Libri Milano Santeria Social Club Lunedì 15 febbraio 2016

Guido Catalano, l’ultimo dei poeti si dà alla prosa

Guido Catalano
© facebook.com/guidocatalanofanpage

Milano - Il mese scorso il Guido Catalano faceva sold out con il suo reading di poesie alla Salumeria della Musica. L'11 febbraio è uscito il primo romanzo dell’ultimo dei poeti D’amore si muore ma io no (Rizzoli, 17 euro).

L’abbiamo intervistato per chiedergli cosa vuol dire essere oggi un poeta e farci raccontare la sua avventura in prosa. Ma abbiamo raccolto anche tantissimi consigli di letture, in attesa d’incontrarlo dal vivo alla presentazione milanese del libro, in programma venerdì 19 febbraio alle ore 22.00 nella splendida cornice di Santeria Social Club. Accompagnato da alcuni ospiti d’eccezione, il cantautore Dente e Roberta Carrieri, Catalano leggerà alcune delle pagine più esilaranti, con quello stile inconfondibile che è ormai familiare alle centinaia di ammiratori. La serata si concluderà con il dj-set del neonato ma assai promettente Via Audio Sound System.

Iniziamo sul classico: Guido, raccontaci chi sei.
«Chi sono è un concetto filosofico molto complesso ma siccome sono anche quello che faccio, direi che potrei rispondere così: sono nato nel 1971, ho fatto studi classici poi a 17 anni ho iniziato a cantare e scrivere testi per un gruppo rock demenziale. Ho continuato fino ai 28 anni, senza grossi successi ad essere sincero. Poi il gruppo si è sciolto. Io, però, volevo continuare a stare sul palco e piano piano ho trasformato i miei testi di canzoni in poesie».

Quindi non pensavi di fare il poeta da grande?
«Non mi sarebbe mai venuto in mente. Anzi, penso che non sarebbe stato sano da adolescente pensare di voler diventare un poeta. Volevo fare rock and roll. Poi ho scoperto che potevo portare sul palco anche la poesia».

La passione musicale non l’hai buttata via, nei tuoi reading c’è quasi sempre una componente musicale?
«Prima ancora del legame con la musica non volevo perdere la passione per il gruppo.
Condividere il palco con altri artisti è sempre un modo di arricchire lo spettacolo e mi
permette di continuare a collaborare con bravi musicisti. Ad esempio nello spettacolo Il Grande Fresco in scena mi alterno col cantautore Federico Sirianni e il chitarrista Matteo Negrin. Lo spettacolo ha girato in tutta Italia e ha un appuntamento fisso alle Officine Corsare di Torino».

Sei di base a Torino ma torni spesso a Milano. Ci sono zone o luoghi ai quali sei
particolarmente affezionato?
«Uno dei primi posti che ho scoperto a Milano è stato il Vanghè, anche se ora ha chiuso ci ho scoperto numerose iniziative interessanti. Sono molto affezionato alla Scighera, all’Arci
Bellezza e al Biko dove mi trovo sempre molto bene. All’inizio non amavo particolarmente Milano, forse un po’ per una tensione causata dai preconcetti tra Torino e Milano. Invece ho scoperto che è una città molto aperta e abituata ad accogliere le persone. Paradossalmente ho scritto più poesie ambientate a Milano che non nella mia città».

Descrivi il tuo modo di approcciare la poesia.
«Io mi definisco un poeta pop, mi piace il verso libero. A volte mi viene fatta la critica che le mie poesie cambiano molto se lette o ascoltate lette da me. Ed è vero, spesso le scrivo pensandole all’interno di un reading. Persino il romanzo: l’ho scritto quasi ad alta voce, ormai funziono così. Ho anche un rapporto da lettore intenso. Amo molto le poesie d’amore di Prévert ma nell’animo sono bukowskiano con lui ho scoperto una poesia in versi liberi che parla delle piccole cose della vita. Uno degli ultimi poeti che ho scoperto è Billy Collins, un poeta americano ancora vivente. Detto questo, leggo molta più prosa che poesia e mescolo le fonti d’ispirazione con i cantautori italiani e i fumetti (protagonisti assoluti i Peanuts di Schultz). Si trovano tracce anche di Woody Allen.
Devo dire che assumo le cose in modo un po’ bulimico, disordinato e caotico. Adesso sto
leggendo Paolo Nori, a cui sono molto affezionato. E sono un fan di Stephen King, di cui
compro subito l’ultima uscita anche se dovessi trovarla solo in brossura rilegata».

Parli di una poesia che non corrisponde all’immagine che ci viene dalla scuola. Facci una breve panoramica su questo ambiente di poeti viventi.
«In Italia ce ne sono, anche se non vengono considerati in ambito accademico né rientrano nelle ricerche sulla poesia contemporanea italiana, anche se sono persone che pubblicano libri, diffondono in rete e riempiono teatri. Ad esempio Torino è una piccola capitale della poesia performativa ci sono Alessandra Racca, Arsenio Bravuomo. A Milano ho incontrato Paolo Agrati e Vincenzo Costantino, conosciuto come Cinaski, che spesso recita al Teatro della Contraddizione. Un poeta davvero potente che è anche attore e fa dei monologhi spaziali è Roberto Marcadini. Oppure mi viene in mente Gio Evan, un giovane emergente, molto forte in rete».

Parli di rete, tu hai un approccio decisamente multimediale. Passi dai reading live alla radio. Collabori a una rubrica su Linus. E, soprattutto, usi molto i social network.
«Oltre a essere un fenomenale canale di promozione, la rete ha un ruolo importante anche per far nascere collaborazioni e reciproci scambi con altri artisti. Spesso grazie ai social network entro in contatto con musicisti, illustratori e questa commistione tra le arti è molto
interessante e, spesso, crea risultati sorprendentemente inaspettati. Ad esempio collaboro con la fotografa Susanita, i nostri lavori si amalgamano alla perfezione e così si amplificano a vicenda».

Veniamo al tuo ultimo exploit. Com’è stato scrivere un romanzo in prosa?
«Non era un progetto che avevo preventivato. Quando me l’hanno proposto ero titubante ma mi piacciono le sfide folli e mi sono lanciato proprio perché non era nei miei piani. Per descrivere come mi sono approcciato alla prosa, uso la metafora del centometrista che si
trovata d’improvviso a fare la maratona. Non avevo la struttura fisica per scrivere un lavoro
lungo, l’inizio è stato faticoso ma sono stato fortunato nell’incontrare editor e collaboratori
molto in gamba e pazienti. Ed è uscito un super romanzo di 400 pagine. Ovviamente d’amore, mio tema abbastanza costante. Smettere di andare a capo è stata un’avventura stimolante».

Tornando ai tuoi libri di poesia, pubblicato con Miraggi Edizioni c’è una raccolta che ti è particolarmente cara?
«Sicuramente la prima I cani hanno sempre ragione e poi Ti amo ma posso spiegarti perché è stato un cambio di marcia. Incontrare Miraggi Edizioni mi ha permesso di scoprire che un libro di poesia poteva raggiungere le 25.000 copie. La cosa interessante di questi libri è che sono long seller, non vincolati al successo che riscuotono a pochi mesi dall’uscita, continuano a essere distribuiti per anni ed è molto bello perché non muoiono e continuano a rendere felici».

In attesa di incontrarlo in Santeria Social Club e leggere il suo nuovo romanzo, fate spazio sui vostri scaffali e preparatevi a sgomitare per farvi largo tra una folla che ride, applaude, si commuove in una serata in cui la poesia è tutto fuorché noiosa.

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