Sant'Ambrogio in un nuovo murale: il patrono di Milano supereroe con il volto di un apicoltore lombardo

Sant'Ambrogio in un nuovo murale: il patrono di Milano supereroe con il volto di un apicoltore lombardo

Attualità Milano Venerdì 4 dicembre 2020

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Milano - Uno stop e un respiro. Lo stop dell’uomo e il respiro della Terra. Facile a dirsi: l’uomo si è fermato per mesi, le auto sono rimaste nei garage, gli aerei non hanno volato; e il pianeta ha ringraziato, ha respirato a pieni polmoni, ha immagazzinato energia; e si è ripreso gli spazi, come un Blob virtuoso che è arrivato ovunque. Tra i tanti esseri che rischiavano di scomparire e che si sono ripresi lo spazio, ci sono le api. C’è un uomo che le cura, le ama, le tratta, si chiama Michele Bonfoco e la sua azienda, Apiamo, è nel Parco del Ticino Pavese.

È proprio quello di Michele Bonfoco, che racconta vita all’aria aperta, il viso scelto dal pittore palermitano Igor Scalisi Palminteri per la personificazione di Sant’Ambrogio per un nuovo murale a Milano, che vuole essere nello stesso tempo un omaggio alla città, al lavoro, alla natura; alla città che combatte il Covid, al lavoro dei milanesi, alla natura che sta riprendendo il suo spazio, anche tra edifici, strade e palazzi metropolitani. Dove si trova questo murale? Realizzato nelle giornate di mercoledì 2 e giovedì 3 dicembre 2020, da venerdì 4 è visibile sulla facciata di un palazzo di corso XXII Marzo, a Milano.

Per comprendere il significato dell'opera occorre ricordare la leggenda che lega il santo patrono di Milano alle api. Si narra che il piccolo Ambrogio, durante il sonno, sia stato improvvisamente circondato da uno sciame di api che entrarono nella bocca del piccino che dormiva a bocca aperta senza tuttavia infastidirlo. Il padre, dopo un primo momento di panico, proibì di allontanarle: «se sopravvive, disse, questo bambino avrà un grande futuro». Ambrogio crebbe, divenne governatore, vescovo, scrittore e protettore dei poveri di Milano e della Lombardia. Gli agricoltori però, proprio ricordando questa leggenda, lo celebrano come protettore anche delle api.

Il progetto - ideato e curato da Stefania Morici - è nato con il sostegno del Comune di Milano e dell’Ufficio Arte negli Spazi Pubblici - Direzione Cultura e sotto il patrocinato del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano. L’iniziativa, prodotta da Arteventi, è organizzata in collaborazione con Show Bees ed è patrocinata dalla Fondazione Maimeri; alla realizzazione hanno collaborato Ayr360, Ust Italia, Elyan, Industria Maimeri e Fdr Architetti di Danilo Reale. Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Tearose, un’azienda familiare, fondata da creativi e artigiani, che affonda le proprie radici nel territorio milanese da oltre 25 anni. L’immagine scelta per il murale è un’anticipazione di un progetto pubblico, più ampio e variegato, che prenderà corpo a Milano nei prossimi mesi, dal titolo La Campana di Sant’Ambrogio.

«Sant’Ambrogio diventa uno di noi»,  dice Stefania Morici di Arteventi: «un supereroe del nostro tempo come il medico, l’infermiere, persino il vicino che ti aiuta con la spesa. Il Covid ha unito tutti, ci ha resi amici, fratelli, solidali; tutti parte di un unico movimento collettivo di aiuto alla comunità. Per questo abbiamo pensato Sant’Ambrogio con il volto di un apicoltore lombardo, non solo perché è uno di noi, ma anche per tutto quello che le api rappresentano per il nostro pianeta. La loro estinzione, conseguenza delle azioni umane, metterebbe a rischio tutto l’ecosistema: salvando le api, salveremo il pianeta».

«Questo muro esula da ciò che faccio di solito», spiega il pittore Igor Scalisi Palminteri: «io, uomo di periferia, oggi lavoro nel centro della metropoli, sulla parete di un palazzo elegante, ma mi chiedo cosa sia, oggi, una periferia: può anche essere un luogo centrale in cui si vive ai margini dell’amore, dell’attenzione dovuta agli altri. Qui si ha bisogno di questa edicola votiva, gonfia di una religiosità naturale che ti fa alzare gli occhi quando sei in difficoltà. Sant’Ambrogio e le api diventano così solo un pretesto per raccontare uno spazio sacro. Nell’alveare ogni ape sa quale sia il suo posto; alla base della vita di ognuno di noi c’è un compito da svolgere: quello dell’accoglienza e dell’amore nei confronti degli altri».

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