Mostre Milano Palazzo Reale Martedì 25 marzo 2014

Piero Manzoni 1933‑1963. Il suo genio in mostra a Milano

Piero Manzoni a Palazzo Reale
© Piero Manzoni
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Milano - «Piero Manzoni si e ci domanda "Di cosa parliamo quando parliamo d'arte?"». Flaminio Gualdoni, co-curatore dell'omonima antologica che apre mercoledì 26 marzo a Palazzo Reale, ci invita a riflettere su cosa sia un'opera d'arte, cosa distingua, chessò, una merda qualunque da una Merda d'Artista. Banalizziamo, lo sappiamo bene.

Manzoni è complesso, le sue opere - 130 quelle in mostra - colpiscono perché guardano all'essenza, semplicemente sono. Nato nel 1933 e morto a soli trent'anni il Piero -  come lo chiama sua sorella Elena che ho intervistato l'anno scorso in occasione del cinquantesimo dalla morte - produce bulimicamente. E mai nulla di banale.

Lavora sul gesto e sulla geometria per gli Achrome, usa materiali impensabili - dal caolino alle uova sode - arrivando alle sculture viventi. Spiega Gualdoni: «Abbiamo preso 7 anni di lavoro pieni di tanti aspetti, carichi di un'ansia di fare sempre di più in una proliferazione dove c'è tanto, tutto insieme».

Nelle sale di Palazzo Reale troviamo anche «alcuni inediti o opere mai uscite dalle case dei collezionisti, e che mai più usciranno, insieme a 4 lavori prestati dalla Galleria nazionale d'Arte Moderna di Roma» racconta Rosalia Pasqualino di Marineo, curatrice della mostra e della Fondazione Manzoni, nonché nipote di Piero.

Senza aver visto cosa sarebbe stato il Sessantotto, Piero era già oltre. Tanto che, quando si scopre la brevità della sua azione artistica, non ci si crede. Il suo influsso, anzi il suo Fiato d'Artista se lo sentono sul collo tutti quelli che vengono dopo.

C'è chi ha sottolineato che dopo negli ultimi mesi a Palazzo Reale sono passate tante figure iconoclaste, ultimo della serie Andy Warhol. E ora tocca a Piero, anche se lui le luci strobo dello Studio 54 non le ha viste. Ha conosciuto però molti locali di Brera per poi tornare a casa a notte fonda e lavorare alle sue performance (che all'epoca non si chiamavano ancora così). Ha vissuto in prima persona la Primavera di Milano, il rifiorire del Dopoguerra. Non a caso è stato inserito nel palinsesto culturale che omaggia la bella stagione.

Nella scheda di presentazione della mostra, il sindaco Pisapia ha definito Manzoni «l'energia di Milano: è la gioia di creare e poi distruggere per superare e andare oltre». Ha ragione, la sua è un'arte larger that life, immersiva (anche) per chi la guarda com'è avviluppante questa città in eterna marcia verso qualcosa che deve venire.

La mostra su Manzoni, la più grande mai realizzata dalla sua morte, resta visitabile fino al 2 giugno. È imperdibile. Serve dirlo?

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