La saga dei Florio: itinerario a Palermo sulle tracce dei Leoni di Sicilia

Outdoor Palermo Mercoledì 5 febbraio 2020

La saga dei Florio: itinerario a Palermo sulle tracce dei Leoni di Sicilia

Palermo - C’è un modo per continuare a sfogliare un libro amato oltre ad aspettare il sequel? Andare alla scoperta dei luoghi dove hanno vissuto i protagonisti. Toccarli con mano. Vederli. Dando concretezza a quell'immaginazione che ci ha accompagnato pagina dopo pagina. E per un attimo sentirci anche noi protagonisti.

È il caso de I leoni di Sicilia (Edizioni Nord), bestseller di Stefania Auci, sorpresa del 2019 che ha ammaliato centinaia di migliaia di lettori, e di cui è atteso, tra il 2020 e il 2021, il secondo e conclusivo volume. Così, aspettando il finale di questa avventurosa storia, perché non intraprendere un viaggio tra i luoghi d’elezione della famiglia Florio? prosceni di un’avventura umana e imprenditoriale irripetibile, itinerari di una Palermo che non è nota ai più.

Non potendo intercettare nel tempo eroi e antieroi dei Florio – ascesa vertiginosa, fragorosa caduta – si può provare a riviverne gli spazi, quelli della città della Belle Époque.

È ben visibile, ma non tutti sanno che al Foro Italico, una delle passeggiate sul mare per eccellenza di Palermo, c’è una statua di Vincenzo Florio, figlio di Paolo, uno dei due fratelli calabresi, i patriarchi della dinastia, che accesero la miccia della loro fortuna vendendo spezie, raminghi fra la Vucciria e la Cala e aprendo, infine, una drogheria in via Materassai: della struttura dell’epoca, però, non è rimasto nulla d’originale, l’incuria ha lasciato la sua firma.

Nella zona dell’Olivuzza, non distante dal castello della Zisa, ed esattamente in viale Regina Margherita c’è il villino Florio, costruito negli anni a cavallo fra XIX e XX secolo, quando la contrada e i suoi dintorni erano destinati alla villeggiatura: gioiello liberty commissionato da Vincenzo Florio, figlio minore del senatore Ignazio, a un architetto di grida dell’epoca, l’amico Ernesto Basile, fu frequentato dal jet-set dell’epoca, teste coronate comprese. Il villino Florio col circostante giardino - oggi sede di rappresentanza della Regione siciliana - dopo l'incendio doloso che lo aveva danneggiato negli anni '60, è stato restaurato mantenendo il felice mix di elementi rinascimentali, barocchi, medievali che lo rendono un eccentrico unicum. Chiuso nei festivi e di lunedì, è visitabile martedì e giovedì dalle 9 alle 18.30, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13.30.

Irrinunciabile tessera del puzzle Florio è Villa Igiea, oggi hotel di lusso, come ai primi del Novecento era stato concepito dal senatore Ignazio Florio, anche se le prime destinazioni d’uso erano state da villa privata e da sanatorio. Nei pressi di villa Igiea c’è un altro luogo della memoria per eccellenza dei Florio, il complesso della Tonnara – dove è possibile effettuare visite guidate, e che in parte è sede di un elegante locale per ricevimenti e feste – in quello che in origine era un borgo palermitano di pescatori, l’Arenella. L’architetto Carlo Giachery ne plasmò l’aspetto originale, ricavando una sontuosa dimora di stile neogotico, nota come I Quattro Pizzi, per via delle quattro guglie che troneggiavano in alto: all’epoca le personalità che passavano da Palermo si fermavano qui. I più affascinati dal fasto? Addirittura lo zar di Russia Nicola I, in visita con la moglie Alessandra e la figlia Olga che fecero riprodurre un edificio identico a San Pietroburgo, che sembra sia stato fatto a pezzi dai bolscevichi.

Fuori da Palermo, non possiamo non segnalare l'ex stabilimento Florio a Favignana, nelle isole Egadi, un vero gioiello di archeologia industriale un tempo antica Tonnara, oggi museo, dove la famiglia custodiva gli attrezzi per questa mattanza e dove ogni anno all'inizio dell'estate si svolge il Festival Florio.

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