Un Pirandello fra eros e ipocrisia alla Sala Fontana - Milano

Un Pirandello fra eros e ipocrisia alla Sala Fontana

2015-01-28 19:29:00

Da sabato 18 gennaio a domenica 23 febbraio 2020

Ore 20:30, 19:30, 16:00

Una scena da L'uomo, la bestia e la virtù© Sonia Santagostino

Milano - Ma le mogli sono donne? Il Capitano Perella è convinto di no. Il professor Paolino lo biasima, ma tace quando gli viene ricordato che, da celibe, certe cose proprio non le può capire. Siamo all'epilogo di L'uomo, la bestia e la virtù, commedia allegorica di Luigi Pirandello in scena alla Sala Fontana fino a domenica 8 febbraio per la regia di Monica Conti.

Pirandello ambienta i fatti «in una città di mare, non importa quale. Oggi». Il suo oggi è il 1919: lo scrittore siciliano immagina che una donna sposata resti incinta mentre il marito è per mare. Un caso annoso, non c'è che dire. Ma guai a chi sputasse sulla virtù della signora. Ad essere colpevole dei fatti, semmai, sarebbe il consorte riottoso che, una volta sbarcato, non adempie ai suoi doveri coniugali.

A raccontarci questa parte della storia è l'affettato professor Paolino (Roberto Trifirò), single di mezza età, del cui interessamento alla vicenda non è difficile capire le motivazioni. Prima di diventare amico della virtuosa signora Panella (Maria Ariis), è stato l'insegnante del figlio Nonò (Antonio Giuseppe Peligra). Ora che cos'é? Nulla, si direbbe, almeno a sentirlo mendicare l'aiuto dell'amico e medico Nino (Vincenzo Giordano) per «salvare l'onore di una donna e la vita di un uomo».

La gravidanza - si badi bene, mai nominata lungo tutto il testo - deve trovare ragion d'essere. Bisogna che il capitano Perella (Stefano Braschi), a cui la storia affida il ruolo della bestia, ceda alle lusinghe della moglie. E qui ci fermiamo.

Scrive Conti, che per sé ricava il ruolo della serva ribelle Grazia: «Ho centrato il mio lavoro sul doppio, che è presente nell'opera sia a livello tematico che linguistico. L'attrito tra un linguaggio ecclesiastico, melodrammatico e retorico (tipico dell'italietta del primo '900, ma purtroppo in voga molto spesso anche oggi) e ciò che esso vuole occultare, un fondo laido, osceno e scurrile, serve in questo apologo a esplorare la duplicità dell'uomo».

Torniamo così al punto da cui siamo partiti: la signora Panella deve scegliere se essere donna o moglie o madre. Non può tenere insieme eros, devozione e maternità. Né il marito e l'amante vorrebbero che lo facesse. Ben lo racconta Conti nella scena del trucco quando l'angelo del focolare viene trasformato suo malgrado in un diavolo tentatore più grottesco che sensuale. Comunque, qualcosa d'altro dalla maschera che ha finora assunto.

Convincente la prova di tutto il cast. Azzeccate le scene, spartane e fuori dal tempo a suggerire che l'ipocrisia e la doppia morale sono merce mai uscita dal mercato. Lo spettacolo dal martedì al sabato alle 20.30 e domenica alle 16. ".

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per L'uomo, la bestia e la virtù

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