Visible Invisible, mostra di Liu Bolin - Mudec - Museo delle Culture - Milano

Mudec Photo

17/04/2019

Fino a domenica 15 settembre 2019

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Liu Bolin, Teatro alla Scala n° 1, Milano, 2010© Courtesy: Boxart, Verona

TERMINATO

Milano - Dal 15 maggio al 15 settembre 2019 lo spazio Mudec Photo del Mudec - Museo delle Culture di Milano ospita la mostra Liu Bolin. Visible Invisible, dedicata al performer cinese Liu Bolin (Shandong, 1973), conosciuto dal grande pubblico per le sue performance mimetiche in cui, grazie a un accurato body painting, il suo corpo risulta pienamente integrato con lo sfondo.

Milano - Luoghi emblematici, problematiche sociali, identità culturali note e segrete: Liu Bolin fa sua la poetica del nascondersi per diventare cosa tra le cose, per denunciare che tutti i luoghi, tutti gli oggetti, anche i più piccoli, hanno un’anima che li caratterizza e in cui mimetizzarsi, svanire, identificarsi nel tutto: una filosofia figlia dell’Oriente, ma che ha conquistato il mondo intero, soprattutto quello occidentale.

Milano - Contraddizioni tra passato e presente, tra il potere esercitato e quello subito: è la lettura opposta e complementare della natura delle cose, documentata dalle immagini di Liu Bolin. Denuncia? Riflessione critica? Contestazione politica e sociale? Le fotografie di Liu Bolin hanno diversi livelli di lettura, oltre l’immediatezza espressiva. Dietro lo scatto fotografico che si conclude in un momento c’è lo studio, l’installazione, la pittura, la performance dell’artista: un processo di realizzazione che dura anche giorni, a dimostrazione di come un’immagine fotografica artistica non sia mai frutto di un caso, ma la sintesi di un processo creativo spesso complesso, che rivela la coscienza dell’artista e la sua intima conoscenza della realtà in tutta la sua complessità.

La mostra al Mudec, a cura di Beatrice Benedetti, ospita circa 50 opere dell’artista, tra cui un inedito della Pietà Rondanini scattato al Castello Sforzesco di Milano e la fotografia della Sala di Caravaggio - mai esposta prima - realizzata nel 2019 alla Galleria Borghese di Roma, oltre all’immagine guida dell'intera esposizione, scattata al Mudec tra i reperti della collezione permanente del museo un mese prima dell'apertura della mostra.

Attraverso le sue opere Liu Bolin cerca di sviscerare le contraddizioni dell’uomo contemporaneo e di indagare nel profondo il rapporto tra la civiltà creata dall’uomo e l’uomo stesso. Il primo impulso trasposto nelle fotografie di Liu Bolin è stato la ribellione nei confronti delle autorità, che nel 2005 stavano demolendo il suo studio nel Suojia Arts Camp per far spazio al progresso e al nuovo che avanza, distruggendo però tutto il mondo alle spalle dell’artista, e quindi anche la tradizione e l’identità di un popolo. Nasce la serie Hiding in the city, esposta in mostra.

Liu Bolin prosegue nella ricerca sulla sua vita e sui punti in comune con le vite degli altri, i temi sociali che racchiudono i luoghi da lui visitati e l’impatto del proprio messaggio artistico sulla società. Individuare lo spazio giusto diventa dunque fondamentale per comunicare il messaggio: è il caso della serie Hiding in the rest of the world, e soprattutto Hiding in Italy (2008-2019) dove all’importanza del luogo si aggiunge l’attenzione al confronto tra la visione della cultura orientale e quella occidentale, dove Cina e Italia rappresentano per l’artista le due culle della cultura rispettivamente asiatica ed europea, a cui si unisce il particolare amore e rispetto per il Bel Paese e l’attenzione che in generale l’Occidente presta alla conservazione della cultura.

In mostra anche le fotografie del ciclo Shelves, scaffali: di fronte a lunghe distese di scaffali di supermercati, colmi di beni di largo consumo, luoghi banali e tipici della nostra quotidianità, Liu Bolin scompare tra scatolame e verdure, evocando un’immagine forte, ossessiva e totalizzante, come lo è il nostro bisogno consumistico in cui prodotto e consumatore finiscono per identificarsi e annullarsi.

Tra le fotografie più celebri, anche il ciclo Migrants - tema particolarmente caro al Mudec - dove Liu Bolin ha coinvolto altri performers, ovvero dei rifugiati ospiti di alcuni centri d’accoglienza in Sicilia. In questo caso, l’identificazione con lo sfondo lascia il posto alla spersonalizzazione dell’io e di un popolo, che non ha più volto se non quello della disperazione umana e della denuncia sociale. In mostra infine anche gli abiti dipinti usati per la realizzazione degli scatti e video documentali.

Visible Invisible è una mostra pensata ad hoc per gli spazi espositivi del Mudec, prodotta e promossa dal Comune di Milano-Cultura, Mudec e 24 Ore Cultura - Gruppo 24 Ore, in collaborazione con Boxart Gallery, a cura di Beatrice Benedetti. I biglietti di ingresso costano 10 euro (ridotto 8 euro). Questi gli orari di apertura: lunedì 14.30-19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 09.30-19.30; giovedì e sabato 09.30-22.30. Per info, 02 54917.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 18/09/2019 alle ore 01:07.

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