Cinema Milano Martedì 21 gennaio 2014

Giorno della Memoria 2014. Hannah Arendt al cinema

Hannah Arendt al cinema
© Una scena del film di Margarethe von Trotta

Milano - In occasione del Giorno della Memoria arriva nei cinema di Milano Hannah Arendt l'ultimo film di Margarethe Von Trotta.
Lunedì 27
e martedì 28 gennaio, la pellicola verrà proiettata in più di cento sale italiane in concomitanza con le giornate in ricordo delle vittime della Shoah e del Nazifascismo. Consulta gli eventi in programma a Milano.

Il film narra la storia della filosofa ebrea - nata in Germania e naturalizzata americana - che, nel 1961, seguì il processo al nazista Adolf Eichmann e lo raccontò nel libro La banalità del male, uscito nel 1963, generando molte polemiche.

Di seguito le sale milanesi nelle quali sarà possibile vedere il film: Arcobaleno Filmcenter; Uci Bicocca; Palestrina e Ducale. A queste si aggiungono le sale della provincia, Uci Pioltello  e Troisi di San Donato Milanese. Per l'elenco completo dei cinema che proiettano il film in Lombardia, visitare il sito di Nexo Digital.

Nel film, Margarethe Von Trotta delinea la storia privata e pubblica della Arendt. Nata a Hannover nel 1906, Hannah è una brillante studentessa di filosofia - fra i suoi maestri ci fu anche Martin Heidegger con il quale intrattenne una breve relazione - a cui il regime nazista impedisce di diventare docente a causa delle sue origini. Nel 1941 è costretta ad emigrare negli Stati Uniti da dove segue l'evoluzione nefasta del regime di Hitler.
 
Diventata figura di rilievo del milieu filosofico internazionale - nel 1951 pubblica il saggio Le origini del totalitarismo - Arendt è collaboratrice di diverse riviste culturali, fra cui il celebre New Yorker

E proprio il magazine newyorkese, nel 1961, le chiede di seguire il processo contro l'ufficiale nazista Adolf Eichmann in corso a Gerusalemme. Eichmann è sotto accusa per crimini contro l'umanità. Arendt segue ogni udienza, legge tutti gli atti e ne trae un lungo articolo intitolato Eichmann a Gerusalemme. Un reportage sulla banalità del male. Da qui prenderà spunto il successivo saggio destinato a fare molto scalpore.

Tutt'altro che mefistofelico, agli occhi di Arendt, Eichmann si rileva una persona normale, quasi insignificante, un semplice ingranaggio di una macchina molto più grande di lui. Pur sottoposta a pressioni incrociate di amici e intellettuali, la filosofa non si fa remore a mettere nero su bianco il suo punto di vista, andando incontro a feroci critiche. In molti le imputano di giustificare le atrocità commesse da Eichmann, arrivando ad accusarla di tradire l'Ebraismo.

Il film della Von Trotta mette in scena il percorso - lungo quasi due anni - nel quale prende forma La banalità del male, oggi considerato un vero e proprio capolavoro sulla genesi del male, focalizzando l'attenzione sulla figura di una donna di cultura controcorrente.

Ad interpretare la Arendt è una bravissima Barbara Sukowa. Al suo fianco Axel Milberg nei panni di Heinrich Blucher, marito della Arendt. Con loro anche Ulrich Noethen nelle vesti di Hans Jonas. Janet McTeer è l'amica Mary McCarthy, Julia Jentsch la collega Lotte Kohler.

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