Concerti Milano PimOff Giovedì 13 febbraio 2014

La Rappresentante di Lista. «Ecco la nostra canzone‑teatro»

La Rappresentante di Lista

Milano - Abbiamo incontrato La Rappresentante di Lista, duo musicale composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Lui palermitano, lei toscana, per formazione sono attori teatrali. Ma un po' sono anche musicisti.
A marzo esce il loro primo album (Per la) Via di Casa con Garrincha Dischi. Li abbiamo intervistati.

Come nasce la Rappresentante di Lista?
Veronica: «Ci siamo incontrati durante le prove di uno spettacolo teatrale Educazione Fisica, diretto da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Durante questa residenza artistica, lavoravamo, dormivamo e mangiavamo tutti insieme e nelle pause ci ritrovavamo a suonare. È nato tutto un po’ per gioco, dopo aver scritto le prime canzoni volevamo farle sentire agli amici di Palermo ma in Vucciria (Ndr mercato di quartiere) c’era troppa confusione e allora gliele facevamo ascoltare in macchina».
Dario
: «Così sono nati i Car-concert. Nel 2012 abbiamo fatto il primo concerto, coinvolgendo la Banda alla Ciance. Da quel momento abbiamo girato per l’Italia. (Per la) Via di Casa uscirà il nostro primo album».

E il nome come l’avete scelto?
D: «Nel 2011, quando c’è stato il referendum sul nucleare, Veronica per votare fuori sede si è dovuta iscrivere come rappresentante di lista. L’idea ci divertiva, ci scherzavamo sopra. Un giorno Veronica ha proposto un verso per una canzone che dice “Quando passo in via degli uomini mi sento sempre la protagonista" e io ho rilanciato con “alle prossime elezioni sarò io la rappresentante di lista”. Grasse risate, ma poi l’abbiamo tenuto».
V: «Via degli uomini esiste davvero! Sta a Pedona, il paese dove abitano i miei».

Questo mi porta a chiedervi come lavorate ai vostri testi. Vista la ricercatezza dei doppi sensi, io vi immagino seduti a un tavolo con un cruciverba di Bartezzaghi. Sbaglio?
D
: «Di solito cominciamo con lunghe chiacchierate su un argomento qualsiasi, anche banale: la vecchietta che va a fare la spesa con i sacchi bucati».
V: «Oppure prendiamo spunto da un evento particolare avvenuto durante la giornata».
D: «Se vuoi una suggestione, direi che più che il cruciverba ci ispiriamo al gioco Taboo, abbiamo una serie di parole che proprio non si possono dire ad esempio cuore, sole, labbra e quindi ci muoviamo alla scoperta di sinonimi».
V: «Per ogni canzone è come se avessimo la necessità di crearle intorno un piccolo mondo, con le sue storie, personaggi, parlate particolari».
D: «Raccontiamo delle storie e lavoriamo sul dialogo che si crea in scena».

Di cosa parla (Per la) Via di Casa?
D: «Il titolo racconta il momento in cui si lascia casa dei genitori e si cerca la propria».
V: «È anche il percorso per costruire una casa al nostro progetto musicale, qualcosa che lo contenesse, gli permettesse di trovare un suo spazio e essere ascoltato».
D: «Noi personalmente cambiamo spesso città, ci arrivano moltissime suggestioni».
V: «Ci scontriamo con altre quotidianità che diventano scorci necessari e preziosi. Nel titolo è contenuta anche l’idea che tutto è in movimento, tutto in viaggio».

Vedendovi in scena è molto evidente il vostro legame con il teatro, cosa vi siete portati dietro?
D: «Sicuramente in teatro abbiamo sviluppato l’ascolto del pubblico. In ogni concerto cerchiamo di capire dove far prevalere la musica, il dialogo, il racconto o dove farli intervenire. Creiamo anche una piccola scenografia con un filo di panni stesi e gli strumenti coperti da teli bianchi. Ci piace l’immagine della casa sfitta, dove ci sono i mobili coperti per la polvere».
V: «Per noi una forte struttura di base, ma ci teniamo molto a fare musica come progetto indipendente».

Concentriamoci sulla musica allora, ascoltandovi non è mica facile definire che genere fate.
D: «Quando ce lo chiedono, noi rispondiamo che facciamo punk. Attingiamo da tutti i generi, dal pop al punk di Nina Hagen, dal blues di Nina Simone alla musica classica, dalla musica popolare ai grandi cantautori. Al festival Musicultura abbiamo incontrato Pilar e lei ci ha definiti canzone-teatro, ci è piaciuto molto perché non ci limita e mette in risalto la componente musicale».

Che dire dei vostri concerti? Vi si vede in teatro, in campagna, a bordo di una Cinquecento...
V: «Ci piace che l’arte si possa reinventare e proviamo a giocare con i generi e con le modalità d’ascolto. Per adesso, oltre al palco del concerto live, abbiamo rintracciato altri due modi. Il Car-concert: ci mettiamo sui sedili passeggeri e se Dario ha la fisarmonica apriamo la portiera. Salgono due spettatori alla volta e ci chiedono cosa suonare. È il nostro modo di realizzare il sogno di sentire i nostri brani in radio. Poi c’è un esperimento chiamato Wo ist dasHaus? che in italiano significa Dov’è la casa? Sulla nostra pagina Facebook, abbiamo creato una mappa dove, chi ha voglia di sentire un nostro concerto può farcelo sapere. E noi andiamo a suonare».

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