La leggenda dei re Magi a Milano

Attualità Milano Lunedì 6 gennaio 2014

La leggenda dei re Magi a Milano

La leggenda dei Re Magi a Milano
© Flickr - eg65/modificata

Milano - Quanti milanesi sanno che Milano conserva le spoglie dei Re Magi? Dei tre Re che seguirono la stella cometa che annunciava la nascita del Messia, e arrivarono a Betlemme per portare doni a Gesù. Ma riprendiamo le fila della storia, che forse è più giusto chiamare leggenda.

Le prime notizie collegabili alle spoglie dei re Magi narrano che l’imperatrice Elena,
(in verde età procace e godereccia concubina di Costanzo Cloro al quale partorì l’imperatore Costantino) immagino anche per guadagnarsi la santità, nel 326 si recò a Gerusalemme e giunta là fece larga incetta di reliquie: la vera croce, i Sacri Chiodi, che poi si moltiplicarono prodigiosamente come funghi, e tra le altre, udite, udite, i resti dei re Magi. Ma se trascuriamo il capitolo delle decine di migliaia e più di reliquie sparse per il mondo –  quanto ci sarebbe da scrivere: a occhio e croce messe tutte assieme fanno una montagna pari all’Everest - e prendiamo in considerazione solo quelle dei re Magi, la leggenda si tinge di fantascientifico e vi spiegherò perché.

Solo facendo ricorso alla fantascienza, o se preferite alla magia e così restiamo in tema, si può pensare che tutti e tre i re Magi siano stati sepolti in Terrasanta.
Con ogni probabilità  invece i tre re pagani in visita erano dei sacerdoti persiani molto versati in astrologia, ai quali la tradizione cristiana ha affibbiato i nomi di Baldassarre, Melchiorre e Gaspare e si presume che, dopo aver reso omaggio al Bambin Gesù, abbiano fatto tranquillamente ritorno al loro paese. Infatti Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Theran intorno al 1270: «In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il Milione, cap. 30).

Ma come dicevo prima no! Altro giro altra danza e l’imperatrice Elena, forse con un colpo di bacchetta magica, trovò i resti dei re Magi, li fece caricare su una nave e li esportò nella Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli.

E qui parte la nostra bella leggenda: si narra che, tra il IV e il VII secolo, a Milano (città imperiale che vide nel 313 grazie alla magnificenza di Costantino confermato l’editto che riconosceva libertà di culto alla religione cristiana) giunse un convoglio proveniente da Costantinopoli e guidato dal principe e poi vescovo Eustorgio. La data di arrivo è incerta, perché ci furono due religiosi con lo stesso nome e il ruolo di presule, ma la tradizione ha scelto il primo, un greco. Dunque il convoglio guidato dal primo Eustorgio, inviato a Milano come governatore, trasportava una pesantissima arca di pietra che conteneva le reliquie dei Re Magi su un carro trainato da coppie di buoi.

Durante il lungo viaggio, nelle foreste balcaniche, un branco di lupi assali i buoi sbranandoli, ma il vescovo ammansì le fiere e le legò al posto delle bestie da soma (padronissimi di non crederci). Quando però l’arca trainata dai lupi arrivò nei pressi di Milano, ci fu un ma e s’impantanò negli acquitrini di Porta Ticinese.
Eustorgio smontò e decise pragmaticamente di far edificare una chiesa in quel punto e proprio là, dove il carro si era fermato, sorse la splendida basilica - poi di sant’Eustorgio - che conserva ancora un enorme sarcofago di pietra nella cappella laterale e inalbera sul campanile la stella cometa.

Dopo la morte di Eustorgio, le reliquie furono dimenticate. Tempi grami, basso medievo. Poi nel 1158, dopo il potenziamento delle difese cittadine, furono riportate sugli altari e trasferite all’interno delle mura nella chiesa di San Giorgio.
Ma nel 1162, il Barbarossa rase al suolo Milano. Due anni dopo dava via libera al suo arcicancelliere, l'arcivescovo di Colonia Rainaldo di Dassel, fautore del concetto di una nuovo culto cattolico-imperiale basato sulla Monarchia Sacra, che s’impadronì delle preziose reliquie delle spoglie dei Magi.

