Teatro Milano Piccolo Teatro Lunedì 10 febbraio 2014

Celestina di Luca Ronconi. La recensione

Celestina di Luca Ronconi. Nella foto, Paolo Pierobon e Lucrezia Guidone
© Luigi La Selva
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Milano - Lasciate ogni speranza o voi che entrate. Quel che di buono avete, se l'avete, scomparirà a contatto con il desiderio. Come acido muriatico, quel grumo nero che dalla testa si muove giù giù nelle viscere, è destinato a corrodere tutto.

Ai piedi del suo altare cesseranno di esistere lealtà e senso del dovere. Il fiume nero è inarrestabile: spazza via ogni cosa per arrivare alla meta, il possesso. Di denaro, forse ma soprattutto di sesso. Vi farà contorcere, fiaccherà la vostrà volontà e vi riavrete solo cedendogli.

È oscura la Celestina di Luca Ronconi che va in scena al Piccolo Strehler fino al 1 marzo. Tanto da essere crudele e generare sonni tumultuosi. Tre ore tese, sfiancanti.

Ronconi porta in scena il classico cinquecentesco di Fernando de Rojas, lo fa affidandosi alla riduzione di Michel Garneau. E già qui abbiamo un primo indizio di ciò che ci attende. Un filo teso fra Medioevo, che ritroviamo in scena nei costumi di Gianluca Sbicca, e contemporaneità, di cui è pervaso il perpetuo inappagamento del focoso Calisto (Paolo Pierobon).

Ecco.Tutto origina da lui, dal gentiluomo che, passeggiando, si imbatte nella bella e nobile Melibea (Lucrezia Guidone) e decide di averla. Carnalmente, s'intende. I secchi no della fanciulla - ferma nella salvaguardia del suo onore - lo rendono preda di un furore febbrile, una nevrosi direbbe Freud. Un'insaziabile voglia a cui solo una persona sola è in grado di porre rimedio: la Celestina (l'egregia Anna Paiato) che dà il titolo allo spettacolo. Una specie di Erinni, una strega che parla con il demonio e ricostruisce le verginità perdute a suon di monete sonanti. 

La donna che vive laggiù vicino alle concerie in riva al fiume (come recita il sottotitolo della pièce) conosce tutte le strade per la lussuria e sa come manipolare la volontà, trasformando uno sdegnoso rifiuto in una brama altrettanto caparbia. E guai a chi parla d'amore. Qui è tutta questione di desiderio, l'abbiamo già chiarito.

Senza volerci dilungare nella trama, basti sapere che Celestina, lo spettacolo, non il personaggio, è grottesco e torbido. Non c'è traccia di speranza e, a suggerircelo, ci pensa la bella scenografia di Marco Rossi.

Sulla superficie del palco leggermente in pendenza, si estende una distesa di porte (sarebbe meglio dire botole) attraverso cui gli attori entrano ed escono di scena passando dal sottopalco come uscendo dalla viscere di una terra intrisa di male. Solo a Melibea è concesso di librarsi nell'aria, ma solo per morire, vinta dal senso di colpa. 

Ronconi ci regala scene intense, notevole il sortilegio con cui Celestina chiama a sé il diavolo e il momento della disillusione - si potrebbe dire la nausea à la Camus - che pervade Calisto dopo il tanto atteso coito. 

Straziante, ma acuta (e modernissima) la rappresentazione di un eros per nulla erotico, tutt'al più carnale, grazie ai corpi esibiti e lascivi delle meretrici Areusa (Lucia Lavia) e Elicia (Licia Lanera) capaci di far impazzire i servi Sempronio (Fausto Rosso Alesi) e Parmeno (Fabrizio Falco). Ci convincono meno la litania del recitato, a tratti pedante e alcune lungaggini tutto sommato evitabili. 

Celestina è un'immersione dentro all'oscurità dell'animo umano. Le risate di Panico dimentichiamole. Ronconi invita il pubblico ad un viaggio nell'abisso di cui preferiamo ignorare l'esistenza.

Lo spettacolo va in scena il martedì e il sabato alle 19.30; il mercoledì, giovedì e venerdì alle 20.30; la domenica alle 16. I biglietti sono in vendita su Happyticket.

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