Cartier‑Bresson e la sua Cina al Mudec di Milano: info, orari e biglietti per visitare la mostra

Cartier‑Bresson e la sua Cina al Mudec di Milano: info, orari e biglietti per visitare la mostra

2022-02-17 17:26:42

Da venerdì 18 febbraio a domenica 3 luglio 2022

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© Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

CalendarioDate, orari e biglietti

Milano - Dal 18 febbraio al 3 luglio 2022 al Mudec - Museo delle Culture di Milano è aperta al pubblico la mostra Cina 1948-49 / 1958 dedicata del fotografo francese Henri Cartier-Bresson. Curata da Michel Frizot e Ying-Lung, la mostra è prodotta da 24 Ore Cultura - Gruppo 24 Ore e promossa dal Comune di Milano - Cultura ed è stata realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson.

All’interno del percorso sono esposte oltre 100 stampe originali insieme anche a documenti, pubblicazioni e riviste dell’epoca provenienti dalla Fondazione. La mostra racconta due momenti fondamentali della storia della Cina: la caduta del Koumintang (1948-1949) e il Grande balzo in avanti di Mao Zedong (1958). Henri Cartier-Bresson immortalò, attraverso numerosi scatti, l’evoluzione e il cambiamento del paese in maniera davvero straordinaria. Il percorso espositivo, attraverso questi capolavori in bianco e nero, si delinea come un vero e proprio racconto muto in cui emerge tutta l’infinita eleganza del fotografo francese.

Henri Cartier-Bresson nacque nel 1908 a Chanteloup, una cittadina nei pressi di Parigi. Figlio dell’alta borghesia francese, prima di dedicarsi alla fotografia si immerse nella pittura, iniziando così i suoi studi con gli artisti surrealisti Jacques-Èmile e Andrè Lhote. Fu la fotografia di Martin Munkacsi a fargli prendere consapevolezza del suo amore per il mondo della fotografia, e come lui stesso dichiaro: «è stata quella foto a dar fuoco alle polveri, a farmi venire voglia di guardare la realtà verso l’obiettivo». Cartier-Bresson comprò la sua prima macchina fotografica, una Kodak Brownie, nel 1932. Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente e, dopo aver maturato esperienza anche nel mondo del cinema, decise di viaggiare per tutto il mondo in paesi come il Messico, gli Stati Uniti, Cuba e l'India. Fu anche il primo fotografo occidentale a poter liberamente fotografare l’Unione Sovietica durante il dopo-guerra.

Nel 1948 la famosa rivista Life commissionò a Henri Cartier-Bresson un reportage sugli ultimi giorni di Pechino prima della sua liberazione. Il fotografo sarebbe dovuto rimanere lì solo due settimane, invece ci restò per dieci lunghi ed intensi mesi. La guerra civile cinese tra il governo nazionalista e quello comunista, iniziata nel 1927, durò fino al 1950. Durante l’ultima fase dello scontro, il Koumintang fu supportato dagli Stati Uniti, mentre il Partito Comunista fu sostenuto dall’Unione Sovietica. Gli Usa fornirono ai nazionalisti milioni di dollari in prestito e l’aiuto nel trasporto aereo delle truppe verso le basi comuniste del nord della Cina e della Manciuria. Le truppe nazionaliste di Chiang Kai-Shel, dopo numerosi tentativi, però, non furono in grado di impedire l’avanazamento dei comunisti nonostante fossero in possesso di un numero superiore di armi e di uomini rispetto ai loro avversari.

Henri Cartier-Bresson soggiornò per molto tempo in Cina e fin dal suo arrivo, che avvenne prima di quello delle truppe di Mao, documentò le varie evoluzioni del paese. Dopo aver immortalato la caduta di Nanchino, retta dai nazionalisti, rimase costretto per 4 mesi a Shanghai, che era, invece, controllata dal Partito Comunista. Lasciò il paese solo pochi giorni prima della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong avvenuta nel 1949. Il racconto fotografico esposto al Mudec narra di quel prima e dopo, e di come al mondo occidentale siano stati nascosti aspetti della propaganda di regime come la sofferenza, lo sfruttamento degli individui e l’onnipresenza delle milizie per le strade.

