Concerti Milano Mediolanum Forum Venerdì 11 ottobre 2013

Queens of the Stone Age in concerto a Milano

La band Queens of the Stone Age

Milano - Novembre è il mese dei grandi concerti, una serie impressionante di appuntamenti importanti, da non perdere: Queens of the Stone Age (3/11 @ Forum), Arctic Monkeys (13/11 @ Forum), Primal scream (20/11 @ Alcatraz), Nick Cave (28/11@ Alcatraz).

Il primo è quindi Queens of the Stone Age (QOTSA) il cui leader indiscusso è Josh Homme, un signore grande e grosso che ha rischiato recentemente di rimanerci secco durante un banalissimo intervento chirurgico a un ginocchio. I medici, rassegnati, hanno annunciato con parole gravi un epitaffio prematuro «ce lo siamo perso!», quindi il coma. Fu, come spesso accade, un’esperienza mistica, di quelle che lasciano il segno sull’esistenza.
Proviamo a capire in che modo questo ha influito sui QOTSA ascoltando il nuovissimo album …Like Clockwork, un mix di brani molto diversi, un puzzle che finisce per ricomporsi perfettamente, che funziona – appunto – come un orologio, dopo sei anni di silenzio.

Non è certo stato un periodo di tutto relax per Homme: oltre ad esser quasi morto, ha partecipato al progetto Them crooked vultures, supergruppo con Dave Grohl alla batteria (Nirvana, Foo Fighters) e la leggenda Led Zeppelin John Paul Jones al basso, oltre a  co-produrre parte di Humbug per gli Arctic Monkeys. È la prima pubblicazione per l’etichetta indie Matador dopo gli anni con Interscope, il che porterebbe ad aspettarsi un lavoro duro, dispari, difficile, abrasivo, tutto sparato in faccia.
Invece è il contrario: dal punto di vista melodico è molto più a fuoco dei precedenti, quasi levigato. Si fa fatica a classificare come hard rock almeno l’80% dei brani e le collaborazioni confermano il punto: vecchie e nuove queens come Elton John e Jake Shears dei Scissor Sisters, poi Alex Turner dagli Arctic Monkeys e l’UNKLE James Lavelle si aggiungono ai più usuali Trent Reznor (NIN), Mark Lanegan (ex Screaming trees), Dave Grohl.
Detto questo, il gioco di riconoscere gli ospiti è sviante oltre che impossibile, se si eccettua il drumming potente di Grohl (8 brani su 10) le altre ospitanze sono molto nascoste e anche piuttosto marginali. 

Vediamo brano per brano: Keep your eyes peeled sembrerebbe l’ideale per Reznor, andamento lento, scuro e grave con improvvisi cambi e urla chitarristiche subito sedate. Qui l’ospite invece è Jake Shears, seconda voce nei coretti che terminano il brano.
I sat by the ocean testimonia dell’esperienza con l’ex Led Zeppelin, classic rock con progressioni semplici, riff immediatamente orecchiabili, per terminare con un finalino che sembra citare gli amici Strokes.
The vampire of time and memory è il primo brano intimo, una ballad guidata dal piano in cui i demoni di Homme prendono il sopravvento, dice di non sentire l’amore, è vulnerabile, sopravvissuto, contento di esserci ancora ma, appunto, no love. Povero!
L’andazzo di If I had a tail torna a rielaborare il rock classico alla maniera QOTSA, i testi sputano in faccia così come farebbe appunto il diavolo con la coda nell’assicurarsi il controllo della notte: «I wanna suck, I wanna lick, I wanna grind, I wanna spit». Partecipano ai cori, anche se impossibili da distinguere, Lanegan, Turner e clamorosamente anche Nick Oliveri, l’ex poderoso bassista del gruppo amico del diavolo, una vita in bilico fra TSO, arresti per violenza domestica, ovviamente collezionista di variegate dipendenze da sostanze psicotrope. Da tempo messo fuori da Homme in base ai primi sospetti di violenze sulla moglie. Certo che un amico è un amico, un gesto che vorrebbe incoraggiare la riabilitazione è sicuramente una bella cosa, ma la scelta del brano farebbe pensare ad un approccio esorcistico!
Segue il singolone spaccatutto un po’ ‘gnurant My God is the sun, che funziona, per carità, ma l’impatto emotivo in confronto agli altri brani lascia un po’ a desiderare, se proprio non stai guidando ai 180 sorseggiando tequila in una notte selvaggia post-adolescenziale.
Meglio le successive Kalopsia, dove Reznor è elencato come corista e voce sospirante (anzi, respirante!) e Smooth Sailing, funk robotico decisamente british, ricorda Bowie dell’epoca Scary Monsters o, volendo un riferimento più attuale, un inno da pub caciarone un po’ alla Franz Ferdinand. Anzi, per dirla tutta i lead vocals sembrerebbero di Shears e il brano un singolone gay di Scissor Sisters
Quindi una power ballad ispirata all’esperienza di quasi morte, fin dal titolo I appear missing.

I testi sono tutti riferibili alle sensazioni provate prima, durante e dopo il coma. I pensieri di vulnerabilità affiorano e si affermano, non completamente sedati dalla consapevolezza di essere tornati perfettamente funzionanti, …Like Clockwork.
Candidato ad album dell’anno, in competizione con NIN da poco passati dal Forum e Arctic Monkeys che lo seguiranno, …Like Clockwork si appiccica facilmente alle orecchie con 10 brani che ridefiniscono il concetto di stoner o desert rock, che dir si voglia. Il disprezzo per il machismo di certo rock pesante, deciso fin dall’inizio con la scelta di chiamarsi Queens piuttosto che Kings, diventa ancor più evidente e maturo. Non più una collezione di riff robotici, che pure non mancano, ma una gradevole sequenza di chiaroscuri Zeppeliniani, una nuova enfasi intimista che rende esplicita la vulnerabilità come nuova sensazione, acquisita tramite la sofferenza e la paura.

Una crescita artistica che potrebbe costargli qualche fan storico in cambio di frotte di nuovi. Il tutto trasmesso utilizzando una varietà impressionante di stili vocali interpretati da Homme che non vediamo l’ora di riascoltare dal vivo.

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