The body as language, mostra di Zhang Huan - Milano

The body as language, mostra di Zhang Huan - Galleria Bonelli - Milano

26/10/2020

Fino a sabato 30 gennaio 2021

Zhang Huan, My Rome, 2005

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Attenzione, dopo il rinvio dell'inaugurazione della mostra il 19 novembre 2020 causa Covid-19, la personale di Zhang Huan alla Galleria Bonelli di Milano è aperta al pubblico dal 3 dicembre 2020 al 30 gennaio 2021: L'esposizione è visitabile gratuitamente su appuntamento; per informazioni telefonare al numero 347 5432014


Milano - La Galleria Giampaolo Abbondio prosegue nel suo programma di presentare, in vari luoghi espositivi della città di Milano, progetti dedicati a grandi protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. Dopo l’installazione di Magdalena Campos Pons, ospitata nello spazio temporaneo di corso Matteotti, nel cuore del Quadrilatero della moda, dal 20 novembre 2020 al 16 gennaio 2021, nella sede milanese della Galleria Giovanni Bonelli (via Porro Lambertenghi 6) si tiene una mostra dedicata a Zhang Huan (Henan, Cina, 1965), uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea internazionale, a dieci anni dalla sua esposizione al Pac - Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano.

Milano - La rassegna, che si tiene in contemporanea alla personale dell’artista al Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo, ripercorre gli anni di formazione di Zhang Huan tra la Cina e New York attraverso una serie di opere fotografiche che documentano le sue performance più famose, da quelle degli anni Novanta fino a My Rome, prodotta nel 2005 dalla Galleria Giampaolo Abbondio ed eseguita ai Musei Capitolini di Roma, che chiudeva di fatto la sua stagione performativa, per lasciare spazio alla progettazione di installazioni su grande scala.

Giocate sul confine tra Oriente e Occidente, le performance di Zhang Huan esplorano il corpo come incontro e scontro di diverse culture e temporalità. Prendendo inspirazione dall'immaginario popolare cinese e da elementi delle filosofie orientali a lui vicine, l'artista reinterpreta queste mitologie e indaga il potere dei rituali nella formazione e demistificazione dell’identità. Ne sono un esempio le fotografie - che si trovano in esposizione - della serie Family Tree che documenta la performance in cui Zhang Huan aveva chiesto a tre calligrafi di scrivere sul suo volto in ideogrammi cinesi, miti e divinazioni della tradizione popolare cinese, dalle prime luci dell’alba fino a sera. Nel corso della giornata l’iscrizione di questi racconti aveva tramutato il viso dell’artista fino a renderlo irriconoscibile: al calare della notte, il volto di Huan, diventato completamente nero, simboleggiava l'impossibilità di definire un’identità precisa.

Il percorso prosegue con To Raise the Water Level in a Fishpond, in cui l’artista insieme a una quarantina di persone si immergeva nell’acqua di uno stagno tendando di alzarne il livello dell’acqua, per trascendere il significato di un detto cinese, secondo il quale un singolo individuo non poteva influenzare l'ambiente circostante, dimostrando come una comunità riunita per una causa comune possa fare la differenza, quindi con 3006m3: 65Kg realizzata nel 1997 al Watari Museum di Tokyo, dove 3006 m3 indicava il volume totale del museo giapponese e 65 kg, il peso dell’artista. Legato alla struttura da centinaia di tubi usati per le trasfusioni di sangue, Zhang Huan cercava di abbattere il museo, uno dei simboli della civiltà moderna, ricevendo in cambio di essere sbattuto indietro verso le mura dello stesso museo, dalla tensione elastica dei tubi.

Passando per Window (2004, Shanghai) con l’artista cinese che ha inscenato una relazione, al limite dell’intimità spinta, con un asino, la mostra si chiude idealmente con My Rome, dove il corpo diventa tramite tra la cultura tradizionale cinese e l’occidente, rappresentando il suo incontro con le statue della Roma antica conservate nei Musei Capitolini. In questa performance, Zhang Huan si relaziona con il Marforio, l’enorme scultura marmorea di epoca romana, risalente al I secolo d.C., raffigurante una divinità fluviale, utilizzata come immagine promozionale de La grande bellezza, il film premio Oscar di Paolo Sorrentino.

Il titolo della mostra - The body as language - è un tributo a Lea Vergine, la prima studiosa italiana che riconobbe alla body art la giusta considerazione storica e critica. L'esposizione è visitabile gratuitamente su appuntamento; per informazioni telefonare al numero 347 5432014.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 17/01/2021 alle ore 00:51.

Potrebbe interessarti anche: Enzo Mari: Falce e Martello, la mostra, fino al 31 gennaio 2021 , Prima, donna: Margaret Bourke-White, mostra fotografica, fino al 14 febbraio 2021 , Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist, mostra, fino al 18 aprile 2021 , Frida Kahlo: il caos dentro, mostra, fino al 28 marzo 2021

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.