Libri Milano Domenica 30 giugno 2013

Milanesiana 2013. L'intervista a Ginevra Bompiani

Ginevra Bompiani

Milano - Ginevra Bompiani ha un nome bello e impegnativo, almeno quanto il suo cognome. È bello perchè fa pensare a principi e dame che si muovono fra corti popolate di guitti e favorite. Tant'è che la storia capace di iniziarla al piacere della lettura è stata I cavalieri della tavola rotonda di Chrétien de Troyes. Ce lo racconta lei stessa nelle righe che seguono, regalandoci il piacere di una conferma: è proprio vero, sono i libri che scelgono noi, quasi fossero sarti capaci di prenderci le misure a occhio. Vale per lei, figlia di Valentino, intellettuale e fondatore di Bompiani, ma un po' per tutti.

Scrittrice, traduttrice e, dal 2002, anche editrice di Nottetempo, domenica 30 giugno riceve il Premio Rosa d'Oro della Milanesiana, per cui ha ideato un'intera giornata di appuntamenti, intitolata Lezioni d'Amore. L'abbiamo intervistata per farci raccontarci il senso del leggere oggi.

Per Milanesiana cura due incontri intitolati Lezioni d’amore. ll progetto nasce da un ciclo di lezioni ospitate al Teatro di Tor di Nona di Roma e si è trasformato in un libro per nottetempo che contiene interventi di Sandro Veronesi, Concita De Gregorio, Barbara Alberti, Giuseppina Torregrossa, Gianrico Carofiglio, Franca Valeri e Vittorio Lingiardi.  Si parla di amore ovunque, in tv, al cinema, eppure le persone sono sempre meno capaci di affrontare le ambivalenze del discorso amoroso. Secondo lei quali sono le cause di questa involuzione?
Forse le persone sono sempre meno capaci di affrontare la naturale ambiguità della parola, che è la sua ricchezza, a differenza della naturale reticenza che è la sua povertà, nel discorso politico-commerciale a cui sono più abituate. La forma che abbiamo scelto è quella di uno scritto di autore che si rivolge come parola orale a un pubblico che interviene coi suoi commenti, e poi diventa parola edita in un libro, arricchita dai commenti. È una forma nuova di libro e di comunicazione, che unisce la potenza letteraria all’affabilità del discorso, una specie di editoria on stage. Un esperimento che vogliamo ripetere con altri temi, sempre infuocati.

Nell’introduzione a Lezioni d’amore, scrive: «Se oggi la lettura è in ribasso (…) forse è per la sua natura solitaria. La nostra epoca è forse una delle più solitarie che ci siano mai state, almeno nella nostra parte del mondo. Ma siamo tutti foderati dai nostri piccoli strumenti di comunicazione, i nostri dispositivi, che nascondono la solitudine come i vestiti nascondono la nudità». È interessante riflettere sul fatto che anche l’azione della lettura oggi richieda un supporto informativo, penso agli ebook reader…Che ne pensa?
La lettura ha sempre usato un supporto, fin da quando si è staccata dalla voce del narratore: la pietra, la stele, la pergamena, la carta. È come se la parola si fosse dovuta posare, adagiare su un oggetto materiale, e in qualche modo è commovente la sua dipendenza dalla materia. Anche il dispositivo, il tablet, è un oggetto materiale, da tenere un po’ scomodamente fra le mani. La lettura ha bisogno di una piccola scomodità (che nottetempo riduce al minimo) per sentirsi parte di noi, per ricordarci che il nostro corpo legge con noi. Questa, con l’oggetto, è una prima timida forma di compagnia, al di fuori della grande compagnia che poi ti farà il libro.

Nei prossimi giorni riceverà il Premio Rosa d’Oro della Milanesiana. Un riconoscimento per il suo molteplice impegno nel mondo della letteratura. Lei si è occupata di libri in ogni modo possibile: oggi è editrice e scrittrice, ma è stata anche docente e traduttrice. Quale di queste attività le ha dato maggiori soddisfazioni e perché?
Più che di soddisfazione parlerei di diverso piacere. Ognuna di queste attività presuppone una certa idea della lettura, dalla meno libera (la traduzione) alla più libera (la scrittura): ma spesso la mancanza di libertà aumenta il piacere, come i venti di cui devi tener conto su una barca a vela, o le onde, o l’ancora che lega il fondo con la superficie. Leggere è una forma di navigazione, e così pure tradurre, trasmettere, editare e scrivere. Uno dei motti di Karen Blixen era navigare necesse est, vivere non necesse (navigare è necessario, vivere no). E anche i ragazzi di Piazza Taksin, in piedi immobili davanti ai poliziotti con un libro in mano, hanno scelto di navigare piuttosto che vivere. Per tornare a me, la casa editrice e la scrittura sono le attività che mi spremono di più, fino alla buccia, e questa è sempre una bella sensazione. Céline diceva che per scrivere bisogna pagare. La scrittura, la lettura, chiedono sempre un pegno: l’anima, come ogni demonio che si rispetti.

I libri sono parte della sua vita, fin dalla culla. Qual è il primo ricordo che ha del piacere della lettura?
Il primo libro che ho amato con desiderio assoluto: I cavalieri della tavola rotonda nella collana della Scala d’oro. Era una versione per bambini di Chrétien de Troyes, che ho poi amato allo stesso modo nella versione originale.

Lei ha vissuto in moltissime città italiane e internazionali, oggi risiede a Roma. Che rapporto ha con Milano dove è nata? Ci torna spesso?
Sono molto affezionata a Milano. Ci ho vissuto fino a vent’anni e ora ci torno circa una volta al mese. Milano mi ha insegnato a preferire la bellezza segreta a quella vistosa, e questo ha reso difficile nei primi anni il rapporto con Roma. Mi ha insegnato anche il pudore della parola, che ho dovuto vincere insegnando e parlando in pubblico. E oggi ritrovo ancora una gentilezza e una comunità che me la rendono famigliare.

Undici anni fa ha fondato la casa editrice nottetempo. Aveva in mente, come ha dichiarato in un’intervista, un libro che fosse un compagno, capace di essere bello, dentro e fuori. Oggi il mondo dell’editoria sta vivendo l’ennesima rivoluzione: in che modo è cambiato il vostro modo di lavorare?
Non è cambiato, continuiamo a fare libri che sono piacevoli da portarsi dietro e da tenere in mano oltre che da leggere, libri belli dentro e fuori, anche se questo comporta dei costi ormai quasi insostenibili: ma è la nostra faccia, la nostra idea, ed è tardi per cambiarla.Tutti parlano di cambiare, bisogna invece preoccuparsi di trattenere la bellezza, la dolcezza, la verità.

Domanda da un milione di dollari: l’ebook è un nemico o una risorsa per il libro di carta?
Non è certo un nemico. È un nuovo fantasma e bisogna amare i propri fantasmi e imparare a conviverci.

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