Attualità Milano Domenica 8 dicembre 2013

Slow Food a Expo 2015. Petrini: «Non fiera di numeri, ma occasione d'incontro»

Carlo Petrini
© slowfood

Milano - «Il tempo dei missionari è finito: gli africani hanno tutti i mezzi per farcela. A noi spetta l'obbligo di non lasciarli soli». Se Carlo Petrini ha un pregio, è quello di andare dritto al punto. Così, se la sua presenza a Milano al fianco del sindaco Giuliano Pisapia e del commissario governativo Giuseppe Sala ha lo scopo di presentare la collaborazione di Slow Food con Expo 2015, il presidente e fondatore di Slow Food non perde l'occasione per rilanciare immediamente la posta, annunciando il nuovo grande programma dell'associazione da qui al 2018: la lotta alla fame in Africa, da raggiungere, spiega Petrini «con la creazione di una leadership di giovani africani che possa governare la propria agricoltura. Solo così si salverà la biodiversità».

Il progetto di Slow Food International, senza dubbio ambizioso, sarà presentato ufficialmente a Milano il 17 febbraio 2014 e, insieme a Terra Madre, in programma a Torino nell'ottobre 2014, rappresenterà un'importante anticipazione del tema Nutrire la Terra, il centro gravitazionale intorno a cui ruoterà Expo 2015.
Una consonanza di interessi, quella tra Slow Food ed Expo 2015, che è tutt'altro che casuale e - dopo mesi di incertezze e incomprensioni - è finalmente sfociata in un accordo formale: Slow Food gestirà uno spazio di 3500 mq nell'estremità orientale dei padiglioni espositivi, una grande piazza con un albero in centro nella quale si parlerà (e si toccherà con mano) la biodiversità attraverso conferenze, degustazioni e incontri con i produttori.
Un luogo nel quale i visitatori possano prendere coscienza della biodiversità attraverso il cibo, perché - come sottolinea Pisapia - «Expo non è una grande fiera, ma un grande momento di dialogo tra i popoli, essenziale per trovare nuove abitudini di consumo e uscire da una situazione attuale che non è più accettabile».

Snocciola dati, Pisapia: ogni anno nel mondo si buttano via 222 milioni di tonnellate di cibo. Di questi, ben 89 milioni nella sola Unione Europea. Inoltre, aggiunge Petrini, «A oggi abbiamo perso il 75% di specie vegetali commestibili sul pianeta: bisogna sfuggire a questa omologazione. E soltanto sostenendo la piccola agricoltura familiare e di sussistenza vi si può riuscire».

Slow Food ha ripartito le proprie attività durante i sei mesi di Expo in due periodi distinti: per i primi tre mesi, da maggio a luglio, il tema saranno il latte (o meglio, «i latti», come sottolinea Petrini) e i formaggi; mentre nel secondo, da agosto a ottobre, si parlerà di grano e pane.
«L'ambizione è quella di creare un percorso adatto a tutti i visitatori, dai bambini ai professionisti - spiega il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese - Vogliamo che entrino come spettatori ed escano come attori consapevoli, che prendano coscienza della necessaria salvaguardia della biodiversità».

La partecipazione di Slow Food a Expo 2015 sarà molto articolata: nella piazza nell'area espositiva l'associazione costruirà un Teatro del gusto nel quale incontrare i produttori, organizzera convegni e dibattiti a Cascina Triulza e si farà promotrice di progetti in tutta la Lombardia, potenziando il progetto già avviato con Nutrire la Lombardia.

La consonanza di interessi e obiettivi tra Slow Food ed Expo 2015 è evidente: se è dal 1996 che con l'Arca del gusto l'associazione si occupa attivamente della salvaguardia della biodiversità, per stessa ammissione dell'amministratore delegato di Expo Spa, Giuseppe Sala, «Slow Food ha contribuito fin dal primo giorno all'ideazione del programma, e Petrini è tra gli ispiratori del progetto Nutrire la Terra». Tuttavia nell'ultimo anno la partecipazione di Slow Food a Expo era stata messa in forte dubbio, sia per i ritardi nella progettazione sia per alcune scelte organizzative.

Se Pisapia garantisce che «i ritardi sono stati recuperati», Petrini sottolinea come le divergenze siano state appianate di fronte all'obiettivo comune della salvaguardia della biodiversità. Tanto che il fondatore di Slow Food ha accettato di convivere, nell'ambito di Expo, con la presenza di agricolture Ogm, verso le quali si dimostra a sorpresa moderatamente possibilista: «Expo è un momento di confronto e discussione - spiega Petrini - In futuro la scienza ci darà delle sorprese, rendendo gli Ogm non così devastanti e invasivi come sono oggi. Per questo bisogna accettare di parlarne».

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