Teatro Milano Piccolo Teatro Lunedì 15 aprile 2013

Pamela Villoresi in 'Memorie di una schiava'. Dal 16 al 21 aprile al Piccolo

Pamela Villoresi
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Milano - «Quando il regista Gigi Di Luca mi ha detto che voleva raccontare la storia di una giovane schiava nera, e che avrebbe voluto la interpretassi io, gli ho detto: ‘Mi hai vista? Ho cinquant’anni e sono piuttosto bianchiccia’, poi mi sono buttata, leggo storie dalla mattina alla sera e questa mi è sembrata forte, bella».

Pamela Villoresi ha alle spalle quarantadue anni di carriera, iniziata al Piccolo quando era poco più che adolescente. Dal 16 al 21 aprile torna nella sua prima casa artistica con Memorie di una schiava.

«La pièce è tratta da Spedizione al Baobab un libro di Wilma Stockenstrom ed è ispirato ad una storia vera.  – racconta Villoresi -  Sottratta da bambina dal villaggio durante un raid di cacciatori bianchi, questa donna diventa una schiava sessuale, passando per tre diversi padroni. Rimane più volte incinta e i bambini le vengono sempre portati via. A casa del terzo uomo per cui presta servizio impara a leggere, scrivere e conversare».

«Poi incontra un pirata di cui si innamora e con cui scappa, passando attraverso varie peripezie. In scena la vediamo rifugiarsi dentro al tronco cavo di un albero nel tentativo di rientrare in contatto con la terra, facendosi quasi riassorbire fino a diventare un tutt’uno con essa».

In scena Villoresi è ricoperta di creta, completamente calva e vestita di stracci. Eppure, la donna sventurata a cui dà voce non è capace di male.  «Ha un grande pregio – spiega l’attrice toscana - non giudica mai né utilizza aggettivi violenti neppure nei confronti degli schiavisti. Usa le parole con garbo e ogni volta che parla delle donne, si tratti della madre, della figlia che le hanno rubato o delle schiave più anziane che le hanno insegnato a cucire, a cucinare, emerge una linea netta, quella dell’amore».

Memorie di una schiava è una sfida che Villoresi non affronta da sola. Sul palco con lei c’è il musicista Baba Sissoko che si esibisce dal vivo nelle vesti di griot, il cantore-poeta degli antenati diffuso in molte parti dell’Africa. «Con Baba ci siamo intesi benissimo da subito, in scena lui suona, canta e ha degli intermezzi di parlato. Fosse stato per me, nello spettacolo, avrei voluto ancora più musica, è fondamentale, scandisce il ritmo della mia recitazione».

Dopo una vita di teatro, cosa spinge un’attrice affermata a buttarsi ancora in una piccola produzione? «Con tutti questi anni in scena c’è il rischio che l’esperienza ti freni, che per te parli solo il mestiere – ammette Villoresi - ho voglia di mettermi in discussione e sono esausta di storie nevrotiche ambientate fra cucina e salotto con protagonisti ricchi ed eternamente insoddisfatti. Il mondo non è questo».

Il mondo, quello connesso e veloce del 2013 è quello dove, nel silenzio, vivono ancora 27 milioni di schiavi. «E tante di queste persone stanno a due passi da noi – scandisce - Penso alle ragazze dell’Est costrette a prostituirsi, agli operai africani che lavorano in nero nei cantieri, ma non esistono, ai ragazzini obbligati a mendicare ai bordi delle strade».

«Sono attratta da racconti che mi aprono orizzonti e mi fanno scoprire cose che non conosco. Ultimamente ho letto tanti testi di scrittrici afgane, marocchine, indiane. Voglio capire il loro punto di vista».

Un'altra storia del cosiddetto Sud del mondo sarà la nuova avventura della Villoresi. «Sto studiando l’arabo, sarò una vecchia saggia cieca che scrive sulla sabbia del deserto per il testo tratto dal libro Yusdra e la città della sapienza della drammaturga milanese Daniela Morelli».

E sul ritorno nella città che l’ha vista maturare artisticamente è impossibile glissare. «Quando torno a Milano, al Piccolo, mi sento un po’ come nel Giardino dei Finzi Contini. Ho la sensazione di vedere la mia casa abitata da altre famiglie - ammette senza timore - Poi incontro le persone di sempre, l’usciere, la sarta del teatro, che mi chiamano Pamelina come quando ho iniziato, e faccio un salto indietro nel tempo. Questa città fa parte della mia geografia».

Nella gallery, alcune immagini dello spettacolo.

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