Libri Milano Giovedì 19 marzo 2015

Massimo Polidoro: «Se il passato è una bestia feroce»

Massimo Polidoro
© Roberto Baria

Milano - Nella foto che lo ritrae qui sopra Massimo Polidoro ha il sorriso aperto e rilassato, lo sguardo non ha nulla di enigmatico o di imprendibile. Non si ridirebbe che il mistero sia la sua professione da sempre. Eppure è fra i fondatori del CICAP - Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, ha indagato decine di casi insolubili (da Loch Ness in giù, per capirci) e insegna psicologia dell'insolito, la branca che studia sogni premonitori, presagi e dejà vu, spiegandoli attraverso la scienza. L'errore è nostro, lo sappiamo, chiamiamolo potere dell'autosuggestione.

Polidoro, che si autodefinisce esploratore dell'insolito, ha appena pubblicato il suo primo thriller, Il passato è una bestia feroce (Piemme, 2015, pagg. 427, 17.90 euro), forte di una trama tiratissima, che potrebbe facilmente diventare un film, racconta le vicende di un giornalista che si vede recapitare una lettera direttamente dal passato. A scrivergli è un'amica, scomparsa nel nulla 33 anni prima.

"Il passato è una bestia feroce" è il titolo del tuo nuovo romanzo. Pensi davvero che il nostro ieri possa essere così pericoloso?

Forse può esserlo quando nasconde qualcosa di non detto, qualcosa di grave, che per qualche motivo torna alla luce e ha conseguenze nel presente. Nel caso del mio romanzo, è la scomparsa di Monica, una ragazzina di 13 anni, avvenuta nel 1982, l’episodio del passato che oggi risveglia la curiosità di Bruno Jordan, un suo amico d’infanzia che decide di scoprire che fine ha fatto l’amica. Solo che la decisione di rivangare nel passato riapre porte che qualcuno avrebbe voluto tenere chiuse per sempre e risveglia una “belva” che nessuno sapeva esistesse.

Il tuo libro ha avuto una gestazione, per così dire, pubblica. Hai scelto di farlo leggere in anteprima da un'accanita Squadra di lettori, accogliendo da loro critiche e suggerimenti. Non dev'essere facile accettare di essere messo sotto giudizio. Ci racconti com'è andata?

Alcuni mesi fa, ho coinvolto tutti i miei lettori, che mi seguono dal mio sito (massimopolidoro.com) o dalla mia newsletter, nella scelta del titolo e poi in quella della copertina, selezionati tra alcune alternative che avevamo discusso con il mio editore. Poi, ho coinvolto 100 di questi lettori e ho dato loro la possibilità di leggere il libro in anteprima (ma non sono intervenuti sui contenuti, ne hanno letto le bozze che nel frattempo andavano in stampa). Con mia sorpresa, quasi tutti lo hanno finito in pochissimi giorni e le reazioni che ho ricevuto sono state tutte molto positive. Certo, avevo messo in conto che poteva non piacere, ma per il tempo che gli avevo dedicato e la cura con cui ho voluto costruirlo e rifinirlo speravo davvero in una buona accoglienza. Non sono stato deluso.

Il romanzo parte con una lettera che arriva dal passato e sconvolge la vita di Bruno, un giornalista in crisi. Un spunto che mescola letteratura e cinema. C'è un episodio di cui hai letto, un film o un libro a cui ti sei ispirato?

Non uno in particolare, ma l’idea di un oggetto, una foto, una lettera o altro che appartiene al passato e che può avere effetti anche devastanti sul presente, mi ha sempre affascinato. Credo sia nata lì l’idea per il romanzo.

In qualità di segretario del CICAP ti sei imbattuto in molti fatti a dir poco insoliti. So che hai scritto anche un decalogo intitolato "Le 10 regole per indagare un mistero". C'è un presunto fenomeno inspiegabile a cui sei affezionato (nonostante tutto)?

Più che a un fenomeno inspiegabile, sono affezionato a certe leggende, come quella di Re Artù o Robin Hood, che affondano le loro radici in fatti probabilmente accaduti realmente ma poi travisati con il passare del tempo e trasformati in vicende straordinarie e piene di fantasia. Mi piace risalire per quanto possibile alle origini storiche di simili vicende, ma allo stesso tempo mi piace abbandonarmi alle suggestioni di queste storie meravigliose.

So che definisci James Randi il tuo mentore, ci racconti chi è e cosa fa?

Randi è un uomo straordinario, una vera leggenda vivente. Dopo una carriera internazionale come prestigiatore ed escapologo, si è trasformato nel più grande indagatore di misteri al mondo, nemico giurato di imbroglioni e ciarlatani del mondo dell’occulto e della pseudoscienza. Ha smascherato piegatori di cucchiaini, guaritori filippini, medium, sensitivi… Ha persino messo in palio un milione di dollari per la prima persona che riuscirà a dimostrare una qualunque facoltà paranormale in condizioni di controllo scientifico. Finora nessuno ha mai vinto il premio. Verrà in Italia, per due incontri straordinari ad aprile, chi lo volesse incontrare può scoprire come qui.

Tu usi molto i social network. Anche lì pullulano bufale, presunti complotti e mistificazioni. Il Cicap se ne è già occupato?

Se ne occupa quotidianamente, ahimé. Di bufale ne spunta una nuova ogni ora! È un po’ come combattere contro i mulini a vento o cercare di svuotare il mare con un cucchiaino… Ma è un lavoro che va fatto: tante persone si chiedono se certi appelli o certe notizie sono autentiche e sanno di poter contare sul lavoro di verifica condotto dagli esperti del CICAP. La tendenza della società ad affidarsi all'irrazionale sale e scende a seconda dei periodi di crisi. Oggi, che tutto il mondo attraversa una situazione critica, l’irrazionale è forse al massimo. Più cresce l’insicurezza e più si cercano soluzioni magiche che si spera possano risolvere tutto. Purtroppo non funziona così e il CICAP lavora per combattere chi dall'incertezza e dalla superstizione cerca di trarre vantaggio.

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