Concerti Milano Stadio San Siro Mercoledì 6 luglio 2016

Bruce Springsteen. San Siro 2016, scaletta ed emozioni

Bruce Springsteen San Siro 2016
© brucespringsteen.net

Milano - «Se un sogno non si avvera è una bugia, o qualcosa di peggio?»: con queste parole Bruce Springsteen chiude la poetica del brano The River appena prima dell'ultimo ritornello. Una domanda sospesa piena di dubbi, timori e aspettative ma carica di spirito catartico. E con il doppio appuntamento del 3 e 5 luglio 2016 a San Siro per il The River Tour 2016, Springsteen di sogni ne ha realizzati molti in una sola volta: a chi lo attendeva dal 2013, dopo il mancato tour europeo per High Hopes, ha permesso di rivederlo live con la E-Street Band, per lo più con un evento incentrato su un album vasto e completo come The River senza trascurare i desideri del pubblico più fedele.

Desideri che si avverano anche in campo strutturale e organizzativo: coreografie immense, pit democratico a conquista di chi prima arriva e non di chi spende di più, e in fine un orario prolungato oltre la mezzanotte, anche se stranamente non sfruttato.

Ma passiamo ai numeri: 67 anni questo 23 settembre, oltre 7 ore di spettacolo in soli 2 live quasi consecutivi per rispettivamente la sesta e la settima esibizione a San Siro da quello storico Born In The Usa Tour nel 1985. Due concerti, dove le due setlist si incastrano meravigliosamente come due parti di un solo concept, un'idea interessante quanto logica sapendo che gli estimatori del Boss non esitano a vuotare portafogli e macinare chilometri per assistere a più concerti possibili di ogni nuovo tour.

E quindi ripercorriamo quello che è successo in queste due date.

Domenica 3 luglio

Come da preludio alla serata inaugurale del 3 luglio, Springsteen si presenta sul palco alle ore 17.00, ripescando direttamente dal suo primo album un'inaspettata Growin' Up, in versione acustica, e regalando una prima carica di ricompensa agli irriducibili fan in fila da ore – alcuni da giorni – sotto il sole del parterre.

Si inizia poi con Land of Hopes and Dreams per un'energica apertura da stadio, e subito seguono le prime tracce di The River con The Ties That Bind e Sherry Darling. Si interrompe per un attimo il fil rouge dell'album con una dinamica Spirit in the Night, dove uno Springsteen immerso nella folla del pit rallenta a comando la terza strofa e la trasforma a cappella, e mentre recita Me and Crazy Janey was makin' love in the dirt poco ci manca che qualcuna delle fan lo prenda in parola.

Si torna sapientemente alle atmosfere da stadio con My Love Will Not Let You Down, Jackson Cage e Two Hearts, e come da tracklist si arriva a Independence Day, l'unico brano che il Boss introduce a voce pronunciando in italiano: «questa è la mia prima canzone su padri e figli». Ma l'energia per il ritorno a San Siro è palpabile, e il ritmo riprende con Hungry Heart, con cui Springsteen regala un cuore unico avvicinandosi anche a chi nel pit non ci è arrivato ma è come fosse incatenato alla transenna del parterre per potergli stringere la mano.

Poi Out In The Street, una Crush On You letteralmente fuori dal comune per potenza vocale e fervore interpretativo, e poi ancora You Can Look (But You Better Not Touch) preceduta dalla prima sign request della serata all'insegna del rockabilly Lucille, cover di Little Richard e tour premiére 2016.
Manca solo Death to My Hometown per arrivare all'imbrunire e accogliere l'arrivo dell'eponima The River, annunciata da luci di palco di toni azzurri e dall'unica breve pausa di raccoglimento in tutto il concerto da parte di Springsteen e la E-Street Band. Si va avanti con Point Blank e un'intensa ed emozionale Trapped, cover di Jimmy Cliff carica di catarsi e perfetta per un wall of sound a San Siro. E ancora The Promised Land, I'm a Rocker e Lucky Town, poi Working on The Highway e Darlington County.

Il vento cambia con un tris tanto intimo quanto potente che si sviluppa in crescendo: I'm On Fire, Drive all Night, Because the Night riescono in venti minuti a immergere il pubblico in una profonda atmosfera di condivisione per poi farlo riemergere con più energia di prima.
È dunque il momento della corale The Rising che cresce fino all'immancabile Badlands.
Nell'encore Springsteen si riserva il diritto di mantenere i suoi cavalli di battaglia tra cui Born in
the Usa, Born to Run e Dancing in The Dark, dove al segnale di Hey baby si dà il via al
consueto rito iniziato da Courtney Cox nel videoclip della canzone del lontano 1984, con Bruce invita sul palco una ragazza del pubblico a ballare. Questa volta però i fortunati sono più del solito: una ragazza per Bruce, due per Jake Clemons e un ragazzo per la donna della E-Street Band Soozie Tyrell.

