Attualità Milano Domenica 9 giugno 2013

Montenapoleone, da strada dei conventi a via della moda

Le strade del lusso di Milano

Milano - Via Montenapoleone e dintorni: Borgo Spesso, Via Spiga, via Santo Spirito, via del Gesù, via Sant’Andrea.
Nel 1954 Peter Van Wood, l’olandese cresciuto con Carosone e trapiantato in Italia, cantava:‘"Via Montenapoleone, da San Babila a Manzoni, sfilata di bei visoni, di modelli di Paris / La via Montenapoleone, vi si parla a profusione di film in prima visione, scandaletti e bigot / Chi viene a Milano deve passar per Montenapoleon / Chi viene a Milano deve passar per Montenapoleon."

Ma, prima di intraprendere la nostra passeggiata, facciamo un passo indietro: Montenapoleone, da strada dei conventi a via della moda? Verissimo!
Ci vuole un po’ di storia. Intanto perché si chiama via Montenapoleone?

Nel Medioevo e fino al 1700, la strada si chiamava Contrada di Sant'Andrea. Nel Settecento, l’attuale Montenapoleone, con il suo tracciato che segue quello delle antiche mura romane, era una specie di confine urbano. Ma, a testimonianza di quell’epoca, oggi resta praticamente zero.
Nel secolo di Pietro Verri e dell'abate Parini, dalla Contrada Sant’Andrea si dipanava una zona di conventi e chiostri con i relativi orti: quelli delle Francescane Zoccolanti, delle Orsoline, delle Agostiniane, delle Benedettine che si estendeva fino alla cinta del Naviglio. Erano i Borghi di Sant'Andrea, del Gesù, del Santo Spirito e di quello che, più tardi, fu chiamato Borgospesso perché l'Ottocento, spadroneggiando, lo intasò di caseggiati, e da qui spesso, nel senso di fitto.

Sul finire del Settecento e ai primi dell’Ottocento, gli aristocratici, che con il clero rappresentavano il 9% della popolazione cittadina ma erano padroni di due terzi delle terre milanesi, invasero quel territorio, sloggiando monache e conventi e inglobando gli orti claustrali come giardini. Milano, che si allargava, aveva bisogno di spazio.
Lo trovò in Montenapoleone, come, qualche anno prima, l’aveva trovato in Corsia dei Giardini, l'attuale via Manzoni. Erano gli anni in cui Milano godeva i frutti delle riforme, del buon governo di Maria Teresa, del suo successore Giuseppe e dei loro rappresentanti.

E Contrada di Sant’Andrea cambiò nome in via di Monte di Santa Teresa o Contrada del Monte, quando, nel 1872, Maria Teresa d' Austria vi fece aprire al n° 12, un Monte, un banco dei pegni per i cittadini bisognosi. Il Monte, chiuso una dozzina di anni più tardi, fu fatto riaprire da Napoleone Bonaparte, allora primo Console, durante la Repubblica Cisalpina e, in suo onore, banco di pegni e strada cambiarono di nuovo nome.

Caduto il napoleonico Regno d'Italia (con Milano capitale) la gestione del banco dei pegni ritornò agli austriaci, ma la via continuò a chiamarsi Montenapoleone e, durante le Cinque Giornate di Milano, fu teatro dell'insurrezione dei patrioti contro gli Austriaci: qui aveva infatti sede il coordinamento delle forze cittadine in gioco e da qui partivano gli ordini verso tutta la città.

Via Monte Napoleone segue l'antico tracciato delle mura romane, che a loro volta seguivano il corso del Seveso, che tutt'ora scorre come Grande Seveso tombinato sotto il manto stradale, sul lato dispari della via.

Nel XIX secolo Montenapoleone ha ospitato diversi illustri personaggi milanesi: a Palazzo Taverna (al n° 2) visse e morì lo scrittore Carlo Porta, mentre sul fronte opposto, il n° 1, era la casa del poeta e scrittore Tommaso Grossi. Storicamente sempre qui, nel 1840, Giuseppe Verdi avrebbe composto il Nabucco. E ancora ai primi del Novecento Via Montenapoleone era chiamata “el quartier de riverissi”, perché tutti gli uomini, per salutare una signora, la riverivano togliendosi il cappello.

Dalla fine dell'Ottocento infatti la strada si caratterizzava sempre più per il lusso: sempre più famiglie ricche e importanti vi si trasferivano e, al tempo stesso, uno dopo l'altro aprivano lo sportello diversi antiquari e gioiellieri di fama internazionale. Quali Annibale Cusi, che fu fornitore ufficiale di Casa Savoia, Buccellati, Faraone e Pederzani. Ma non solo gioielli: nel 1929 anche la celebre coltelleria Lorenzi.

A partire dagli anni Cinquanta, via Monte Napoleone si impose come una delle vie più importanti dello shopping mondiale e con i suoi negozi di lusso: Gucci, Dolce & Gabbana, Prada, Louis Vuitton, Dior, eccetera, ha fatto convergere carrettate di turisti assetati di shopping.

