Teatro Milano Teatro Nazionale Lunedì 13 ottobre 2014

Dirty Dancing a Milano. La recensione

Altre foto

Milano - È il 1987. La permanente e le spalline fanno furore, Micheal Jackson pubblica l'album Bad, la politica internazionale ha la faccia di Thatcher, Reagan e Gorbaciov. Chi sognava di vivere sulla luna ha dovuto ripiegare su un piano B, ma non per questo ha smesso di fantasticare.Tocca al cinema fornirgli nuovi materiali. E cosa c'è di meglio una passione travolgente e esplosiva come solo il primo amore sa essere?

Eleanor Bergstein lo sa bene mentre scrive la sceneggiatura di Dirty Dancing. La storia di Baby e Johnny ha tutti gli ingredienti giusti: lei 17 anni, brillante ma timida figlia della borghesia wasp, è con la famiglia in un villaggio vacanze dove lui, belloccio, proletario e spaccone, fa l'insegnante di ballo (e anche un po' il gigolo).

A fare dell'ennesima commedia rosa un successo planetario intergenerazionale sono due elementi "speciali": il ballo e l'anno in cui la storia è ambientata.
Se l'essenzialità della danza per il plot è palese - mica per niente il film si intitola Dirty Dancing, letteralmente balli proibiti - anche il momento storico in Baby e Johnny si conoscono è importante. Bergstein sceglie l'estate del 1963. Siamo nel pieno della presidenza Kennedy, a pochi mesi dalla marcia di Martin Luther King per i diritti degli afroamericani. Gli Stati Uniti guardano al futuro con speranza. L'amore fra due giovani così diversi può esistere per davvero.

Nel '87, a 24 anni da quell'anno magico, il film racconta che non tutto è perduto, innamorarsi perdutamente e lottare per ciò in cui si crede, è ancora possibile, anche se Kennedy e Luther King sono morti sotto i colpi di due cecchini e nel cuore dell'Europa c'è un muro che separa Est e Ovest.

Scorrendo avanti le lancette del tempo, oggi, a quasi 30 anni dall'uscita del film, al Nazionale va in scena un altro Dirty Dancing. Si tratta di una fedelissima trasposizione della versione cinematografica. Colonna sonora, costumi, ambientazioni, scene e molte coreografie, sono ispirate al lungometraggio con Patrick Swayze nella parte di Johnny e Jennifer Grey nel ruolo di Baby. Il che, per i fans, è un'ottima garanzia.

Nella versione in scena al teatro di piazza Piemonte, i ruoli dei protagonisti sono stati affidati a Gabrio Gentilini, già visto al Nazionale nella parte di Tony Manero nella Febbre del sabato sera, e alla giovane Sara Santostasi, al suo debutto nel musical.

Ad eseguire live alcune delle musiche del film, da Hey! Baby a This Magic Moment e (I've Had)The Time of My Life ci pensa l'ottima orchestra di 8 elementi che le ripropone in versione inglese. Sono in italiano, invece, tutte le parti recitate, adattate da Alice Mistroni.

Intorno alle vicende che portano Baby e Johnny a conoscersi, scontrarsi e poi amarsi grazie alla magia del ballo, si muovono gli altri interpreti oltre a un nutrito cast di ballerini. E sono proprio questi ultimi ad avere il sopravvento nell'intero show grazie a un susseguirsi frenetico di cha cha cha, valzer, mambo, foxtrot e rock & roll.

A spiccare è una veterana come Federica Capra che interpreta Penny, istruttrice di danza del villaggio amica d'infanzia di Johnny vittima di un aborto clandestino. In scena Capra è flessuosa e elegante, capace di regalare al suo personaggio una meritata ribalta.

Anche Gentilini sa essere all'altezza della pesante eredità di Swayze muovendosi, ben conscio di una fisicità da macho, fra l'iniziale gigioneria di Johnny e la progressiva scoperta dei sentimenti per Baby.
Non semplice anche la performance richiesta a Santostasi che, nelle due ore abbondanti dello spettacolo (scorre fluida la prima parte, meno la seconda) deve passare dall'essere l'impacciata ragazzina delle prime scene alla partner sensuale dell'ultimo ballo. Se talvolta la "magia" coreografica sembra andare persa, è comunque buona la prova d'attrice.

Meritano apprezzamento le coreografie di Kate Champion curate per l'edizione italiana da Gail Richardson, mentre a deludere è l'aspetto canoro dello spettacolo, davvero esiguo e retto in gran parte da seppur validi comprimari come Russell Russell nel ruolo di Tito o di Marco Stabile e Ilaria De Angelis, rispettivamente Billy e Elisabeth, nonché voci del celebre brano simbolo (I've Had)The Time of My Life.

Sono previste repliche fino al 28 dicembre. Il prezzo dei biglietti va da un minimo di 21 eur a un massimo di 76 eur.

Potrebbe interessarti anche: , Milano per Gaber 2019: il programma da Paolo Conte a Cesare Cremonini , deSidera al Rosetum: a Milano una nuova stagione teatrale diretta da Giacomo Poretti , Invito a Teatro: 40 anni e mai così giovani. Quest'anno 4 tipologie di card , Invito a Teatro 2018-2019: spettacoli, abbonamenti e festa. 40 anni e mai così giovani , Teatro Manzoni Milano: la stagione 2018/2019. Spettacoli, orari biglietteria e info

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.