Cultura Milano Pinacoteca di Brera Martedì 5 giugno 2018

Brera Modern, la Pinacoteca del futuro secondo James Bradburne: l'intervista

James Bradburne

biglietti per la Pinacoteca di Brera sono acquistabili comodamente on line su happyticket.

Milano - È stato il primo (e forse sarà l'unico) a paragonare il museo statale che dirige - la Pinacoteca di Brera - a una Bentley anni Trenta. Difficile da guidare, ma ricca di charme. James Bradburne è dal 2015 il pilota di questa macchina complessa: «siamo circa 120 persone, e lavoriamo tutti insieme come una grande squadra», spiega asciutto, e ti sembra di vederlo mentre percorre ad ampie falcate le Sale Napoleoniche, altissimo ed elegante come solo un britannico può essere, con estro e ironia sorniona.

Potremmo dire che Bradburne ha aperto le finestre della Pinacoteca, ha fatto entrare aria e anche parecchi visitatori. Nel 2017 sono state 364 mila le persone che l'hanno esplorata, il 6% in più dell'anno precedente. «I numeri non dicono nulla della qualità del museo», ha dichiarato qualche settimana fa ad un'agenzia stampa. Per Bradburne la qualità di un museo passa dal tempo che i visitatori scelgono di passarci (per poi tornare una seconda volta): è per questo che il nostro dialogo si apre su un dettaglio che dice molto del personaggio, almeno quanto i suoi panciotti.

Partiamo dagli sgabelli portatili: ho letto che ne ha ordinati 150 per la Pinacoteca. Perché?

«C'è un fenomeno conosciuto da anni che si chiama museum fatigue. Per apprezzare le opere e guardarle più lungo - una cosa che fa parte dello scopo di un museo - abbiamo bisogno di sederci. Gli sgabelli abbinano l’autonomia di scegliere le opere da vedere con la comodità di sedersi a guardarle per tutto il tempo che vogliamo.

In un'intervista rilasciata a Christies ha detto: «Ho paura che ci siano pochissimi musei che davvero abbiano il potere trasformativo di un grande libro o di un grande film». Detto dal direttore di uno dei musei più importanti può suonare come una provocazione.

«In realtà mi riferivo alle mostre, ma posso dire che vale anche per i musei, e sì, è una provocazione. Credo che nei musei spesso non si pensi abbastanza come l’esperienza può essere trasformativa per i nostri visitatori. Dobbiamo imparare - come è scritto nella nostra missione - a mettere il visitatore al centro del nostro lavoro».

A fine giugno il rinnovamento delle sale di Brera sarà ultimato. Come capirà se questo human-centered redesign lungo due anni ha davvero colpito nel segno?

«In realtà, alla fine, il rinnovamento sarà completato in ottobre, e a quel punto potremo valutare l’impatto e continuare a migliorare l’esperienza. Diciamo che c’è tanto da fare per aumentare l’accessibilità del museo, e abbiamo appena cominciato…».

Lei dice spesso che la Pinacoteca è il cuore di Milano. Sa che per molti milanesi quel posto è occupato dal Duomo, ben al di là di questioni religiose. In che modo sta lavorando per ristabilire empatia e trasporto fra il suo museo e chi vive in città?

«Non ho mai detto che la Pinacoteca è il cuore della città, sarebbe eccessivo. Dico invece sempre, citando la nostra missione, che vogliamo rimettere Brera (non soltanto la Pinacoteca) nel cuore della sua città. Il cuore di Milano è grande, e credo che ci sia spazio per il Duomo, la Scala e anche per Brera. Per noi è fondamentale che la Pinacoteca raggiunga lo scopo di essere amata dai milanesi: per questo lavoriamo tutti insieme (tutti i sette istituti di Brera) per fare programmi, aumentare la nostra ospitalità e migliorare l’allestimento del palazzo».

Parliamo di Palazzo Citterio. Cosa può dirci della mostra di inaugurazione Brera ascolta che a novembre battezzerà questo spazio come parte integrante dei luoghi di cultura milanesi?

«Sarà una mostra prototipo, fatta e allestita per accogliere i suggerimenti della città come ad esempio raccontare il '900 a Milano tramite le collezioni di arte moderna della Pinacoteca».

E la passerella sopraelevata?

«È un bellissimo progetto che esprime perfettamente la connessione fra l’arte antica e l’arte moderna che sarà ospitata nella Brera Modern».

Sa cosa mi è capitato qualche settimana fa? Sono andata all'Accademia e ho chiesto ad alcuni studenti cosa pensassero della nuova Pinacoteca. Beh, le risposte non sono state incoraggianti, serpeggiavano dubbi sulla tutela della missione didattica in una fase espansiva come quella che il museo sta vivendo…

«Non posso commentare. Ci sono 4000 studenti all’Accademia, e 180 professori. Collaboriamo con tanti di loro, con molti studenti che hanno fatto tanti progetti per la Pinacoteca. Molti oggetti creati da loro sono esposti nella Bottega Brera - il nostro shop che si trova nel cortile - e lì vengono venduti. Quelli con cui Lei ha parlato non so chi sono, ed è normale che ci possano essere diverse percezioni della Pinacoteca».

In che modo le grandi istituzioni del settore culturale di Milano interagiscono? È di qualche settimana fa un suo dialogo molto social con Stefano Boeri, nuovo presidente di Triennale. State studiando qualche percorso diffuso e congiunto?

«Tutti i direttori si conoscono, e tutti cerchiamo di collaborare quanto possibile. Abbiamo una convenzione con il Museo del '900, prestiamo alle fondazioni Prada e Pirelli, collaboriamo con il Poldi Pezzoli e tutti gli istituti a Brera. Boeri è appena arrivato, e stiamo già parlando di progetti assieme».

Fondazione Prada e Hangar Bicocca sono spazi d'arte, ma anche posti cool dove andare o ritrovarsi per gli under 40. Che idea si è fatto dei milanesi e delle loro rotte culturali?

«Vediamo anche noi un flusso di pubblico giovanile che frequenta la Pinacoteca di Brera, soprattutto i giovedì serali. Una delle cose belle con la cultura è che non c’è una vera e propria competizione: tutti partecipano a tutte le iniziative se l’offerta è giusta».

Dove va il direttore della Pinacoteca quando non è alla Pinacoteca? Che librerie, gallerie d'arte, ristoranti o locali frequenta?

«Sono quasi sempre in Pinacoteca, ma frequento comunque luoghi vicini a Brera: la Libreria Demetra, il Tokyo Grill, l’Osteria di Brera e La Libera. In ottobre apriremo il nostro caffè e forse non andrò mai più da nessun'altra parte...».

È vero che il Museo della Seta di Como ha realizzato per lei uno dei suo panciotti?

«Sì, in realtà ne hanno realizzati due: uno per il dialogo Attorno a Raffaello e Perugino, e un altro per il dialogo Attorno a Mantegna».

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