Concerti Milano Sabato 1 giugno 2013

Pacifico: «Milano non si arrende mai. Ha la forza di reinventarsi»

Il cantautore Pacifico
© Claudio Del Monte

LA MIA MILANO
Città  dai mille volti, iperattiva e cosmopolita come nessun altro luogo in Italia, Milano è difficile da inquadrare, tiene insieme il glamour della moda e una fitta rete di associazioni e onlus che si occupano di sociale. Capitale dell'editoria, della pubblicità, ma anche del campionato di calcio, almeno da alcune stagioni. Tante luci e parecchie ombre, lo smog, il traffico e le poche aree verdi a disposizione, per citarne alcune.

La Mia Milano è una rubrica che racconta la città  attraverso gli occhi di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo - attrici e attori, scrittori, architetti, amministratori e trendsetter - con una caratteristica in comune: vivere nel gran Milan.

Milano - Il suo nome è Luigi de Crescenzo, ma tutti lo conoscono come Pacifico, cantautore fra i più richiesti degli ultimi anni. Ha firmato testi cantati poi da Andrea Bocelli, Adriano Celentano, Gianna Nannini, Malika Ayane e Fiorella Mannoia, per citarne alcuni.

Nato e cresciuto a Milano da una mamma e un papà campani, a Pacifico abbiamo chiesto cosa rappresenti per lui il posto in cui è nato ora che, per amore, abita a Parigi.
Ciò che ne è uscito è un quadro d'amore, non senza qualche puntura di spillo per una città che non dà abbastanza spazio alla memoria.

La conversazione con Lella Costa per Le Corde dell'Anima si intitola 'Come una specie di sorriso', dal titolo del suo libro. Cosa ti fa sorridere di più e perché?
Da più di anno a questa parte sicuramente mio figlio. Un neonato è quasi un fenomeno incomprensibile, ora che ha quasi 18 mesi mi ritrovo a sorridere senza nemmeno rendermene conto davanti alle sue parole, le sue domande, le sue facce buffe.
Condivido in pieno lo spirito del libro di Lella Costa, sorridere è un antidoto per combattere l’amerezza che spesso gli eventi della vita ci riservano.

È da poco scomparso Enzo Jannacci e proprio in questi giorni Franca Rame. Ne conservi un ricordo?
Non li ho mai conosciuti, ma come ho anche scritto sulla mia pagina Facebook nel giorno della scomparsa di Franca, una generazione ci sta lasciando. Uomini e donne, tutti straordinari artisti che si sono totalmente dati alla loro passione e al loro credo senza curarsi del resto, senza valutazioni e secondi fini, semplicemente impegnandosi per ciò che amavano.
Per me questo rappresenta un grande insegnamento ed è quello che cerco di fare ogni giorno, nella vita così nel lavoro.

Primissimo ricordo di Milano
Il ricordo è quello di una giornata assurda. Di giorno andai con mio padre al Museo delle Cere che, a quel tempo, si trovava in una sala della Stazione Centrale (Ndr Il museo ha chiuso nel 1998). Un luogo che mi divertì e spaventò al tempo stesso. Tornando a casa, a Lainate, scoprimmo che la mia sorellina era scappata insieme alla nostra cuginetta. Per fortuna si risolse tutto. Fu lei la prima della famiglia a finire sul giornale!

Un pregiudizio su Milano
Spesso si associa Milano al lavoro, alla mentalità imprenditoriale, ma Milano è la locomotiva del paese, è innegabile essere un posto fondamentale. È vero, però, che rispetto ad altre città, nelle quali anche si lavora, viene forse riservato meno spazio alla cultura, c'è un potenziale di grandi talenti e artisti emergenti che si rischia di trascurare. È un dispiacere per me, soprattutto ora che non vivo più stabilmente a Milano. Un punto di vista esterno permette di comprendere meglio le cose e soprattutto le differenze tra un luogo e un altro.

Un pregio e un difetto della città
Milano è la mia citta, io mi sento milanese, non posso non amarla. Ne apprezzo la ricerca del gusto, il senso estetico e la sua vocazione imprenditoriale: Milano è una città che non si arrende mai, è una fucina di idee impressionante e ha la forza di sapersi reinventare e ripartire.
Venendo ai difetti, mi piacerebbe Milano desse più importanza alla memoria dei luoghi storici come le sue osterie, i trani. Frequentare locali d’importazione è un dato positivo indice di apertura, ma non ci si deve dimenticare della propria storia. Sicuramente quella Milano è destinata a tramontare, ma il passato della città non va perso.

Ora vivi a Parigi, quali sono le differenze principali rispetto Milano? Cosa ti piace (e cosa non ti piace) della capitale francese?
A mancarmi è l'Italia e, a costo di sembrare scontato, il cibo. Mi riferisco soprattutto alla nostra cultura del cibo che è prima di tutto sinonimo di accoglienza e convivialità. I francesi non fanno altro che parlare della cucina italiana.
Parigi è una città straordinaria per gli stimoli artistici e culturali che trasmette di continuo. Non serve andare su Internet o sfogliare un giornale, passeggiando per strada o durante uno spostamento in metropolitana si ricevono richiami incessanti che ti vengono letteralmente a cercare.

Ci sono dei luoghi delle tue città, Milano e Parigi, in cui trovi ispirazione per le tue canzoni?
A Milano ho composto tutti i miei testi, associo ogni angolo della città alla mia musica. Le strade, le periferie hanno colmato gli spazi vuoti, hanno stimolato la mia immaginazione là dove la fantasia mancava. A Parigi ho una piccola stanza con un pianoforte in cui dedicarmi alla musica. A ispirarmi della Ville Lumière è la gente, i luoghi, i manifesti della città ma anche la suggestione di una nuova lingua da imparare.

Milano è città di musica, penso al cabaret e al teatro-canzone dei vari Giorgio Gaber, il già citato Jannacci, Nanni Svampa, Lino Patruno. Il repertorio tradizionale milanese ha influito sulla tua ricerca musicale? E se sì, come?
Agli inizi della mia carriera non ha influito, almeno in maniera conscia, perché per molto tempo mi sono lasciato affascinare solo dalla musica. Più recentemente ho iniziato a seguire quel filone della tradizione milanese come nel mio spettacolo Boxe a Milano che sta per diventare un libro. Quella di Jannacci e gli altri è uno spaccato della città dal valore straordinario, un’immagine di Milano che ho vissuto anche attraverso la storia della mia famiglia, immigrata nel capoluogo lombardo da Napoli.

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