i quadri donati dall'amico pittore Giorgio De Chirico; dediche, foto incorniciate, ritratti, una dedica particolare la farà ad Alberto la principessa Soraya.

Veramente unica è la barberìa: camerino, antro, buen ritiro, anticamera della creazione dei personaggi che dal copione scritto diventavano carne ed ossa. Lui amava sedere sulla poltrona da barbiere e conversare e riflettere. Dirà Rodolfo Sonego, vicentino, amico e inseparabile sceneggiatore dei film di Alberto Sordi: «Sordi non è un uomo colto. Non ha letto i libri, i testi sacri, non gliene importa niente di niente. Ma ha un colpo d'occhio infallibile. il suo giudizio è sempre immediato e fulminante. È un animale selvaggio, un animale del bosco che ci vede anche di notte. Una civetta, oppure un cobra, un falco».

La casa museo è tutto questo e molto di più. Cimeli, porcellane antiche che l'attore amava collezionare, oggetti e design in linea con l'anno di costruzione della villa (1930). La casa museo è una serie di aneddoti personali sui quali si è costruita (nel bene e nel male) la nostra identità nazionale.

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