Quentin Crisp. La Speranza è Nuda - Milano

Quentin Crisp. La Speranza è Nuda

17/09/2020

Da martedì 27 aprile a domenica 9 maggio 2021

Ore 19:30, 15:30

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Dal 27 aprile al 9 maggio 2021 al Teatro Elfo Puccini di Milano (sala Bausch) va in scena in prima nazionale lo spettacolo Quentin Crisp. La Speranza è Nuda di Mark Farrelly (traduzione di Matteo Colombo), interpretato da Luca Toracca e con la regia di Ferdinando Bruni.

Milano - La vita di Quentin Crisp, icona gay nel mondo anglosassone, comincia con una difficile giovinezza in cui per vivere si deve prostituire o, ben che vada, posare nudo nelle scuole d’arte. Deriso continuamente per il suo essere effeminato, Crisp viene ripetutamente molestato dalla polizia, insultato o, peggio ancora, picchiato. Proprio per difendersi da questa dolorosa situazione si costruisce nel corso degli anni una corazza fatta di intelligenza e di irresistibile distacco ironico. Come lui stesso ammette, non ha nessun talento se non quello di essere se stesso, ma la sua personalità e il suo acume sono più che sufficienti a renderlo ben presto noto anche al di fuori della cerchia ristretta dei locali gay.

Milano - Alla repressione e alle aggressioni reagisce con le sue mises fiammeggianti, i suoi trucchi, le sue clamorose pettinature: tutto il mondo deve sapere che è omosessuale, anche se a qualcuno che gli chiede se la sua è una omosessualità praticata risponde: «Che bisogno c’è? Sono già perfetto così». Quentin Crisp diventa famoso presso il grande pubblico grazie alla brillante interpretazione che di lui dà John Hurt nel 1975 in un film per la televisione. «Come Quentin Crisp è molto più credibile lui di me» è il suo commento.

Nel 1991 interpreta il ruolo della Regina Elisabetta I nel film Orlando di Sally Potter e incuriosisce un pubblico ancora più vasto. In tarda età emigra negli Stati Uniti, dove diventa un mito rispettato per il suo coraggio, la sua onestà e il suo acume, che sfoggia in serate e monologhi che a un pubblico italiano potrebbero ricordare gli indimenticabili bis di Paolo Poli. Vive in povertà a Manhattan in un monolocale povero e cadente e muore all’età di 91 anni. A chi gli chiede a cosa attribuisce la sua longevità risponde: «sfortuna».

Questo monologo in due parti attinge a piene mani da un repertorio di aforismi e paradossi degni di Oscar Wilde. Nella prima parte racconta gli anni difficili di Londra, nella seconda parte riproduce uno degli irresistibili one-man-show in cui Crisp si esibiva a New York.

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