Attualità Milano Mercoledì 14 ottobre 2015

Tutti a Expo 2015: code senza fine nelle ultime settimane

Expo 2015: folla tra Padiglione Italia e Albero della Vita
© Luca Giarola / mentelocale.it
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Milano - C'è un tizio sulla cinquantina che tiene la mano alla moglie - o fidanzata che sia - di qualche anno più giovane. Nota che la transenna è leggermente spostata e senza pensarci due volte si infila, trascinandosi dietro la consorte impassibile: i due sono entrati, come se nulla fosse, all'inizio della lunghissima coda per visitare il Padiglione dell'Oman, a Expo 2015, passando davanti a centinaia di persone in attesa da ore.
«Guardi che la coda inizia laggiù»
, li ammonisce un ragazzo lì accanto. «E tu cosa vuoi?», lo zittisce l'uomo con aria di sfida. L'altro non risponde e si volta: la questione finisce lì, con la coppia che si godrà l'ingresso immeritatamente agevolato e la situazione che non degenera.

Expo è anche questo. Il fatto è che, se nei primi mesi il sito espositivo si poteva girare più o meno speditamente, adesso la faccenda si è fatta molto più complicata. Da agosto in poi i visitatori sono sempre di più, camminare lungo il Decumano è un continuo zig zag tra cambi di passo, brusche sterzate e parecchi, inevitabili, urti con chi viene dalla direzione opposta. E poi ci sono le code, ovunque, per ogni padiglione, chiosco, ristorante, per le fontanelle dell'acqua e per i bagni.
Per non parlare dell'ingresso all'area espositiva: prima di varcare i tornelli, soprattutto la mattina, c'è da mettere in conto almeno un'ora di attesa.

Diamo qualche numero? Quando, ormai mesi fa, vi avevamo descritto il Padiglione Italia, avevamo indicato un'attesa di poco inferiore a un'ora: bene, ora mediamente di ore ce ne vogliono quattro o cinque, con una fila lunga diverse centinaia di metri che si snoda come un enorme serpente fino all'intersezione tra Cardo e Decumano.
Non si tratta però della coda più lunga: se i tempi sono all'incirca gli stessi in altri padiglioni particolarmente affollati - come, ad esempio, quelli degli Emirati Arabi, del Brasile, della Cina, del Marocco, del Kazakistan -, il record di cui siamo testimoni spetta al Giappone: ben otto ore di coda. «Si fa prima ad andare direttamente in Giappone», ironizza qualcuno. Per il resto è impresa ardua riuscire ad entrare in un qualsiasi altro padiglione senza dover aspettare almeno un'ora (a meno che non si abbia, nel passeggino, un bimbo di età inferiore ai 2 o 3 anni; il supplizio è generalmente evitato anche a donne incinte e persone anziane).

Una condizione, questa, che secondo molti è al limite della sostenibilità, tanto che il Codacons è pure arrivato a inviare una diffida a Expo 2015 Spa, chiedendo ufficialmente la modifica delle modalità di accesso al sito espositivo: entrata gratis o a numero chiuso, tariffa solo per visitare i singoli padiglioni e rimborso dei ticket già emessi sono alcune delle idee proposte dall'associazione dei consumatori.

Nonostante gli innegabili disagi, però, non tutti sono incivili come la coppia di cui si è parlato poco fa. Anzi, c'è da ammettere che solitamente le code sono ordinate e festose: la maggior parte della gente vive l'attesa con rassegnata serenità, approfittando del momento per commentare le stravaganti architetture tra le quali si è immersi, gustare appetitose porzioni di street food, o fare conoscenza con i vicini di coda. In generale c'è più aria di festa che di malcontento. È una specie di concitata allegria: Expo 2015 è un evento irripetibile - soprattutto per chi ce l'ha a pochi chilometri da casa -, e in molti alla fine lo hanno capito. Ora tutti vogliono andarci - anche chi all'inizio l'ha snobbato o non ne ha afferrato il senso -, tutti vogliono essere parte di questa enorme fusione di culture che ha come epicentro Milano. Il 31 ottobre, data improrogabile di chiusura, è ormai vicino: pazienza se si rimane intrappolati in qualche coda, l'importante è essere almeno per un attimo testimoni di tutto questo.

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