Nests in Milan, mostra di Tadashi Kawamata - Milano

Nests in Milan, mostra di Tadashi Kawamata - Building - Milano

12/02/2020

Sabato 18 luglio 2020

Tadashi Kawamata, Gandamaison, 2009 (Versailles, Francia) © Laetitia Tura, La Maréchalerie. Courtesy the artist Tadashi Kawamata and Kamel Mennour, Par

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Dal 14 aprile al 18 luglio 2020 a Milano è allestita la mostra dedicata all’artista giapponese Tadashi Kawamata dal titolo Nests in Milan, a cura di Antonella Soldaini. Si tratta di quattro interventi sia negli spazi interni e sulla facciata di Building (via Monte di Pietà 23), sia in quelli esterni di altri edifici posti nelle sue vicinanze: Grand Hotel et de Milan (via Monte di Pietà 24), Centro Congressi Fondazione Cariplo (via Monte di Pietà 10) e Cortile della Magnolia, Palazzo di Brera (via Brera 28).

Milano - Kawamata si afferma molto giovane sullascena artistica giapponese einternazionale. A 28 anni, dopo essersi laureato all'Università di Belle Arti di Tokyo, viene invitato al padiglione giapponese della Biennale di Venezia del 1982. Da allora partecipa alla realizzazione di progetti site specific in tutto il mondo. La sua opera, realizzata principalmente con l’uso del legno, implica una riflessione sul contesto sociale e le relazioni umane. Le sfide urbanistiche sono all’origine del suo lavoro. I cantieri in costruzione o quelli in demolizione, le aree non edificate che restano nello spazio urbano sono al centro dell’interesse di Kawamata che, nella realizzazionedei suoi progetti, utilizza imateriali presentisul sito riciclandoli. Così a Kassel, nel 1987, in occasione di Documenta VIII, l’artista restituisce all'attenzione degli abitanti una chiesa in rovina, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale e trascurata nella ricostruzione della città.

Milano - Oltrepassando i limiti dei luoghi chiusi e delimitati, gli interventi che Kawamata ha ideato appositamente per Milano, mirano non tanto a coinvolgere un singolo edificio ma ad allargare la sua area di intervento in modo da inglobare una porzione del tessuto urbano della città. Si tratta in questo caso di stabili che, nell’ambito della storia di Milano, racchiudono un particolare valore civile e culturale e che attraverso le installazioni di Kawamata vengono posti a un delicato e nello stesso tempo spettacolare processo di trasformazione. Appropriandosi delle facciate o degli spazi interni o dei balconi o dei tetti, tramite una serie di costruzioni ottenute con l’intreccio di assi di legno che vanno a formare un’inestricabile griglia, ad un tempo leggera ma dalla solida struttura, Kawamata conduce il pubblico a una diversa lettura e interpretazione del loro aspetto e significato.

Ad accomunare tutti i quattro interventi sarà la scelta di un unico tema, quello del nido, soggetto ricorrente delle diverse installazioni. Un tema dal forte carattere simbolico che Kawamata ha cominciato ad indagare a partire dal 1998 quando le sue costruzioni lignee, che spesso in passato avevano forme astratte, si sono visualmente avvicinate a raffigurare dapprincipio una baracca e a seguire un nido. Installato nei punti più disparati: sul palo della luce a Bonn (2007), sulla facciata del Centre Georges Pompidou a Parigi (2010) e sulla facciata di Palazzo Strozzi a Firenze (2013), questa figura, la cui funzione primaria è di fornire un rifugio per i volatili appena nati, rimanda alla necessità universale di costruire, sia nel mondo animale che in quello umano, un luogo in cui trovare riparo. Tale struttura veicola una sensazione positiva e rassicurante, che si rafforza nel momento in cui la sua forma, assemblata con elementi naturali come il legno, è messa a confronto con la ben più complessa costruzione architettonica su cui viene posta e risultato di una serie di sovrapposizioni sociali e culturali.

Le forme dei nidi di Kawamata riportano ai valori e alle necessità primarie; spingono a riconfigurare mentalmente lo scenario architettonico che ci circonda e a ripensare il nostro rapporto con lo spazio che quotidianamente viviamo. Privati di ogni sovrastruttura ideologica e ridotti al loro significato essenziale, senza per questo diventare esperimenti sociologici, i nidi di Kawamata, a metà tra l’apparire il frutto di un casuale assemblaggio e l’essere il risultato di una preordinata costruzione, rimangono in realtà fortemente legati al linguaggio artistico. Il loro aspetto è elegante e delicato e rimanda ad una sofisticata concettualità, le cui origini sono da individuarsi nella visione di una realtà in continuo movimento, transitoria, fluttuante e soggetta al passare del tempo. Un modo di concepire la vita che ha la sua fonte primaria nella cultura giapponese di cui Kawamata rappresenta una delle figure più interessanti.

Non è un caso che quasi sempre le opere dell’artista (e così anche a Milano), una volta finita la mostra, vengono smontate e gli elementi del legno con cui sono state costruite utilizzati per un diverso scopo. In questa ottica è il tempo, inteso come indicatore della grandezza o del declino di un monumento o di un sito, l'elemento chiave nella sua attività. Gli interventi di Kawamata creano dei ponti tra il passato e il presente rivelando la componente affettiva e invisibile delle cose, ma anche la loro realtà materiale. La condivisione del lavoro con assistenti, studenti, artigiani, volontari e cittadini comuni, nelle varie fasi costruttive dell’opera e la riflessione sulla vita comunitaria che anima e fonda ogni progetto, favoriscono il risveglio di questa memoria.

La mostra Nests in Milan di Tadashi Kawamata inaugura martedì 14 aprile alle ore 18.00 ed è allestita fino a sabato 18 luglio 2020. Per ulteriori informazioni contattare Building telefonando al numero 02 89094995.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 03/12/2020 alle ore 23:12.

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