La Signora col Cagnolino, di Anton Cechov - Milano

La Signora col Cagnolino, di Anton Cechov

20/09/2019

Da venerdì 6 marzo a domenica 8 marzo 2020

Ore 20:30, 20:00, 19:00

© linguaggicreativi.it

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Milano - «Si diceva che sul lungomare fosse comparso un nuovo personaggio: la signora col cagnolino». Inizia così il più celebre e fortunato racconto di Anton Cechov, scritto nel 1898, prima dell’ultima grande stagione teatrale di Zio VanjaTre sorelleIl giardino dei ciliegiDa venerdì 6 a domenica 8 marzo 2020 il Teatro Linguaggicreativi di Milano presenta proprio La signora col cagnolino di Anton Cechov, con Sara Donzellie la regia Giorgio Zorcù.

Milano - Nella sua apparente pacatezza La signora col cagnolino è un vulcano in fermento: i temi si rivelano per azioni e luoghi quotidiani che fanno riverberare segni universali; la parola poetica crea un mondo riflesso che scolpisce e dà vita a personaggi, situazioni, volti, emozioni e li proietta in una profondità lontana.

Milano - Lo spettacolo è un monologo al femminile: Sara Donzelli interpreta Anna Sergéevna che anni dopo rievoca e rivive la vicenda che le ha rivoluzionato la vita. In scena si passa dalla distanza narrativa della terza persona all’immediatezza bruciante del qui ed ora, all’immedesimazione in prima persona; dall’orizzontalità dei micro atti concreti del quotidiano alla verticalità delle connessioni metafisiche.

Come nel silenzio incantato di Oreanda, località vicina a Yalta, sulla panchina sopra al mare che Anna e Gùrov raggiungono in carrozza all’alba, dopo la loro prima notte d’amore. L’uomo e la donna assistono e ascoltano il mistero eterno del moto delle onde, sotto di loro; l’animo si placa, il tempo si ferma, e non c’è bisogno di parole: tutto è chiaro, e tutto è velato. Quando ritroveranno la parola sarà per dire che «è ora di tornare».

Scampoli, attimi dell’esistenza: i primi avvistamenti in lontananza, lei sul lungomare lui seduto al Caffè Vernet che si mandano segnali come due radar nel cosmo; il corteggiamento che ha il suo apice all’arrivo del piroscafo sul molo, col suono delle sirene in mezzo alla folla festosa; l’addio alla stazione dei treni come in un film di Ozu; la ripresa della routine di Mosca che rivela a lui in modo insopportabile e definitivo l’insipienza di quella vita, paragonata a quella più segreta dell’amore; l’inseguimento per scale e corridoi nel teatro della città di lei, fino all’anfratto buio dove di nuovo stringersi in un abbraccio, occhi umidi e parole tenere che suggellano il ritrovamento.

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