La vita moderna, mostra fotografica di Raymond Depardon - Milano

La vita moderna, mostra fotografica di Raymond Depardon - Triennale di Milano - Milano

06/10/2021

Fino a domenica 10 aprile 2022

Altre foto

Raymond Depardon, Glasgow, 1981 © Raymond Depardon / Magnum Photo

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Dal 15 ottobre 2021 al 12 aprile 2022 la Triennale di Milano ospita nei propri spazi espositivi la prima mostra personale del movie director francese Raymond Depardon, realizzata in collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain, sotto la direzione generale di Hervé Chandès e con la complicità dell’artista francese Jean Michel Alberola.

Milano - La mostra si intitola La vita moderna e sottolinea la continuità tra i paesaggi e le culture italiane e francesi, attraverso serie note o insiemi rivelati al pubblico per la prima volta. Riunendo trecento fotografie e due film, La vita moderna è la più grande mostra mai realizzata del cineasta che, dagli anni Settanta, ha rinnovato profondamente il mondo dell’immagine contemporanea. Specificamente creata per Milano, la mostra rivela, attraverso molte tra le sue serie più emblematiche, quanto l’Italia abiti il suo lavoro.

Milano - Alla ricerca costante della giusta distanza, Raymond Depardon va incontro ai suoi soggetti con discrezione e umiltà, costruendo con pazienza un rapporto con gli esseri o i luoghi, dando voce a coloro che non ne hanno, rivelando ogni paesaggio come il luogo di un’esperienza umana attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica o di una telecamera. Le sue prime immagini l’hanno condotto in Ciad o in Libano, dal nord al sud del continente americano, nei deserti e nei paesi in guerra, quando il fotogiornalismo era il suo modo di percorrere il mondo e confrontarsi con il reale.

Giovane reporter dell’agenzia Dalmas, nel 1966 è uno dei co-fondatori dell’agenzia fotografica Gamma e, una decina d’anni dopo, inizia a collaborare con Magnum, di cui è tutt’oggi uno dei membri fondatori. Presentandosi come un passeggero del (suo) tempo, sperimenta diversi modi di approcciare il mondo - prima la fotografia, poi la regia - ponendo l’immagine, fissa o animata, al servizio di una scrittura semplice, unica, spesso frontale. Che segua un uomo politico in campagna elettorale o un contadino nella sua quotidianità, che visiti un palazzo di giustizia o un ospedale psichiatrico, Raymond Depardon è in grado di mettersi in disparte per lasciare posto al soggetto, senza cercare l’istante decisivo e preferendo il reale al sensazionale. Questa maniera di vivere il mondo, all’inizio sperimentato attraverso il fotogiornalismo, poi, dalla fine degli anni Settanta, attraverso serie più personali, gli attribuisce un posto speciale nella storia della fotografia e del cinema.

L’esposizione La vita moderna mostra la ricchezza dell’opera di Raymond Depardon, la diversità dei suoi soggetti e la coerenza del suo percorso, attraverso otto serie fotografiche, due film e l’insieme dei libri che ha pubblicato. Prendendo in prestito il titolo dal film che, nel 2008, conclude la trilogia Profils paysans, la mostra conduce il visitatore in una successione di interrogativi che attraversano tutta l’opera dell’artista: quali sono i soggetti che richiamano il colore e quelli per cui si impone il bianco e nero? Come evocare, in un’immagine, le trasformazioni di un paesaggio? Qual è il posto del fotografo e qual è la giusta distanza dal soggetto? Come distaccarsi dall’evento per rivelare i margini e i bordi? Cos’è la modernità in fotografia quando si percorre una zonarurale o si attraversano le strade di una città post-industriale?

Il dualismo - tra bianco e nero e colore, tra visi e paesaggi, tra terra avita e modernità - non diventa antagonismo, ma rivela l’attenzione verso il mondo, una curiosità in movimento, uno sguardo aperto sull’incontro della diversità della nostra epoca. La prima serie dell’esposizione, Errance (1999-2000), rappresenta anche il filo conduttore dell’intero percorso, uno spostamento verso un altrove che è già lì, una continuità oltre le frontiere, una prossimità universale, una familiarità nell’alterità. Immagini di strade e passaggi, di vie e rotaie, dove il viaggio diventa vagabondaggio, danno vita a paesaggi che si astraggono volutamente da qualsiasi indicazione di una precisa localizzazione.