Secondo un cronista dell'epoca, al momento della traslazione i corpi dei Re Magi, essendo stati trattati con balsami e spezie, erano intatti e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni.

Rinaldo partì da Milano il 10 giugno 1164 e arrivò a Colonia il 23 giugno (o luglio, più probabile) dello stesso anno. In quei tempi bui e gravidi di guerre, l’itinerario fu lungo e tormentoso onde evitare rischi e pericoli. Como, Vercelli, Torino, San Gottardo, Lucerna, Abbazia di Grammont, Arisach sul Reno, Remagen, Bamberg, Mainz, Erfel e infine, trionfalmente, Colonia.

Molti luoghi in Francia, Italia, Svizzera e Germania menano vanto dell'onore di avere ospitato le reliquie durante il viaggio e in molte chiese si trovano ancora piccoli frammenti lasciati in dono. La testimonianza di questo passaggio si ritrova anche nei tanti nomi quali Ai tre Re, Le tre corone e Alla stella, imperituri segni a memoria, del passaggio epocale di alcune delle più simboliche reliquie del cristianesimo.

Arrivate a Colonia, le spoglie dei Re Magi furono rinchiuse in un'arca d'argento dorato nel duomo di allora che, a partire dal 1248, dato il grande incremento del culto dei Magi (molto diffuso nel nord Europa, tanto che spesso sulle porte delle case figuravano le iniziali C.M.B. - Caspar, Melchior, Balthasar), fu trasformato passo dopo passo in St Peter und Maria, la splendida cattedrale gotica, esistente tuttora, nonostante le bombe dell’ultima guerra.

Ma anche a Milano il ricordo dei Re Magi era rimasto vivo, tanto che, secondo il cronista dell'epoca Galvano Fiamma, nel 1336, sotto Azzone Visconti, si celebrava una cerimonia costituita da un corteo dei Magi a cavallo, che attraversava la città seguito da una schiera di servi e di animali esotici di ogni genere, soprattutto scimmie.

La partenza avveniva in una sede domenicana e la prima tappa era nel tempio di San Lorenzo (a pianta centrale come il tempio di Gerusalemme), dove si rappresentava l'arrivo da Erode; la seconda faceva capo a Sant'Eustorgio, dove sull'altare maggiore si rappresentava l'Adorazione. Il ritorno prevedeva l'uscita dalla città attraverso Porta Romana. Non si sa dove la processione finisse. Ma tanto fumo per poco arrosto perché ai milanesi era rimasta solo la medaglia fatta, si narra, con parte dell'oro donato dai Re Magi al Signore, che veniva esposta il giorno dell'Epifania in Sant'Eustorgio accanto al sarcofago vuoto.

Nei secoli successivi Milano provò ripetutamente ad avere indietro le spoglie dei Magi, ma invano. Né Ludovico il Moro, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a farle tornare dalla Germania.

Solo nel 1903, il cardinal ambrosiano Ambrogio Ferroni, allora Arcivescovo di Milano, dopo una lunga ed estenuante trattativa riuscì a riportare a Milano alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Re Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), per concessione dell'Arcivescovo di Colonia Fischer, e il giorno dell'Epifania del 1904 li fece solennemente ricollocare in Sant’Eustorgio in un'urna di bronzo accanto all'antico sacello vuoto con la scritta Sepulcrum Trium Magorum, tomba dei tre Magi. E là li troverete!

E al giorno d’oggi? La cerimonia si ripete ogni anno, come allora e il corteo dei Re Magi, rivestiti di fastosi costumi d’epoca, che il giorno dell'Epifania parte da Piazza del Duomo, si ferma a San Lorenzo, dove l’aspettano riverenti i figuranti che impersonano Erode e la sua scorta, e arriva sul sagrato di Sant'Eustorgio per portare doni alla Sacra Famiglia, è diventato uno degli eventi più attesi e amati dai milanesi, soprattutto dai più piccini.

Un giorno di festa e di fiera, secondo la più antica tradizione medievale che fa fiorire intorno alla Basilica di sant’Eustorgio un colorito mercatino con bancarelle cariche di giocattoli, dolciumi e merci varie. Segnatelo in calendario.

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