Attualità Milano Mercoledì 14 maggio 2014

Expo 2015. Al Padiglione Zero il rapporto fra uomo e cibo

I coni del Padiglione Zero firmato dall'architetto Michele De Lucchi
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Milano - Cominciare da Zero. Potrebbe essere un buon proposito per affrontare i prossimi mesi, dopo i difficili giorni che stanno vivendo i responsabili dell’organizzazione di Expo Milano 2015. E il Padiglione Zero sarà davvero l’inizio di tutto. Intanto, sarà l’ingresso del 75% dei visitatori, perché è collocato sul lato sud-ovest dell’area, in corrispondenza di uno degli accessi principali dell’Esposizione, l’ingresso ovest appunto, subito adiacente alla fermata della M1.

Si tratta di uno spazio a pianta rettangolare di circa 9 mila metri quadrati che fa parte delle cinque aree tematiche di Expo, vale a dire di quei padiglioni, tutti localizzati agli ingressi e in altri punti principali del sito, cui spetta il compito di presentare la propria interpretazione del tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita (le altre quattro aree sono Future Food District, curata da Carlo Ratti e dal MIT - Massachusetts Institute of Technology; Children Park; Parco della Biodiversità e infine Art&Food, la mostra a cura di Germano Celant per la Triennale di Milano).

Padiglione Zero, a cura di Davide Rampello - già ideatore, nel 2010, della mostra La città dell’uomo, vivere all’Italiana presso il Padiglione italiano all’Expo di Shanghai e, l’anno successivo di Tradizione e Innovazione, sempre nello stesso spazio diventato sede permanente della promozione dell’immagine dell’Italia in Cina -, costituirà la rappresentazione scenografica della storia alimentare dell’essere vivente da quando è homo sapiens.

«La prima necessità "ragionata" dell’homo sapiens», spiegava già due anni fa Rampello, «è quella di procurarsi il cibo. È da questo che nasce l’avventura dell’uomo. Per rappresentarla, per metaforizzarla, abbiamo pensato a un formidabile archivio che ho immaginato come in un disegno dell’architetto e incisore settecentesco Giovanni Battista Piranesi, la cui realizzazione per il Padiglione Zero è stata affidata allo scenografo cinematografico Giancarlo Basili».

Rampello ha chiarito recentemente, in un dialogo con Pierluigi Panza per il Corriere della Sera, che si tratterà di una sorta di Archivio della memoria di 23 metri per 50, in noce e faggio, fatta di cassetti, colonne e scale a chiocciola, sul cui retro sono fissati 746 monitor, gli strumenti che riportano il visitatore, passato attraverso degli archi nella stanza successiva, all’oggi, dove si troverà anche un enorme albero di più di una ventina di metri di altezza che “sfonda” il soffitto del cono.

La struttura del Padiglione - progettata dall’architetto e designer Michele De Lucchi, provvisoria e pensata per essere smontata e riutilizzata - consiste in un insieme di colline di legno, 8 coni di diverse dimensioni che vogliono ricreare un ambiente naturale. I coni ospitano le stanze del percorso, dal mondo vegetale agli animali, ai primi attrezzi dell’uomo («l’inizio della grande avventura tecnologica», secondo Rampello) che penderanno dal soffitto, a tutti i possibili recipienti di ogni forma e materiale ideati nei secoli e nei diversi continenti per raccogliere l’acqua, per arrivare infine alla tappa dedicata all’industrialismo, alle sue innovazioni e ai suoi problemi.

E se l’Archivio della Memoria aveva aperto il tragitto, un’enorme borsa mondiale del cibo che ha per pavimento un tappeto di spazzatura di avanzi lo chiude, per “vivere” anche lo squilibrio delle risorse e il problema dei rifiuti e dello spreco alimentare attraverso un’esperienza sensoriale e visiva e non didascalica.
Per Rampello, infatti, oggi si fa inutilmente un gran uso di allestimenti interattivi nelle mostre ma in realtà «l’interattività è contraria ai grandi flussi di persone» e impedisce di abbandonarsi a una reazione più sensoriale che razionale. Perché il Padiglione Zero dovrà essere un’esperienza, non una semplice visita.

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