Tra le geografie dei margini del mondo che caratterizzano l’intera opera di Raymond Depardon, l’Italia occupa un posto particolare e ricorrente. Qui l’artista ha realizzato diverse serie, come Piemonte (2001), in cui sviluppa un’arte di prossimità, sottolineando la continuità geografica e culturale transalpina. Ben lungi dall’indagare le differenze, è attraverso le reminiscenze dei paesaggi francesi che percepisce quelli della regione di Torino. Come un’eco, sull’altro versante rispetto al Piemonte, i paesi dell’entroterra mediterraneo svelano le strade in acciottolato e le case dalle facciate irregolari nelle fotografie della serie Communes (2020), che offre un’immagine fuori dal tempo di queste zone del sud della Francia miracolosamente scampate a un progetto di estrazionedi gas di scisto, in seguito abbandonato.

Fotografo del sud, del Mediterraneo, dei deserti, dell’Africa, Raymond Depardon si dice attratto anche dal nord e dalla sua luce. Un reportage lo conduce a Glasgow (1980) dove fotografa dei bambini, piccoli re delle strade, dei senzatetto, delle risse, cogliendo, a colori, l’inoperosità di una città quasi monocroma. Lo stesso anno fotografa New York, attraversando la città, fissandola attraverso l’obiettivo della Leica che porta al collo: le inquadrature audaci delle fotografie della serie Manhattan Out (1980) evocano la solitudine urbana e l’indifferenza individualista. La città gli sfugge, gli appare troppo forte, impossibile da filmare, come afferma la sua voce fuori campo nel cortometraggio New York, N.Y. (1986).

Il desiderio di confrontarsi con lo spazio pubblico, lo spazio del vissuto lo catapulta in un grande progetto: fotografare la Francia, trarne un ritratto contemporaneo, con una macchina fotografica 20x25, frontalmente e a colori. La France (2004-2010) di Raymond Depardon è quella ordinaria e quotidiana delle sottoprefetture, delle piazze e dei bar, degli uffici postali e delle stazioni diservizio. Un’altra Francia si rivela con la serie Rural (1990-2018, qui esposta per la prima volta) per la quale l’artista percorre le campagne, incontrando i contadini, raccontando la terra egli uomini che la coltivano, sostando nel cortile di una fattoria, ritrovando quel mondo rurale che era stato uno dei suoi primi soggetti.

Sottolineando la fragilità delle piccole imprese, le sue fotografie raggiungono e testimoniano una dimensione politica e ideologica. Questa cognizione si ritrova nella serie che conclude l’esposizione, San Clemente (1977-1981), per la quale, incoraggiato da Franco Basaglia - pioniere della psichiatria moderna - fotografa la vita negli ospedali psichiatrici di Trieste, Napoli, Arezzo e Venezia, realizzando così un reportage sconvolgente alla vigilia dell’adozione della Legge 180, nel 1978, destinata a rivoluzionare il sistema ospedaliero psichiatrico italiano. Il film San Clemente (1980), girato nel manicomio dell’isola veneziana poco prima della chiusura, prosegue l’esplorazione delle frontiere della follia e rivolge ai pazienti quello sguardo umanistico che caratterizza tutto il lavoro del fotografo.

L’esposizione La vita moderna riunisce anche le pubblicazioni di Raymond Depardon, sottolineando l’importanza di questo aspetto della sua opera e del suo modo di ripensare eternamente ilproprio percorso fotografico - il suo senso, la sua tecnica, le sue sfide - partendo da Notes (1979), che l’artista considera uno dei suoi libri fondamentali, fino a Rurale Communes (2020 e 2021).

Il biglietto per visitare la mostra costa 12 euro (ridotto 10 euro), ma si può anche acquistare un biglietto speciale a 16 euro per visitare tutte le mostre in corso alla Triennale e il Museo del Design Italiano. Orari di apertura: tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00). Ulteriori informazioni via email o telefonando al numero 02 72434208.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 06/12/2021 alle ore 04:26.

Potrebbe interessarti anche: Sotto il cielo di Nut: Egitto divino, mostra, fino al 30 gennaio 2022 , Tiepolo, Canaletto e i maestri del '700 veneziano, mostra gratuita, fino al 19 dicembre 2021 , Aura: the Immersive Light Experience, fino al 9 gennaio 2022 , Renaissance Dreams, installazione site-specific di Refik Anadol, fino al 31 dicembre 2021

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.