Un tripudio di spettacolo e condivisione che prosegue con Tenth Avenue Freeze-Out e si conclude con una interminabile Shout degli Isley Brothers. E come chiudere il set, se non in acustico? Come chiudere in acustico, se non con chitarra e armonica? Come chiudere con armonica, se non con Thunder Road?

Martedì 5 luglio

Nessuna apparizione a sorpresa, stavolta. Il secondo appuntamento si apre direttamente alle ore 20.20 con Meet me in The City, scelta calzante nonché capostipite delle outtakes di The River poi ufficialmente presentate nel recente cofanetto The ties that bind: the river collection. Un incipit che, ad eccezione di Prove It All Night e Roulette, non riserva particolari sorprese a chi già aveva assistito alla prima data di San Siro, proseguendo analogamente con The Ties That Bind, Sherry Darling e Spirit In The Night.

Ma da qui all'ultimo brano del concerto ci saranno solo stupore e meraviglia nei cuori dei 70 mila spettatori di San Siro. Navigando tra le correnti di braccia, mani e cartelloni, Bruce compie l'inverosimile e sceglie le prime due sign request da capogiro: Rosalita e Fire, un duetto che celebra l'ardore fisico e sentimentale come solo Springsteen è capace di fare, innalzandolo a immortale ma con i piedi per terra. Sconvolgente, coinvolgente, travolgente. Si prosegue con l'inusuale Something In The Night, ben eseguita e che preannuncia il pianoforte
come importante protagonista della scaletta. Dopo Hungry Heart e Out in the Street c'è la terza richiesta dal pubblico Mary's Place, brano fondamentalmente pop molto pulito ed equilibrato, un altro richiamo al sempre presente The Rising che potremmo definire inusuale se non fosse per l'apertura del concerto all'Ullevi Stadium di Gothenburg giusto una settimana prima di San Siro.

Si replica l'accoppiata Death to My Hometown e poi The River, questa volta impreziosita da una maggior precisione e pulizia all'armonica a bocca, ma questa volta segue la splendida Racing In The Street, un pilastro della discografia del cantautore dal New Jersey che viene presentata al pubblico in maniera lineare, classica, se non fosse per il solo di pianoforte a chiusura di quasi quattro minuti che rende l'esecuzione una vera e propria maratona emotiva.

Di nuovo energia da stadio con Cadillac Ranch, The Promised Land, I'm A Rocker, Lonesome Day e Darlington County, fino alla quarta e ultima sign request The Price You Pay che viene accolta da un boato di sorpresa e soddisfazione. Non cala né l'energia né la potenza strumentale, che anzi va crescendo con Because The Night fino a una passionale Streets Of Fire, dove Springsteen mette da parte sax, piano e chitarre soliste e si dedica personalmente a un lungo e graffiante assolo con la sua Telecaster. Il primo set si chiude con Badlands, preceduto da The Rising.

Ed ecco tornare la tastiera di Roy Bittain con Backstreets, osannata platealmente da parterre a terzo anello e di una potenza disarmante, bilanciata da attimi di dinamiche sottili e un sacro silenzio d'audience richiesto ad hoc da Bruce in persona. Il resto è solo adrenalina nelle gambe. Born to Run, Seven Nights To Rock, Dancing in the Dark, Tenth Avenue Freeze-Out e Shout, che sembra sancire il momento dell'arrivederci alla E-Street- Band: ma non è così, perché al suo segnale Springsteen regala un'indimenticabile Bobby Jean. Un encore da incorniciare.

«Hey mister, puoi dirmi cos'è successo a ciò che ho seminato, puoi dirmi perché non è mai cresciuto nulla?»: sono queste le parole che Springsteen sceglie per chiudere la seconda e ultima serata milanese. Una This Hard Land con cui vuole ricordare come la sua poetica sia imprescindibile dal folklore e dalla semplicità sintetica del cantautorato ridotto all'essenza, che imbraccia una chitarra e imbocca un'armonica. Un memento per non dimenticare come a Elvis corrisponda Dylan, come Smokey Robinson conviva con Guthrie, come lo show possa essere tale senza mai allontanarsi troppo dallo storytelling.

Con due scalette che si completano l'una con l'altra, Springsteen regala a San Siro due setlist senza macchia e si prepara a sbarcare a Roma il 16 luglio in occasione del festival Rock in Roma, dove si esibirà per la prima volta al Circo Massimo con special guest Counting Crows e il Puma di Lambrate Fabio Treves con la sua Blues Band.

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