An American in the 21st Century, mosta di Martha Rosler - Milano

An American in the 21st Century, mosta di Martha Rosler - Galleria Raffaella Cortese - Milano

02/05/2019

Fino a sabato 7 settembre 2019

Martha Rosler, still video da A Simple Case for Torture, or How to Sleep at Night, 1983

TERMINATO

Milano - Attenzione: la mostra di Martha Rosler è stata estesa fino al sabato 7 settembre. La galelria Raffaella Cortese sarà chiusa dal 10 al 26 agosto.


Milano - Dal 7 maggio al 27 luglio 2019 la Galleria Raffaella Cortese di Milano ospita la mostra An American in the 21st Century, personale di Martha Rosler.

Milano - La mostra raccoglie tre lavori chiave dell’artista, tra video, fotomontaggio e scultura, in un dialogo che riflette il suo impegno persistente con la teoria (critica, politica), il criticismo, la parola scritta. Al centro della mostra è l’interesse per le più insidiose operazioni di autoritarismo, per la manifestazione di tendenze proto-fasciste e per le pratiche dell’attuale clima politico. In via Stradella 7, l’installazione Reading Hannah Arendt (Politically, for an American in the 21st Century), concepita nel 2006, sottolinea la rilevanza degli scritti della filosofa politica sul totalitarismo, la censura e sulla cultura della paura. Arendt, una rifugiata dalla Germania nazista, fuggì negli Stati Uniti dove divenne un’intellettuale riconosciuta e dove continuò a scrivere e pubblicare sia in inglese sia in tedesco. Passaggi dagli scritti di Arendt sono stampati in inglese e nelle sue stesse versioni in tedesco su pannelli translucidi, appesi al soffitto, che invitano i visitatori a incontrare queste selezioni a distanza, in modo ravvicinato o osservandone le sovrapposizioni. Molti degli estratti sono presi dal saggio di Arendt Le Origini del Totalitarismo (1951), insieme ad altri testi, e offrono una feroce analisi delle radici e dell’importazione storica di regimi totalitari del XX secolo. I testi selezionati da Rosler rilevano le caratteristiche salienti di queste tendenze politiche e si rivolgono a ogni americano nel 21esimo secolo. Il ruolo di cittadini ordinari, al contempo attori passivi e attivi di questi scenari globali, sono fondamentali per i temi politici di Arendt, così come lo sono per le riflessioni di Rosler su questi. Lungo i bordi inferiori dei pannelli Rosler include commenti su ogni selezione, traducendo Arendt nuovamente nella propria poetica, mentre si rivolge a – e letteralmente, attraverso – le sue parole in una riflessione sulla contemporaneità.

Proiettato in via Stradella 4, il lungometraggio A Simple Case for Torture, or How to Sleep at Night (1983) è un’accusa al supporto del governo nord-americano a regimi che praticano la tortura ed è una manipolazione sardonica del titolo di un agghiacciante articolo del filosofo americano Michael Levin del 1982, The Case for Torture. Pubblicato su Newsweek, il saggio argomenta sfacciatamente la necessità morale dell’uso della tortura in un mondo assediato da minacce terroristiche, facendo leva sul fatto che ci sono situazioni in cui la tortura non è meramente permissibile, ma [è] moralmente obbligatoria. L’articolo fu scritto in un momento in cui la tortura era largamente e vigorosamente riconosciuta come illegale e immorale, un segno irriducibile di barbarismo. Il video di Rosler segue la tesi di Levin attraverso le sue implicazioni totalitarie, citando resoconti su squadroni della morte in America Latina che mantennero il potere di governi autoritari con straordinaria brutalità. L’opera prende atto di come il governo degli Stati Uniti abbia supportato apertamente simili governi e ne abbia assistiti segretamente degli altri, pur reclamando il supporto alla libertà e l’opposizione al terrorismo globale. Il film si concentra in particolare sulla stampa americana e sul suo ruolo di agente di disinformazione per conto dello stato e dei suoi obiettivi. Tra I suoi strumenti, l’uso del linguaggio, la copertura selettiva e l’implicita legittimazione di un punto di vista che tenta di affermare una giustificazione per la tortura e la dominazione. Rosler accenna alle proprie considerazioni sulle implicazioni etiche della tortura in un incrocio impressionistico di segmenti visuali e audio, tratti da reportage radio, fumetti, articoli di quotidiani e riviste, pubblicità televisiva e servizi speciali. Questo tornado d’informazioni attraversa lo schermo a una velocità concitata – troppo rapido perché venga letto o assorbito, mentre sostituisce immagini di tortura corporea che non appaiono mai, se non nelle parole e negli scenari storici. Occasionalmente, questo assalto di dati è interrotto da vedute del profilo di Manhattan e dei suoi ponti, oppure da scorci di Rosler stessa: in uno specchio, in una macchina parcheggiata, di fronte a pile di libri su temi politici o mentre maneggia giocattoli da scenari di guerra. Attraverso la giustapposizione di reportage, slogan sovraimposti, immagini pubblicitarie, ritagli di giornali e copioni letti da persone ordinarie, insieme ad estratti di filosofi come Foucault e Adorno (le parole di quest’ultimo si sostituiscono a quelle pronunciate da un giornalista televisivo), Rosler offre una riflessione sulla parola scritta, sui suoi scrittori e lettori, i quali devono trovare la propria via attraverso le sfaccettate narrative del potere e dell’autorità dello stato.

La serie di fotomontaggi Off the Shelf (2008, 2018) riporta infine in via Stradella 1 alle sue origini di libreria milanese. Iniziata nel 2008, ed espansa dieci anni dopo, la serie include una selezione di copertine e dorsi di libro scansionati che ricoprono una diversità di categorie, come War and Empire (2008) o Art, Education, Activism (2018). Per creare questi fotomontaggi digitali, Rosler organizza tematicamente i volumi che provengono dalla sua biblioteca che ne contiene 9000, permettendo sottili dialoghi visuali e verbali che emergono attraverso la giustapposizione e la ripetizione. Gli sfondi, dei gradienti di colori senza prospettiva – un comune espediente del design digitale – ricordano che libri e testi circolano sempre di più in forma digitale, una manifestazione tecnologica delle modalità in cui, da sempre, trascendono la propria esistenza materica di oggetti. Questi lavori non sono reading list, ma punti d’ingresso in certe aree d’interesse e preoccupazione. Oggetti, sia reali sia digitali, fungono da commentari e indici che servono una fondamentale funzione, l’educazione, ordinando la complessità del mondo e del modo in cui lo concepiamo.

L'inaugurazione è in programma lunedì 6 maggio dalle 18.00 alle 19.30. La mostra è poi visitabile fino a sabato 27 luglio 2019 in orario 10.00-13.00 e 15.00-19.30, dal martedì al sabato (oppure su appuntamento); per info 02 2043555.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 16/10/2019 alle ore 06:44.

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