Dall’argilla all’algoritmo: arte e tecnologia dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli - Milano

Dall’argilla all’algoritmo: arte e tecnologia dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli - Gallerie d'Italia - Piazza Scala - Milano

24/05/2019

Fino a domenica 8 settembre 2019

© Cécile B. Evans

TERMINATO

Milano - Dal 31 maggio all'8 settembre 2019 le Gallerie d'Italia di piazza Scala a Milano ospitano la mostra Dall’argilla all’algoritmo: arte e tecnologia dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Milano - L'esposizione, che indaga la relazione tra tecnologia, soggettività umana e arte, apre i battenti con un'inaugurazione a ingresso gratuito giovedì 30 maggio dalle 19.30 alle 21.30, ed è aperta al pubblico fino a domenica 8 settembre (con biglietti d'ingresso alle Gallerie d'Italia a 10 euro validi per le mostre e la collezione permanente delle Gallerie d'Italia; biglietto ridotto 5-8 euro; ingresso gratuito ogni prima domenica del mese) nei seguenti orari: dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30 (giovedì orario prolungato fino alle 22.30; lunedì chiuso; ultimo ingresso sempre un'ora prima dell'orario di chiusura).

Milano - Per tecnologia (da téchne, arte, abilità, mestiere, e logos, parola, discorso, ragione) si intende l’insieme dei saperi attraverso i quali la scienza si applica a creare strumenti utili alla società, quali utensili, macchine, apparecchi per trasportare, comunicare, o di uso bellico: dalla prima pietra utilizzata dall’uomo, all’uso del fuoco, del ferro, alla scoperta della terracotta, alla ruota, allo specchio, alla carta e stampa, all’elettricità, al telefono, a Internet, fino all’applicazione congiunta di genetica, nanotecnologie, digitale, robotica e intelligenza artificiale.

Dagli albori dell’umanità, gli avanzamenti tecnologici modificano l’esperienza della realtà, inducendo cambiamenti nelle relazioni sociali, nell’immaginario collettivo e individuale, trasformando le possibili forme di creatività artistica. Il tema è di particolare pregnanza nel momento attuale, nel contesto della società 4.0 e, nell’avvenire, 5.0, nella quale l’innovazione digitale ci pone in costante relazione con inedite esperienze di robotizzazione e intelligenza artificiale.

A partire dall’ottica del presente la mostra - curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli - propone un percorso basato su dialoghi inediti e intenzionalmente non-cronologico: si spazia da antichi vasi greci a opere di artisti contemporanei internazionali, approfondendo i modi in cui artisti di epoche diverse si sono relazionati con la tecnologia, il suo fascino, le sue utopie oppure i suoi demoni, anticipando o riflettendo radicali cambiamenti sociali e culturali. Le opere sono state selezionate dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e da quelle del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Il percorso espositivo prende ideale avvio dalla ceramica greca, dove è evidente la collaborazione tra il sapere del vasaio e quello del pittore: l’Hydria attica a figure rosse (470-460 a.C.) del Pittore di Leningrado descrive mirabilmente pittori ceramici al lavoro nell’atto di essere incoronati da Atena, dea della techné, e da due Vittorie alate.

Nell’ambito della pittura europea, a partire dalla metà del XV secolo, numerosi sono gli esempi di rappresentazioni legate alle tecnologie via via sviluppate nella produzione di oggetti d’uso comune, quali utensili, stoviglie, specchi, includendo anche le conoscenze applicate in ambito architettonico. Alcuni esempi in mostra si trovano nelle opere Cena di Emmaus (c. 1590) di Leandro Bassano, dove una grande parte della rappresentazione è dedicata a una descrizione minuziosa della cucina, e nella Costruzione del tempio di Gerusalemme da parte del re Salomone (c.1754) di Francesco De Mura, in cui emerge l’attenzione per le tecniche edilizie diffuse all’epoca del pittore.

Proseguendo sul sentiero della storia, se gli inizi del Novecento sono caratterizzati da un diffuso entusiasmo per la macchina, come ad esempio in Giacomo Balla e Umberto Boccioni - presenti in mostra con i dipinti Ricerca astratta e Officine a Porta Romana - i decenni successivi vedono delinearsi personalità artistiche che riflettono amaramente sul senso di annichilimento dell’umano trasformato in macchina-manichino, come nel caso della pittura metafisica di Giorgio de Chirico.

L’ottimismo postbellico per la conquista di nuove dimensioni in ambito fisico e immaginario - come testimonia l’Ambiente Spaziale, 1967 (ricostruzione 1981) di Lucio Fontana si evince dallo spazialismo e dall’arte cinetica e programmata in cui l’elettricità e il movimento generano l’opera d’arte, come evidenziano le opere di esponenti del Gruppo T, dell’Arte Programmata e dell’Arte Cinetica tra i quali Gianni Colombo, Enzo Mari e Bruno Munari.

D’altro canto, gli artisti dell’Arte povera propongono l’annullamento della distinzione tra energia naturale e artificiale come visibile nella sequenza di Fibonacci al neon presente nell’opera Senza titolo (Una somma reale è una somma di gente) (1972) di Mario Merz e nel motore e nella struttura ghiacciante in Senza titolo (Omaggio a Fontana) (1989) di Pierpaolo Calzolari. Dalla fine degli anni Settanta la diffusione di tecnologie elettroniche a basso costo permette agli artisti di impiegare video e film; l’intento è quello di immergere i visitatori in opere che riflettono su un mondo sempre più determinato dall’immagine, in cui la relazione che si sviluppa tra l’occhio elettronico e l’occhio umano diviene imprescindibile.

Nei decenni seguenti, la rivoluzione digitale, lo sviluppo della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale, portano alla comparsa di ulteriori linguaggi artistici, attraverso i quali gli artisti veicolano molteplici interpretazioni del mondo. Dalla consapevolezza critica, al pessimismo, alla profetica anticipazione di scenari futuri utili alla società, gli artisti delle ultime generazioni riflettono sulle implicazioni relative a un possibile soggetto transumano, frutto di un’evoluzione autodiretta guidata dall’intelligenza umana e non solo dalla selezione naturale. Con opere di artisti quali Dan Graham e Janet Cardiff, il percorso arriva alle voci che appartengono alle ultime generazioni artistiche.

Intenzionalmente creata con la sperimentazione di tecniche digitali al tempo stesso povere ed estremamente avanzate, la video installazione Hisser (2015) di Ed Atkins pone gli spettatori di fronte a un malinconico soggetto, inquietante esempio della solitudine esistenziale che l’interconnessione digitale può causare. In What the Heart Wants (2016) l’artista Cécile B. Evans si chiede cosa potrebbe significare essere umani in un mondo futuro, completamente digitalizzato e nel quale reale e virtuale coincidono. Opere di altri artisti quali Grazia Toderi, Hito Steyerl, Roberto Cuoghi, Cally Spooner articolano ulteriormente il percorso espositivo, mostrando i molteplici punti di vista degli artisti contemporanei rispetto alle nuove tecnologie e ai loro impatti sull’essere umano.

Per ulteriori informazioni, telefonare al numero verde 800 167619 o contattare le Gallerie d'Italia via email.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 15/10/2019 alle ore 13:53.

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