Hammam Marwa. Per farsi strigliare con cura - Milano

Benessere Milano Lunedì 26 gennaio 2015

Hammam Marwa. Per farsi strigliare con cura

© hammammarwa.com
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Milano - La migliore esperienza di hammam l’ho vissuta ad Essaouira in Marocco, una città dalle grandi spiagge sulla costa atlantica, in un piccolo hammam incastonato nei vicoli della medina bianca: allestimento spartano ma accogliente, con secchi di plastica colorati e mosaici arabeggianti; niente temperature da collasso e vapori bollenti, dove ti scotti la faringe se respiri forte e non riesci a vederti neanche a un metro di distanza, ma il tepore naturale creato dall’acqua calda che scorre, e fa un rumore dolce; un’aria di famiglia indaffarata, quasi distratta, mentre si veniva strigliati con un’affettuosità spiccia, come quando a tre anni la mamma ti strigliava nella vasca.

La stessa sensazione l’ho provata solo all’Hammam Marwa a Milano, a due passi da viale Monza, nel cuore di quel quartiere operaio che ha fatto la storia della città nel dopoguerra. È qui, tra la fermata Turro della M2 e il Parco Trotter, che si trova l’unico vero hammam che mi sia stato dato di trovare in città, grazie alla dritta di un’amica.

Ricavato in modo semplice e senza fronzoli, ma comunque suggestivo, in un “basso” dentro a una corte ariosa, l’Hammam Marwa offre la stessa esperienza e gli stessi servizi che si trovano nei paesi d’origine, là dove gli hammam svolgono la funzione che è loro propria: lavare e strigliare, ma anche coccolare e massaggiare, in modo che ci si possa rilassare, fare una pausa, chiacchierare con il ritmo blando che il caldo umido induce, perché «è nell’hammam che le anime si aprono come le cozze al vapore» ed è più facile lasciarsi andare alle confidenze, mollare gli ormeggi e sciogliersi un po’, dentro e fuori.

L’hammam infatti, contrariamente a quanto molti pensano, non è una “sauna col vapore” e non va confuso con il bagno turco che a Milano si può trovare in tutte le palestre, spa, club e centri benessere vari, dove ci si infila di fretta e altrettanto di fretta si scappa per non finire brasati; l’hammam è un luogo “di libertà”, dove il “fitness” in senso occidentale non esiste, dove stai finché ti pare, dove se vuoi ti lavano i capelli con l’argilla, ti grattano via le scorie strofinandoti con un guanto di crine, ti depilano con il caramello dolce (freddo, ma wow!).

Insomma, esci più linda e nuda di come sei entrata, più leggera e quasi “senza pelle”, e tutto il corpo sembra che respiri. E poi ti impastano muscoli e ciccia usano il sapone (e quando mai?) e poi l’olio, ma con un approccio diverso da quello occidentale, con una fisicità differente, più vicina, accuditiva e familiare, lontana da quella quasi medicale dei massaggi delle spa.

I prezzi sono accessibili, lo spogliatoio spartano, il personale senza moine ma cortese, i “compagni di hammam” di diverse nazionalità, perché siamo in una delle zone più multiculturali di Milano e Marwa sta diventando un punto di riferimento per molti stranieri. È una faccia del “prisma Milano” che allarga le possibilità di relax a nuove piacevoli abitudini, e poi a me piace un sacco sapere che un pezzo di quell’Oriente che fa parte di me lo posso ritrovare a venti minuti da casa.

Ci tornerò molto presto, se volete tutte le info e i numeri per prenotare (meglio), li trovate sul sito di Hammam Marwa.

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