Oggi, considerata la via più marketing oriented di Milano, che si caratterizza per la larghissima presenza di negozi e showroom di celeberrime marche internazionali, si identifica in uno dei prestigiosi lati del celebre Quadrilatero della Moda, che riesce a produrre circa il 12% del PIL di Milano.

E via Montenapoleone prosegue nel suo ricambio di identità con una serie di nuovi testimonial e l'espulsione definitiva di quella che era la sua componente più popolare. Ma il Cova al n° 8 tiene alta la sua fama di locale storico, e resistono ancora, benché un po’ defilati, la drogheria Parini, con ingresso da Borgospesso 1, e il Salumaio trasferito in un cortile, rimasti in qualche modo i punti saldi della tradizione.
Si sono viste tutte le possibili trasformazioni e metamorfosi commerciali, mutamenti d'insegna a colpi di buonuscite milionarie e con continuo show di frequentatori, di gente, di eleganze, di pescecani, di stravaganze. Di tutto, di più.

All’altezza della boutique di Valentino, imbocchiamo Borgospesso, costeggiata da eleganti residenze aristocratiche d’epoca, come palazzo Gallarati Scotti al 7, e da esempi di architettura industriale del Novecento ora convertiti in showroom e store. Al 12 troviamo il notissimo e ottimo ristorante Bice, conosciuto in tutto il mondo. Ma il mondo ignora un precedente. A quel 12 (allora il numero teresiano era il 1326) , viveva Giuditta Meregalli, amante tenerissima del conte maresciallo Radetzky al quale dette in dieci anni, dal 1836 al 1846 quattro figli illegittimi e che lo viziò amorosamente, cucinandogli i suoi piatti preferiti.

Borgospesso ebbe il suo massimo splendore ai tempi di Giuseppe Verdi e della Scapigliatura milanese quando, intorno al 1860 musicisti, scrittori, intellettuali e rivoluzionari si incontravano nel salotto letterario di donna Vittoria Cima.
La ricca zitella intellettuale che la paralisi infantile aveva costretto alla claudicanza, trattava da ospite prediletto - e qualcosa di più si mormorava - il bel tenebroso, Arrigo Boito, autore del Mefistofele, celebre librettista del Simone Boccanegra Falstaff, che divenne anche l’amante di Eleonora Duse. Purtroppo oggi un anonimo palazzetto moderno al posto di quello di allora ha cancellato quelle storiche e romantiche atmosfere.

Pochi passi e siamo in Via della Spiga, ancora un lato del quadrilatero della moda, uno dei luoghi più in di Milano, un curatissimo salotto, riservato ai pedoni, che permette di godere al meglio l’atmosfera delle fastose vetrine dei suoi negozi di lusso. Quanto di più ambito e raffinato per lo shopping offerto dagli oltre 70 negozi, di svariate categorie merceologiche: gioielli, abbigliamento, scarpe, moda per bambini, design, oggettistica.

Seguendo un andamento lievemente sinuoso, via Spiga che era un tratto della Cammina della (o del Terraggio) ubicata all’interno di cinte murarie, con una pavimentazione a pavé, che la contraddistingue da altre vie limitrofe, correva all’interno delle mura medioevali. Ancora oggi offre un’immagine di altri tempi e certe caratteristiche da borgo medioevale con la sua accoglienza e cortesia che fanno sentire “di casa”. Un balzo nel tempo e uno scenario evocato anche dalle facciate dei suoi palazzi signorili. Senza dimenticare l’importante testimonianza dell’architettura del secondo dopo guerra come Palazzo Garzanti, opera del famoso architetto milanese Giò Ponti.

Giriamo in Borgo Santo Spirito, superiamo l’Hotel Manzoni e ci inoltriamo fino agli ottocenteschi, palazzi, palazzina e palazzetto dove, i Bagatti Valsecchi, ricchissimi architetti dilettanti, con arditi pout-pourri di terracotte e graffiti riuscirono a creare un’affascinante atmosfera neo gotica, pur inserendo in un cortile, da appassionati del ciclismo italiano, addirittura un velocipede.

Torniamo su Montenapoleone, superiamo il maestoso e possente Palazzo Melzi di Cusano, buttiamo un’occhiata di fronte a noi, alla facciata neoclassica di Palazzo Gavazzi e prendiamo a destra via del Gesù un tempo Borgo del Gesù dove dominavano il verde, la pace e il raccoglimento delle Francescane Zoccolanti.
Un immenso e favoloso cortile e gran parte dell’antico e suggestivo giardino cluastrale sopravvivono ancora dietro il portone del n° 8 a dovizia, diletto e letizia dell’hotel Four Season.

In fondo a via del Gesù rifacciamo via della Spiga fino al tratto finale di via Sant’Andrea, ultimo lato del quadrilatero della moda, dove incontriamo un palazzone d’angolo destinato a uffici. Sulla facciata (costruita prima del ‘50 su progetto Menghi/Zanuso), spesse lastre di cristallo sopra le finestre del primo piano proteggono delle ceramiche incise con motivi astratti da Lucio Fontana.
Passeggiamo, occhieggiando boutique: Chanel, Trussardi, Prada, Miu Miu. Finita la passeggiata, Montenapoleone ci aspetta per un drink dal Cova.

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