Rest, mostra personale di Mats Bergquist

28/08/2018

Da venerdì 26 ottobre a mercoledì 19 dicembre 2018

Mats Bergquist, Vintersaga IV, 2018

Milano - L’artista svedese Mats Bergquist è il primo protagonista della nuova stagione espositiva della Galleria San Fedele di Milano: la sua mostra personale Rest è in programma dal 27 ottobre al 19 dicembre 2018.

Milano - Bergquist parte da supporti lignei e con un lungo processo di sottilissime stratificazioni materiche ottiene volumi che si presentano con superfici concave o convesse. La consistenza fisica dell’opera è quindi dovuta a un lento e progressivo gesto di sovrapposizione di materia (colle, gesso, pigmenti e tecnica ad encausto su legno e in seguito su tela), fino a quando il piano dell’oggetto risulta liscio e perfettamente levigato. La superficie non presenta alcun tipo di segni, di forme imitative o naturalistiche. A una prima impressione sono spazi di vuoto. Altre volte vi è la presenza di oggetti che si manifestano attraverso forme altamente simboliche come uova, in questo caso ottenute attraverso l’antica tecnica giapponese raku. Le sue sculture, ordinate secondo posizioni precise ma di cui ignoriamo la regola, assumono equilibrio e armonia, in una continua dialettica tra dispersione e ricongiunzione.

Milano - Il tempo appare protagonista: l’opera nasce da una progressiva stesura di materiali, come nelle icone antiche. Al supporto ligneo, con la sua accurata levigatura, con la successiva sovrapposizione del telo di lino a compensazione dei movimenti del legno, con la stesura del gesso sul quale è inciso il disegno, con l’applicazione del fondo oro, con le stesura dei colori ottenuti da pigmenti minerali e vegetali, si giungeva alla definizione dei contorni, per terminare con le lumeggiature. Era un vero e proprio cammino che segnava non soltanto un percorso temporale dei gesti, ma un viaggio dell’anima che riconosceva gradualmente l’apparire dell’eterno, come se dall’interno dell’icona emergesse il divino che irrompe nel qui e ora della nostra storia.

Se la teologia dell’icona fa emergere la luce, in quanto presenza del divino che illumina e trasfigura ogni realtà umana, anche le opere di Bergquist sembrano fondarsi sulla luce. Contemplando quelle immagini senza immagini, si resta in attesa, nel silenzio, come se le superfici dischiudessero una promessa di una rivelazione, quasi fossero cortine, veli o diaframmi in procinto di schiudersi. In questo caso, il rimando appare il suprematista Kazimir Malevich, nel suo intento di realizzare le icone del tempo a lui contemporaneo, attingendo al cuore della spiritualità russa. In Bergquist nero e bianco, invece di sovrapporsi sembrano piuttosto richiamarsi, come se l’uno non potesse esistere senza l’altro. Se il nero e il bianco sono per Malevich i colori relativi alla forma e all’energia, per Bergquist i due colori sembrano piuttosto incontrarsi nella luce che s’irradia e si diffonde dalle superfici perfettamente levigate. Così se il nero è il richiamo alla terra che si apre sul divino, il bianco, come nelle antiche icone orientali, è emanazione stessa di Dio, sul quale lasciamo le nostre impronte, come quando camminiamo sulla neve. La luce non sembra dipinta, quanto piuttosto captata, meglio fissata direttamente sul supporto, come se fosse attratta dalla superficie per poi propagarsi nello spazio. Il lavoro di Bergquist sembra dunque una riflessione su una luce che va contemplata in un silenzio siderale. È dunque un lavoro sulla trascendenza della luce e della sua capacità di entrare nella nostra vita.

La mostra viene inaugurata venerdì 26 ottobre 2018 alle ore 18.30 presso la Galleria San Fedele alla presenza dell’artista e dei curatori Bruno Corà e Andrea Dall’Asta SJ, ed è poi visitabile a ingresso gratuito fino a mercoledì 19 dicembre nei seguenti orari: dal martedì al sabato, ore 16.00-19.00; al mattino su appuntamento; chiusura nei giorni festivi (per info 02 86352233).

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