Libri Milano Domenica 30 novembre 2014

Villa Triste. La visita nella casa delle torture

Villa Triste come appare oggi

Milano - Nel 1944 in via Paolo Uccello accadevano cose tremende. Villa Fossati, presto soprannominata Villa Triste, è stato il teatro delle atrocità compiute dalla banda Koch, un reparto speciale della polizia della Repubblica di Salò incaricato di stanare e catturare e eliminare gli oppositori politici del regime fascista.

A 70 anni da quei fatti, la storica dimora non è più circondata da filo spinato e il suo passato sembra inghiottito dal tempo al punto che l'edificio, oggi ristrutturato, è diventato un convento.

A raccontarci la sua storia è il giornalista e scrittore Daniele Carozzi, autore di Milano 1944: Villa Triste. La famigerata banda Koch (Meravigli, 2014, pagg.160, 15 eur).

Dunque, andiamo a ritroso nel tempo. La banda deve il nome al suo capo, l'ex granatiere Pietro Koch, che prende possesso della villa milanese all'inizio di agosto del '44. In poco più di due mesi, lui e il gruppo imprigionano e seviziano circa un centinaio di persone fra presunti nemici della Repubblica di Salò e informatori divenuti scomodi.

La villa di via Uccello è la sede logistica perfetta. La banda Koch - ha raccontato Carozzi durante la visita - suddivide l'area destinata alle celle, dove i detenuti sono tenuti svegli 24 ore su 24 o vengono "lavati" con acqua bollente o ghiacciata, dalla vera sezione degli orrori.

«Al primo piano - ha spiegato lo scrittore - c’era la stanza delle torture dove i prigionieri venivano percossi e feriti con pinze, aghi, tirapugni, manganelli e bisturi. Koch e i suoi strappavano le unghie ai malcapitati, mettevano sale sulle ferite, trapanavano loro i denti, li soffocavano».

«Nella villa c’era un gran via vai - ha aggiunto Carozzi - Erano soliti fare delle improvvisate anche i divi del cinema Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, che banchettavano con la banda, dando vita a festini a base di droghe, champagne e leccornie varie proprio sopra alle teste dei detenuti».

I prigionieri sono "fermati" in media per una decina di giorni salvo poi finire all’ospedale, sempre che siano sufficientemente forti da resistere alle sevizie. Generalmente, spiega Carozzi, la banda evita di uccidere i detenuti all’interno della villa per non causare sospetti nel vicinato, già allarmato dalle grida provenienti dalla casa a tutte le ore del giorno e della notte.

La condotta sadica della banda Koch non passa comunque inosservata. Nel settembre del 1944, il gruppo viene sciolto. Koch fu imprigionato a San Vittore per poi finire fucilato a Roma nel 1945. Altri componenti della banda hanno fatto la sua fine, parliamo di Armando Tela, Augusto Trinca Armati e Vito Videtta. Altri sono stati rilasciati dopo aver scontato una pena in carcere.

Di loro e dei 2 mesi di orrore di cui si sono resi protagonisti resta il ricordo, ben ricostruito nel libro di Carozzi che cuce insieme fatti documentati, testimonianze dei superstiti e spunti romanzati, facendo conoscere anche ai più giovani una pagina oscura della storia di Milano.

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