Da Matisse a Bacon. Il volto del '900 a Palazzo Reale - Milano

Mostre Milano Palazzo Reale Martedì 24 settembre 2013

Da Matisse a Bacon. Il volto del '900 a Palazzo Reale

Il volto del '900 a Palazzo Reale
© mentelocale.it / Lorenza Delucchi
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Milano - La nostra immagine, forse l'essenza del nostro essere, sia essa veritiera o camuffata. Ruota intorno a questi temi Il volto del '900. Da Matisse a Bacon. Capolavori dal Centre Pompidou, la mostra allestita a Palazzo Reale e visitabile dal 25 settembre al 9 febbraio 2014.

A metterci la faccia, talvolta letteralmente, ci hanno pensato centinaia di artisti più o meno noti. Una parte di loro rivive, attraverso ottanta opere, nelle sale di Palazzo Reale. Grazie ad una collaborazione appena nata fra Comune di Milano e Centre Pompidou di Parigi, milanesi e turisti possono assistere ad un'esposizione (quasi) psicanalitica che mette in scena la percezione di noi e degli altri.

C'è chi, come Francis Bacon, ha scelto di farsi un autoritratto; chi ha preferito fissare il volto di un artista come Pablo Picasso, parliamo di Valentine Hugo e di Pablo Gargallo; chi, ancora, di rendere eterno il bel viso della soprano Lucienne Bréval, che ha saputo colpire l'immaginario di Ignacio Zuloaga y Zabaleta.

Cosa hanno in comune questo opere? Nulla, a parte il fatto di ritrarre esseri delle stessa specie, quella umana, e di far cronologia dagli inizi alla fine del secolo scorso.

Sfilando attraverso le sette sezioni che compongono la mostra, assistiamo alla metamorfosi culturale e psicologica, ma soprattutto artistica, del volto

Dall'ammaliante Odalisca in pantaloni rossi di Henri Matisse, datata 1921, all'Arne di Chuck Close del 2000, passano Espressionismo, Surrealismo, Formalismo per stare ad alcune correnti artistiche, ma a lasciare il segno - verrebbe da dire, aggiungere rughe -ci hanno pensato anche Freud, i le due Guerre Mondiali, la fotografia, la tv e il cinema. Il volto diventa sempre più scomponibile, alterabile, riproducibile. Gli artisti, che sono sempre stati i soli demiurghi dell'essere, si ritrovano in affollata compagnia.

Onore al merito del curatore Jean-Michel Bouhours che, scegliendo di far interagire le opere per assonanza e non per cronologia, ci aiuta a comprendere come i colli da giraffa di Modigliani, il volto-nudo di Matisse emblema della mostra, e il Ritratto immaginario di Tintoretto firmato da Antonio Saura siano parte di una riflessione trasversale di cui il Novecento ha saputo farsi culla.

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