Mostre Milano Palazzo Reale Lunedì 5 maggio 2014

Bernardino Luini e i suoi figli. La visita alla mostra

© Comune di Milano
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Milano - Superata la coda per la mostra di Klimt e compagni, al primo piano di Palazzo Reale si aprono due esposizioni che richiamano meno pubblico, comprensibilmente, da un lato, senza buone ragioni, dall’altro.
Si tratta della personale dedicata a Piero Manzoni e della mostra Bernardino Luini e i suoi figli. Comprensibilmente, perché l’artista di Cremona apre l’arte contemporanea a un concettuale di non immediata lettura, a differenza dell’artista viennese che ammalia i visitatori con ori e preziosismi. L’errore che si può correre è proprio questo con Klimt, in cui non è tutto oro quello che luccica.

Ancora più complessa è la lettura della mostra curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, due professori e studiosi di storia dell’arte che allestiscono un percorso espositivo di natura scientifica. Una metodologia che all’inizio può risultare difficile da seguire, ma che in realtà è la migliore per comprendere l’evoluzione della poetica artistica di un autore.

Per ogni opera sono specificati autore, data di nascita e morte, data di realizzazione e collocazione attuale. Quella originale può essere indicata quando, per esempio, si tratta di un affresco staccato, come nel caso del ciclo proveniente dalla villa Pelucca (nei pressi di Monza, ai tempi della realizzazione, ora inglobata nel comune di Sesto San Giovanni e trasformata in casa di riposo).
Oppure intuita: è fatta per stare in una camera la Madonna con bambino del Bergognone, tra le prime opere in mostra a indicare quali compagni di viaggio ebbe Luini (come Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea Solario, Giovanni Francesco Caroto, Cesare da Sesto).

Dopo una serie di Madonne, tra cui quella del Luini potrebbe essere una primissima prova eseguita a Milano intorno al 1500 circa, nella sala successiva il pittore si apre al paesaggio, per l’influenza che i modi veneti esercitano su di lui, che probabilmente soggiornò a Treviso.

Un piccolo quadretto con la Madonna e il bambino benedicente, venerati da una devota innanzi a loro inginocchiata, apre una finestra su montagne azzurre che richiamano quelle di Leonardo. La sacra famiglia è accompagnata dai santi Agostino e Margherita, insieme con angeli musicanti, e dominata dal paesaggio nel dipinto accanto su cui si legge “Bernardinus Mediolanensis faciebat 1507”…Si dice milanese perché nel Veneto pochi avrebbero conosciuto l’area d’origine di Bernardino Scapi.

Nel quadro seguente le devote diventano santa Caterina d’Alessandria e santa Lucia, con san Pietro e san Paolo. Probabilmente le sante sono sorelle, quasi certamente le offerenti, vista la fisionomia dettagliatamente caratterizzata. Questa carellata sacra luinesca prosegue con un Compianto che non può non coinvolgere chi lo guarda, chiamato a partecipare con la Maddalena bellissima, san Giovanni, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, al dolore per la perdita di un uomo colto dalla morte e accolto in braccio da una madre cui sgorgano goccioloni dagli occhi.
Stessi lacrimoni per l’affresco di uguale soggetto presente nella chiesa di San Giorgio al Palazzo di via Torino a Milano e in mostra rappresentato da un dipinto per destinazione privata, messo a confronto con quello di Giovanni Francesco Caroto.

Ancora nel sacro restiamo con la Madonna del roseto, immagine simbolo del Luini proveniente dalla Certosa di Pavia e ora alla Pinacoteca di Brera: bellissima la madre vergine, come ricordano le rose, tenera col figlio cui accarezza il piedino, già maturo e sciente della sua futura passione, simboleggiata da un'aquilegia, pianta che il bambino stringe nella mano destra.

Ma Luini non è soltanto pittore del sacro, come quel Caroto, da cui non è chiaro se prende o riceve, ci rimangono dell’artista soggetti profani. Il Caroto ha stupito con il suo bambino rosso malpelo e dal sorriso da jocker che guarda chi lo scopre con uno schizzo in mano che i bambini del Cinquecento facevano come quelli di oggi.
Del Luini “profano”, ci restano i soggetti del ciclo della Pelucca, nella stessa sala dove un cartone di Bramantino tesse le tecniche agricole del 1500. Divinità pagane giganteggiano accanto a semidei aiutanti a sostenere il peso del mondo nell’Ercole e Atlante, affresco monocromo trasportato su tela e oggi al Castello Sforzesco, ma in mostra fino al 13 luglio a Palazzo Reale.

Il percorso espositivo si chiude nella Sala delle Cariatidi che accoglie gli eredi del protagonista, in particolare Aurelio Luini, il figlio più piccolo e dotato di Bernardino. Di lui spicca il Martirio di san Vincenzo “cotto” su una graticola incendiata, o il Martirio di santa Tecla, dagli occhi lucidi, per essere stata gettata nella fossa dei leoni.

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