Libri Milano Giovedì 13 novembre 2014

Bookcity 2014. Vi racconto il judo che combatte la camorra

Luigi Garlando

Milano - C’è un settore dell’editoria di cui si parla poco, quello della letteratura d’infanzia e per ragazzi. Eppure è un settore florido, che ha il ruolo cruciale di essere uno strumento educativo e pedagogico e nel contempo uno strumento per far avvicinare e appassionare i più giovani al mondo della lettura.

Ne discutiamo con Luigi Garlando, giornalista sportivo e da anni autore di libri di successo per ragazzi. «Per come interpreto io la letteratura per i ragazzi – ci spiega Garlando – ci deve essere un giusto equilibrio tra l’educare e il divertire. Il racconto deve offrire delle occasioni di riflessione che possano far crescere e maturare il ragazzo senza però esagerare con il peso del messaggio. Non esistono poi temi da grandi e temi da bambini, ma esistono modi diversi per affrontarli».

Garlando è stato uno dei primi a parlare a un giovane pubblico di mafia con il suo libro su Giovanni Falcone, Per questo mi chiamo Giovanni pubblicato dieci anni fa, e di politica con Camilla che odiava la politica, entrambi editi da Rizzoli.

Racconta sempre storie vere, ma cerca anche un po’ di magia, così come è avvenuto pure nel suo ultimo libro O Mae’. Storia di judo e camorra (Piemme, 2014, pagg. 256, 16 eur) sul maestro Gianni Maddaloni e la sua scuola di judo a Scampia, secondo lo scrittore «in assoluto il mondo più magico che abbia raccontato e incontrato, una palestra che esiste in un contesto così sofferente e dove possono allenarsi insieme figli di camorristi, disabili, detenuti, che insieme condividono lo stesso sport».

Chi nasce a Scampia come il protagonista Filippo, un nome di fantasia che racchiude delle storie vere, «nasce con un destino legato al piede, come un’ombra e per quanto scalci non potrà mai liberarsene o cambiarlo con un altro». Scampia significa una realtà di violenza, di degrado e, nel vuoto della famiglia e delle istituzioni, il Sistema, ovvero la camorra, e la criminalità in genere, non rappresentano un’alternativa, ma spesso l’unica via possibile da percorrere.

Un Sistema che sembra garantire di poter vivere bene nell’illegalità, con soldi guadagnati facilmente, macchine di lusso e vestiti di marca. Non è tuttavia una favola a lieto fine, ma una strada che porta al carcere e alla morte. Una strada che però, grazie a figure come quelle di Maddaloni, può diventare un percorso di trasformazione a dimostrazione che un riscatto è invece possibile, in questo caso attraverso lo sport con i suoi valori di disciplina e di impegno.

Una storia che consegna quindi un messaggio di grande speranza perché, come scopre Filippo alla fine, «Il destino non è un’ombra legata al piede. È solo un chewing-gum sotto la scarpa. Uno se vuole, se lo stacca».

Roberta Gregori (@robegregori)

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