Attualità Milano Triennale di Milano Venerdì 20 marzo 2015

Arts & Foods. La mostra da cui farsi cannibalizzare

Arts&Foods alla Triennale
© Joe Colombo, Ambrogio Pozzi, Set prima classe Alitalia 1970-72
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Milano - C’è una duplice sensazione che in questi mesi si è fatta strada, in attesa di Expo Milano 2015. Da una parte, ci si augura di conoscere qualcosa di più e di importante su questioni fondamentali: cosa si può fare se il cibo che produciamo non basta a sfamare tutti, è possibile immaginare ancora uno sviluppo che non consideri le conseguenze che produce, c’è la possibilità di ridistribuire le risorse in maniera più equa. Con la speranza di premere restart e fare meglio. Dall’altra, si sente il morso della tenaglia che si stringe come sempre: storie quotidiane di impiego illecito di risorse pubbliche, grandi multinazionali (sempre le stesse e alcune nuove) che si riprendono la scena, paesi che a Milano non arriveranno mai perché in guerra o in tensione diplomatica o perché ancora non esistono per tutti. È un continuo oscillare tra fiducia e rassegnazione.

In attesa di capire dove collocare l’ultimo atto di Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, la mostra a cura di Germano Celant Arts & Foods. Rituali dal 1851 che aprirà al pubblico l’8 aprile (fino al 1 novembre) negli spazi interni ed esterni della Triennale di Milano è, tra le tante attese, una delle più cariche di speranze. Dall'unico padiglione di Expo "cresciuto" fuori dal sito espositivo ci si aspetta che sia il momento di riflessione insieme più spettacolare, approfondito e completo di tutta l'esposizione universale perché racconterà come gli artisti, gli architetti e i designer, i musicisti, i filosofi, i fotografi, gli scrittori e i poeti, i cineasti e anche la pubblicità e la moda siano stati stimolati dal primo bene economico naturale della storia dell’umanità, il cibo.

Dal Crystal Palace dell’esposizione universale di Londra nel 1851 a oggi, i "rituali" intorno alla merce, arte inclusa, nella mostra saranno trasformati in molteplici itinerari di stupore e meraviglia, in una prospettiva molto scenografica che non rinuncerà però ad andare fino in fondo. Visitare Arts & Foods, allestita da Italo Rota con il supporto grafico di Irma Boom, promette di essere un’esperienza totale e bisognerà rendersi disponibili ad accogliere sollecitazioni di ogni tipo, non solo visive. Il criterio scelto, pur nell’estesissima proposta di temi, è costante e garantisce la coerenza cronologica di più di 1500 tra dipinti e sculture, arredi, oggetti di design, elettrodomestici, fotografie, documenti, spezzoni di film, clip televisive, manifesti pubblicitari, giochi per bambini (un’intera sezione della mostra è dedicata ai più giovani), abiti, copertine di dischi, libri di gastronomia e menù, con l’aggiunta di stazioni olfattive e sonore che avvolgeranno i diversi percorsi. Le opere d’arte ci saranno ma il concetto sarà così allargato che fare la solita lista di nomi sembrerà riduttivo.

Per orientarsi in questa sorta di enciclopedia universale dedicata al legame tra le arti e il cibo sono stati isolati alcuni temi portanti. Per esempio, i luoghi deputati al mangiare attraverso le diverse epoche e condizioni sociali, riproposte in ambientazioni complete degli “apparati”, siano esse le tavole dei contadini, i picnic en plein air o le sale da pranzo borghesi ottocentesche (come in Asfissia di Angelo Morbelli), i caffè di primo Novecento o il Café de l’Aubette dell’architetto e pittore olandese Theo van Doesburg, i bar degli anni Sessanta o la cucina di Mon oncle di Jacques Tati. Oppure il cibo che accompagna i viaggi di ogni tempo, dagli autogrill del miracolo economico italiano alle posate che sfidano la gravità nelle prime navette spaziali.

E poi naturalmente il genere pittorico che degli alimenti ha fatto un soggetto autonomo, la natura morta, nei dipinti come nella fotografia, fino alle spiazzanti opere dell’artista americana Sharon Core. O il mercato, inteso come luogo, attraverso le tappe che lo trasformano nella sua versione di massa, il supermarket delle immagini di Andreas Gursky. O ancora la storia dei cuochi e della loro creatività, dal ritratto di Chef Père Paul di Claude Monet ai format televisivi di oggi.

Non c’è ricerca artistica o movimento, dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri, che in Arts & Foods in qualche modo non dia testimonianza di sé, dall’impressionismo alle avanguardie storiche, dalle neoavanguardie fino alle esperienze degli ultimi decenni. Sempre con l’intenzione di non proporre un solo elemento per volta, ma di avvolgere il visitatore in un’esperienza completa. C’è posto anche per il lato oscuro del nutrimento, quello che non è sufficiente o è troppo o si trasforma e imputridisce, dal reportage sulla carestia in Biafra nel 1969 di Don McCullin agli autoscatti che raccontano la lunga lotta contro il sovrappeso di Jen Davis.

Arts & Foods ha una declinazione multidisciplinare e multisensoriale da cui lasciarsi cannibalizzare. Perché come sosteneva il poeta brasiliano Oswald De Andrade, autore del Manifesto antroprofago (1928), il cannibalismo è la metafora di ogni scambio culturale.

Nella gallery in alto, alcune immagini delle opere in mostra.

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