Coronavirus, cosa cambia con il nuovo decreto? Negozi e ristoranti chiusi anche in Lombardia, aperti alimentari e farmacie - Milano

Coronavirus, cosa cambia con il nuovo decreto? Negozi e ristoranti chiusi anche in Lombardia, aperti alimentari e farmacie

Attualità e tendenze Milano Giovedì 12 marzo 2020

Milano - Poche ore dopo che l'Oms ha dichiarato il Coronavirus pandemia e (anche) in seguito alla richiesta di misure più strette da parte della Regione Lombardia, nella serata di mercoledì 11 marzo è arrivato l'annuncio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che molti stavano aspettando: a partire da giovedì 12 marzo e almeno fino a mercoledì 25 marzo 2020 in tutta Italia - non solo in Lombardia, dunque - le restrizioni per contrastare la diffusione del Coronavirus diventano ancora più stringenti.

Da nord a sud - le nuove direttive riguardano ovviamente anche Milano e la Lombardia - è disposta la chiusura di tutte le attività commerciali a eccezione di farmacie, negozi di alimentari e poco altro. Vediamo nel dettaglio cosa cambia a partire da giovedì 12 marzo.

Le novità del decreto: ecco cosa è chiuso

La novità del decreto firmato mercoledì 11 marzo prevede la chiusura di tutti i negozi (inclusi i centri commerciali) che non siano destinati alla vendita di generi alimentari; chiusi i mercati all'aperto e le attività dedicate ai servizi alla persona (come barbieri ed estetisti), nonché i servizi di ristorazione: bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie restano dunque chiusi al pubblico, pur essendo loro consentito il servizio a domicilio (sono esclusi dalla chiusura forzata gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che si trovano nelle stazioni di servizio in autostrada, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e negli ospedali).

Cosa resta aperto?

Fermo restando che resta sempre valida la regola di restare a casa per non rischiare di infettare o essere infettati. e contribuire così all'ulteriore diffusione del Coronavirus, le uniche attività che, da giovedì 12 a mercoledì 25 marzo, non chiudono i battenti sono quelle di somministrazione di beni di prima necessità: farmacie, parafarmacie, negozi di alimentari, supermercati e ipermercati, minimarket, edicole, tabaccherie, ma anche punti vendita di attrezzature informatiche e per le telecomunicazioni, di elettrodomestici, di articoli per l'illuminazione. Garantiti anche i servizi bancari, finanziari e assicurativi.

Si può uscire di casa?

Questi nuovi provvedimenti fanno seguito alla costituzione di un'unica zona protetta che comprende l'Italia intera: non più zone rosse, arancioni o gialle, dunque, ma l'intero territorio nazionale soggetto a drastiche misure restrittive per un obiettivo comune: quello di non propagare ulteriormente il virus. Per questo l'invito a tutti è sempre quello di azzerare, per quanto possibile, i rapporti interpersonali, non uscire di casa se non strettamente necessario (le aziende sono invitate a promuovere forme di lavoro agile per i propri dipendenti) e, nel caso, evitare gli assembramenti e mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone.

Si può uscire di casa? Questa è la domanda che molti continuano a farsi: uscire si può, ma solo in caso di effettiva necessità. Si è autorizzati a effettuare spostamenti solo per comprovati motivi di salute o di lavoro (strade, autostrade e stazioni ferroviarie sono regolarmente aperte) ed è tassativamente vietato mettersi in viaggio - in Italia o all'estero - per turismo. Per muoversi da casa è comunque sempre obbligatorio avere l'apposito documento di autocertificazione da esibire in caso di controlli: come ha precisato mercoledì 11 marzo il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, l'autocertificazione è obbligatoria non solo per muoversi da una città all'altra, ma anche per l'uscita a piedi dalla propria abitazione.

Chi esce di casa per motivi lavorativi deve essere in possesso di una dichiarazione firmata dal datore di lavoro, mentre in caso di motivi di salute è necessario un certificato medico; sempre in aggiunta alla suddetta autocertificazione. È consentito anche uscire di casa per situazioni di necessità, ma senza allontanarsi troppo dal proprio domicilio: si può andare ovviamente a fare la spesa (negozi di alimentari e supermercati sono aperti e lo saranno anche nelle prossime settimane, ha rassicurato il premier Conte, per cui non è assolutamente necessario correre a comprare scorte esagerate), uscire per una breve passeggiata o per fare sport all'aperto, purché non in gruppo.

Uscire di casa è assolutamente vietato per le persone in quarantena o positive al Coronavirus, e pure per chi presenta difficoltà respiratorie di ogni tipo o ha la febbre sopra i 37,5°. Non è vietato, ma caldamente sconsigliato, muoversi da casa alle persone anziane e comunque con patologie croniche. Ricordiamo che, in caso di sospetti sintomi da Coronavirus, non bisogna andare al Pronto Soccorso, ma telefonare al numero verde regionale attivato per l'occasione, che per la Lombardia è il 800 89 45 45; per la semplice richiesta di informazioni è invece attivo il numero nazionale 1500.

Scuole, teatri, musei: quando riapriranno?

E le scuole quando riapriranno? Quelle, come già decretato lunedì 9 marzo, restano chiuse (almeno) fino a venerdì 3 aprile, così come i cinema. i teatri, le sale da concerto, i musei. Un sacrificio necessario, ha ribadito Conte ringraziando gli italiani per gli sforzi che stanno facendo, il cui risultato sarà visibile tra un paio di settimane: «restiamo distanti oggi, per abbracciarci domani».

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