Libri Milano Lunedì 17 febbraio 2014

Domitilla Ferrari: «Internet è come un bar»

Domitilla Ferrari
© Milo Sciaky

Milano - Parlando della mucca viola, inizia così la mia conversazione con Domitilla Ferrari, digital strategist, blogger e twittera con oltre 16mila follower, nonché fresca autrice di Due gradi e mezzo di separazione (Sperling & Kupfer, 2014, pagg. 224, 17 Eur).

«Per anni ci hanno detto che bisognava trasformarsi in una mucca viola, essere straordinari unici, anticonvenzionali - spiega Ferrari - Io dico che per fare networking bisogna essere normali, mettere in condivisione le competenze e far fruttare i contatti che si hanno».

Alt. Tenete bene fermo in testa questo concetto mentre facciamo un salto indietro, al titolo del libro. Si tratta di un aggiornamento dei Sei gradi di separazione che collegherebbero ciascuno di noi ad ogni altra persona sulla terra. Dal 1930 al 1970 questi sei passaggi sono rimasti immobili a garantire che il mondo è piccolo, certo, ma non troppo.

Poi è arrivata la Rete e il mondo si è rimpicciolito fino ad arrivare ai poco meno di 3 passaggi necessari per collegare il signor Rossi con Mr Obama. Non stiamo dicendo che Rossi e il presidente degli Stati Uniti si frequentino, ma che nel loro network virtuale esistano almeno due connessioni che li legano.

La conseguenza di questo restringimento socio-globale non può che impattare (anche) sul mondo del lavoro: facendo circolare idee e competenze, sostiene Ferrari, si può fare della Rete un alleato per farsi conoscere e, perché no, stimare.

«La rete è in primis un luogo, come un bar, dove si creano relazioni - prosegue Domitilla - Ci si trova, ci si piace, ci si segue. Se voglio andare a vedere un film, ma non sono convinta che possa piacermi, chiedo ai follower com'è. So per certo che ci sarà qualcuno in grado di rispondere. Sta a me valutare chi è affidabile, proprio come in ogni altro posto».

E qui veniamo ad un altro aspetto caldo del libro. Il peso specifico del networking. Ferrari non ha dubbi: «Gli scambi unidirezionali non funzionano, bisogna dare e prendere in egual misura. E poi bando alle bugie o al name-dropping».

Il name-dropping, l'azione cioè di citare persone note spacciandole per amiche, è uno dei mali dei social network: «Rifuggo da chi dice "Sono amico di Tizio". Mi è capitato di sentirmelo dire a proposito di una persona che avrei visto a pranzo dopo poche ore. È bastato qualche minuto per capire che fra i presunti amici c'era stato solo uno scambio di mail». Tradotto: amicizia è una parola grossa, usiamola con cautela. Fuori e dentro i social.

«ln rete si può diventare anche intimi, ma ci dev'essere condivisione, nessuno deve considerarsi speciale, unico, altrimenti non si può andare d'accordo né, tanto meno, generare idee costruttive. Nel momento in cui c'è fiducia, nascono progetti stimolanti».

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