Quando il Giappone scoprì l’Italia: storie d’incontri, mostra: Progetto Oriente Mudec - Milano

Quando il Giappone scoprì l’Italia: storie d’incontri, mostra - Mudec - Museo delle Culture - Milano

Progetto Oriente Mudec

23/07/2019

Fino a domenica 2 febbraio 2020

Ritratto di Hasekura Tsunenaga, attribuito a Ahita Ricci (1560-1635), 1615 ca.© Proprietà privata della famiglia Cavazza Isolani, Bologna

Milano - Il Mudec - Museo delle Culture di Milano presenta per l’autunno 2019 il progetto Oriente Mudec, che coinvolge tutti gli spazi espositivi del museo raccontando da diversi punti di vista - artistico, storico ed etnografico - i reciproci scambi tra Giappone ed Europa (soprattutto Italia e Francia) attraverso il tempo e l’incontro culturale tra i due mondi.

Milano - Il progetto si articola in due mostre, aperte al pubblico dal primo ottobre 2019 al 2 febbraio 2020: Quando il Giappone scoprì l’Italia: storie d’incontri (1585-1890) e Impressioni d’Oriente: arte e collezionismo tra Europa e Giappone, affiancate da un ricco palinsesto di iniziative ispirato a tutte le sfaccettature della cultura giapponese.

Milano - Il progetto Oriente Mudec nasce e prende corpo dall’identità culturale del Museo delle Culture di Milano, che nel suo dna ha da sempre un approccio fortemente legato alla ricerca, oltreché alla divulgazione. In particolare, il Mudec si trova in una posizione unica per la ricerca sul giapponismo e su come esso divenne un modello per i nascenti movimenti artistici modernisti in Europa, esercitando un forte fascino tra i letterati e la pittura accademica ufficiale.

La mostra Quando il Giappone scoprì l’Italia: storie d’incontri (1585-1890) è un rinnovamento totale dell’esposizione permanente del museo Oggetti d’incontro per indagare e illustrare i primi rapporti storici tra l’Italia e il paese del Sol Levante in due sezioni principali: Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585-1615 e Un museo giapponese in Lombardia: la collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua.

La prima sezione indaga la curiosità occidentale verso il Giappone che in un primo momento si manifestò attraverso il tentativo di tracciare mappe di quella terra. Gli inizi della mutua conoscenza si fanno risalire alla mediazione dei missionari Gesuiti, i cui viaggi e la cui opera di evangelizzazione del Cipango (nome antico per Giappone chiamato così da Marco Polo nel suo Milione) ebbero un rilevante impatto sulla società nipponica del XVI secolo.

Ma è soprattutto il passaggio in Italia di quattro giovanissimi principi giapponesi originari dell’isola giapponese del Kyushu - passati per molte località della penisola italiana e sempre accolti con grande entusiasmo - a dar forma a un’immagine più concreta e realistica del Giappone e dei nipponici, fuori da ambienti ecclesiastici. La prima sezione della mostra ripercorre l’episodio fondante di questo contatto, nel 1585. Il capo di questa delegazione giapponese, Ito Mancio, è probabilmente ritratto da Domenico Tintoretto in un dipinto che esposto al Mudec per la prima volta in Italia e in Europa. Il percorso di questa prima sezione prosegue poi focalizzando l’attenzione sulla seconda ambasceria giapponese in Italia, quella del 1615, che, pur non arrivando a Milano, costituisce un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi dal 1639 e l’adozione della politica di isolamento (sakoku), in vigore fino al 1853.

Nel periodo intercorso tra le due ambasciate, i rapporti tra le autorità giapponesi e le missioni cattoliche si deteriorarono dando luogo a vere e proprie persecuzioni dei cristiani del Giappone. Nonostante le frizioni in questo contesto di contatti poco frequenti tra le due culture, anche le raccolte nobiliari e degli intellettuali europee cominciano a popolarsi di oggetti provenienti dalla Cina o dal Giappone, o di produzione europea con decori di ispirazione orientale.

La seconda sezione, Un Museo giapponese in Lombardia: la collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua, si concentra sul momento della riapertura del Giappone ai contatti con il mondo nella seconda parte del diciannovesimo secolo. Un numero crescente di oggetti affluisce verso città quali Milano, anche come conseguenza delle forti relazioni che i commercianti lombardi della seta hanno con l'Asia. La conseguenza di questo crescente interesse e dell'arrivo di grandi quantità di oggetti si riflette in musei privati di arte giapponese che vengono visitati assiduamente dagli intellettuali dell'epoca oltre che in esposizioni pubbliche organizzate sotto forma di mostre d'arte industriale.

Uno dei protagonisti assoluti di questa seconda fase collezionistica è il conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e il suo favoloso Museo Giapponese allestito negli anni ’70 dell’Ottocento presso la sua casa sul lago di Como a Moltrasio, dove raccolse ed espose, per il godimento proprio e dei suoi colti ospiti, lacche, porcellane, bronzi, tessuti e una splendida collezione di armi da parata, poi acquistati dal Comune di Milano nel 1898-99 e ora appartenenti al Mudec. Questa sezione della mostra intende inquadrare nel contesto culturale, artistico e commerciale di fine Ottocento, l’importanza dei manufatti che compongono questa collezione.

La mostra è visitabile a ingresso gratuito nei seguenti orari di apertura: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30. Per ulteriori informazioni contattare lo 02 54917 (dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00) o scrivere all'indirizzo email del Mudec.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 17/11/2019 alle ore 01:57.

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