Poesia e Rivoluzione, mostra collettiva - Milano

Poesia e Rivoluzione, mostra collettiva - Galleria Giampaolo Abbondio - Milano

11/08/2021

Fino a sabato 30 ottobre 2021

Elena Bellantoni, Pensate! Domani è la fine del mondo, 2021 © Courtesy dell'Artista, foto di scena, video

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Dal 15 settembre al 30 ottobre 2021 la Galleria Giampaolo Abbondio di Milano apre la propria stagione espositiva autunnale ospitando la mostra Poesia e Rivoluzione, a cura di Leda Lunghi. L'esposizione presenta le opere di cinque autori italiani e internazionali quali Maria Magdalena Campos-Pons, Elena Bellantoni, Gianni Moretti, Binta Diaw e Massimo Uberti, che narrano gesti, eventi, esistenze ed esigenze di un’arte politica con il fascino e la delicatezza della poesia.

Milano - Il progetto racconta di un dialogo spontaneo di metafore e valori, uniti da una narrazione culturale di cambiamenti sociali che s’intrecciano con il senso storico dell’utopia e della rivoluzione. S’innesca quindi il processo del linguaggio, della storia, della dicotomia tra passato e futuro, tra l’importanza della memoria, l’enigma della fragilità umana e dell’identità futura. Le parole rievocano la rivoluzione, la poesia e l’arte ne sono rivelatrici.

Milano - Il percorso si apre con le opere di Maria Magdalena Campos-Pons (La Vega, Matanzas, Cuba, 1959) nelle quali si ritrova la sua essenza rivoluzionaria, delicata e malinconica, da cui emerge l’amore per Cuba, la sua terra d’origine. I colori e i particolari che affiorano dai suoi lavori, sono dei rimandi alla narrazione di storie e leggende. La proposta di Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975) prende ispirazione dal film Nostalghia del regista russo Andrej Tarkovskij che narra la vicenda di Andrej Gorčakov, un poeta sovietico che conosce il vecchio Domenico, un uomo ritenuto da tutti matto perché, vari anni prima, era rimasto rinchiuso in casa per sette anni con la sua famiglia in attesa della fine del mondo.

Gianni Moretti (Perugia, 1978) racconta la rivoluzione dei più fragili e del loro coraggio ad affrontare la vita e gli sguardi altrui nelle condizioni più avverse, conservando la capacità di non cadere, per non divenire invisibili prima di tutto a loro stessi e per rimanere uniti a quel filo rosso che li integra al significato primo della vita, quello della libertà. Binta Diaw (Milan, 1995) esplora dal punto di vista politico, culturale, sociologico la problematica della generazione dello Ius soli e chiede attraverso il lavoro Black powerless il riconoscimento dei diritti per una generazione invisibile. Quello che ne risulta è un’opera corale, in cui l’artista prende il calco del pugno chiuso dei suoi coetanei afro-italiani, il simbolo iconico dell’identificazione dell’orgoglio nero, ma posizionato al contrario, per gridare la loro mancanza di potere di fronte alle considerazioni della società e dei governi.

Nel lavoro di Massimo Uberti (Brescia, 1966), infine, antico e contemporaneo convivono nelle loro essenze più pure, attraverso la rappresentazione dell’oro e del neon, e con questo racconta la duplicità dell’arte, presente nella scritta: L’altro lato dell’arte. Con queste parole, Uberti descrive l’universalità dell’opera d’arte e in contemporanea il suo duplice significato di singolarità quale opera stessa, evocata ed elaborata dall’artista.

La mostra è visitabile a ingresso gratuito dal martedì al sabato, in orario 11.00-19.00, nel rispetto delle normative anti Covid-19 vigenti. Per ulteriori informazioni telefonare al numero 347 5432014.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 17/10/2021 alle ore 20:24.

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