Weekend Milano Domenica 26 gennaio 2014

Scoprendo Bollate. Da Villa Arconati agli asparagi di Giulio Cesare

Villa Arconati, una delle bellezze di Bollate

Fuori dal Comune. 133 comuni da scoprire intorno a Milano. Storia, cultura, leggende, misteri, segreti, curiosità (Meravigli, 2013, pagg. 184, 12 Eur) è un libro appena uscito che racchiude decine di informazioni sui comuni che circondano il capoluogo lombardo.

Di seguito pubblichiamo uno stralcio dedicato a Bollate.

Milano - Bollate deriva il nome dal prefisso bula, bola, termine del dialetto lombardo che indicherebbe uno stagno o un acquitrino. C’è comunque un dubbio etimologico, in quanto il nome della città potrebbe avere origine anche dall’antico termine celtico beola, cioè “betulla”, forse per via dei rigogliosi boschi della zona. La prima presenza rilevata sul territorio pare risalire ai romani, che vi insediarono una necropoli.

Zanna bianca. Presso il Museo di storia naturale di Milano, situato nei giardini Indro Montanelli su corso Venezia (adiacente al Planetario Ulrico Hoepli) si può ammirare un’imponente zanna di mammuth, rinvenuta proprio a Bollate nel 1967, in una cava di ghiaia. Gli studiosi pensano che risalga all’era glaciale più recente, Würm, circa diecimila anni fa.

Cesare, buongustaio incompreso. La zona di Bollate era famosa per la coltivazione e l’esportazione degli asparagi, considerato cibo per palati raffinati. Il celebre storico latino Plutarco, nelle sue Vite parallele, riferisce come Caio Giulio Cesare, visitando Milano, abbia avuto modo di assaggiare gli asparagi di Bollate, cucinati con il burro: “Cesare li mangiò tranquillamente e rimbrottò i suoi amici che arricciavano il naso. Bastava - disse - che coloro a cui non piacevano non se ne servissero. Chi si lamenta di una zoticaggine come questa, è uno zotico anche lui”.

Ubi maior minor cessat. Nel 1627 il conte Galeazzo Arconati portò nella sua villa di Bollate un reperto archeologico che, da allora, si ammantò di un alone leggendario: la statua di Pompeo Magno, ai piedi della quale Giulio Cesare sarebbe spirato sotto i colpi dei congiurati. La residenza del conte era già famosa per i numerosi busti romani di personaggi illustri come Tiberio e Augusto e per i frammenti del monumento funebre di Gaston de Foix (capitano francese morto nel 1512), ma la statua di Pompeo era cosa ben diversa. Fatta di marmo e alta più di due metri, fu il fiore all’occhiello della collezione del conte.

L’incisore Marcantonio Dal Re nel 1737 ne conferma l’autenticità, affermando che “la sola statua gigantesca, rappresentante Pompeo il Grande, fa ben conoscere l’eccellenza dell’arte, ed insieme il purgato discernimento e generosità, che a questa illustre casa sono sempre stati naturali, mentre Galeazzo Arconati, deludendo con la profusione dell’oro, e l’autorità del nome di sua famiglia, la somma gelosia con la quale si custodivano a suo tempo le sculture in tutta Roma, e precisamente in Campidoglio, li riuscì dal medesimo a estrarla, e malgrado le difficoltà del cammino, farla da Roma con immensa spesa trasportare a Milano”. Dal 1989 il parco della villa ospita inoltre un festival musicale di fama internazionale.

Mio compagno di meditazione il campanile. Con queste parole la scrittrice lodigiana Ada Negri (1870-1945) descriveva i suoi momenti di riflessione, dal numero civico 51 di via Magenta. Unica donna a essere ammessa all’Accademia d’Italia, la Negri compose le sue ultime rime proprio a Bollate, dove si sarebbe in seguito spenta, non prima di aver reso immortale la città ritraendola in alcuni dei suoi versi.

© Copyright Meravigli Editore MilanoExpo 2013

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