La tempesta di Shakespeare, regia di Roberto Andò

22/06/2018

Da martedì 14 maggio a domenica 26 maggio 2019

Ore 19:30, 20:30, 15:00, 16:00

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© Lia Pasqualino

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Milano - Roberto Andò rilegge La tempesta di William Shakespeare attraverso il fluire, grandiosamente malinconico, della mente di Prospero. Lo spettacolo va in scena dal 14 al 26 maggio 2019 al Piccolo Teatro Strehler di Milano (largo Antonio Greppi 1). La tempesta - nella traduzione di Nadia Fusini e con l'adattamento Roberto Andò e Nadia Fusini - vede in scena Renato Carpentieri, Vincenzo Pirrotta, Filippo Luna, Paolo Briguglia, Giulia Andò, Fabrizio Falco, Gaetano Bruno, Paride Benassai

Milano - La tempesta di William Shakespeare è un congegno prodigioso in cui s’incrociano temi che prefigurano la sensibilità moderna e la sua coscienza inquieta: lo sguardo occidentale e quello dell’altro, la realtà e l’illusione, la conoscenza e la vanità, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine. In una misteriosa isola del Mediterraneo naufraga una nave con a bordo il re di Napoli, Alonso, suo figlio Ferdinando, suo fratello Sebastiano, il duca di Milano, Antonio, e vari cortigiani. Sull’isola vivono il gran mago Prospero, già duca spodestato di Milano, sua figlia Miranda, lo spirito Ariele e lo schiavo, il mostro umano Calibano (il cui nome è anagramma di cannibale).

Milano - La tempesta è stata escogitata da Prospero e nel naufragio non è perito nessuno. I naufraghi approdano in punti diversi: Ferdinando opportunamente vicino a dove si trovano Prospero e la figlia, così che i due giovani si innamorino perdutamente l’uno dell’altra; il re di Napoli e il duca di Milano devono invece compiere un lungo cammino attraverso l’isola, mentre Calibano si mette al servizio dei marinari Stefano e Trinculo per organizzare un colpo di stato contro il padrone. Più tardi, Antonio e Sebastiano complottano per strappare il regno di Napoli ad Alonso, ma falliscono miseramente. Alla fine Prospero perdona tutti, anche chi non si pente, come il fratello Antonio, che gli aveva portato via il ducato milanese. Il mago prepara le nozze di Ferdinando e Miranda con un affascinante spettacolo e, dopo aver sotterrato la bacchetta con i suoi incantesimi, si prepara a tornare con gli altri in Europa, lasciando Calibano unico padrone dell’isola.

Roberto Andò cominciò a nutrire il desiderio di allestire La tempesta di Shakespeare quando si accingeva a girare il film Il manoscritto del principe, dedicato a Tomasi di Lampedusa, intuendo un filo sottile a collegare Prospero e Don Fabrizio Salina, protagonista del Gattopardo. «Leggevo - spiega - quel che lo stesso Lampedusa aveva scritto della Tempesta per raccontarla ai suoi allievi. Ne parlava come di un ultimo slancio dell’immaginazione, da Shakespeare affidato a un brio indiavolato. La tempesta appartiene a quel florilegio di opere accomunate dalla tardività, attraverso cui autori molto diversi tra loro hanno espresso in forma drammatica il proprio rapporto col mondo e col tempo. Ma nel capolavoro di Shakespeare tutto sembra conciliato - non a caso si tratta di una favola - e l’autore vi trasfonde uno spirito nuovo, di riconciliazione e serenità».

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