Dopo il reportage sulla Cina di quegli anni, il fotografo divenne uno dei maggiori nomi nel mondo del fotogiornalismo e del suo rinnovamento. I suoi scatti hanno reso eterni i sentimenti, le gesta e le azioni di quegli uomini, di quelle donne e di quei bambini costretti a subire dolore e precarietà. Il soggiorno forzato in Cina, lo costrinse a studiare la società cinese in tutte le sue declinazioni. Le abitudini, gli usi e i costumi del popolo cinese diventarono l’oggetto di autentiche indagini antropologiche. Egli, in qualunque città andasse, si metteva in contatto con la gente, entrando in quella loro dimensione cruda e potente. Henri Cartier-Bresson odiava essere chiamato maestro, e non sopportava che gli venisse riservato un trattamento speciale. Non voleva farsi fotografare e amava confondersi tra gente, perché solo così entrava in contatto con la verità, e la verità non è un’immagine, ma una storia: «la vita non è fatta di storie che si possono tagliare a fette come una torta di mele… bisogna evocare una situazione, una verità». Ne sono un esempio le fotografie del passante davanti alla Porta Wu Men, nella Città Proibita, e quella del cameriere che siede alla finestra aperta di una taverna, mentre un coolie mangia all’esterno sotto un graticcio, entrambe scattate nel 1948.

La mostra consente inoltre di ammirare anche la serie di fotografie di Henri Cartier-Bresson scattate nel 1958, anno in cui il fotografo compì un viaggio totalmente diverso da quello precedente. Con un guida al suo fianco, attraversò la Cina per visitare luoghi come grandi dighe in costruzione o complessi siderurgici e lo fece per documentare gli esiti della Rivoluzione e dell’industrializzazione forzata delle regioni rurali. Qui il fotografo documentò ancora una volta l’altra faccia della realtà, fatta di sfruttamento del lavoro umano e di controllo militare onnipresente. Anche questi scatti segnarono un momento importante della sua vita poiché le pubblicazioni del reportage diventarono l’immagine della Cina di Mao in occidente fino agli anni ’70.

Cartier-Bresson in mostra al Mudec di Milano: orari e biglietti

La mostra Henri Cartier-Bresson. Cina 1948-49 | 1958 è aperta al pubblico presso lo spazio Mudec Photo del Mudec - Museo delle Culture di Milano (via Tortona 56) dal 18 febbraio 2022 al 3 luglio 2022, nel rispetto delle normative anti Covid-19 vigenti. Questi gli orari di apertura: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato, 9.30-22.30 (ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura). Aperture straordinarie: 17 e 18 aprile 2022 (Pasqua e Pasquetta) 9.30-19.30; 25 aprile 2022 (Anniversario della Liberazione) 9.30-19.30; primo maggio 2022 (Festa dei Lavoratori) 9.30-19.30; 2 giugno 2022 (Festa della Repubblica) 9.30-22.30.

Di seguito i prezzi dei biglietti per visitare la mostra di Henri Cartier-Bresson: intero 12 euro; ridotto 10 euro per ragazzi dai 14 ai 26 anni, over 65, disabili; ridotto 8 euro tutti i martedì per gli studenti universitari muniti di tesserino senza limiti di età (esclusi festivi); ridotto 6 euro per bambini dai 6 ai 13 anni; ingresso gratuito per bambini fino a 5 anni e un accompagnatore per disabili che presentino necessità. Sono inoltri disponibili biglietti famiglia (da 2 a 5 persone) al costo di 10 euro per gli adulti (1 o 2), 6 euro per 1 o 2 bambini da 6 a 13 anni ed ingresso gratuito per eventuale terzo bambino della stessa età (i bambini da 3 a 5 anni entrano sempre gratis). I biglietti open validi fino al 26 giugno 2022 costano 15 euro (ridotto 13 euro), prevendita obbligatoria inclusa. Per ulteriori informazioni 02 54917.

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per Henri Cartier-Bresson: Cina 1948-49 | 1958, mostra

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