Fuorisalone 2013. 'Intorno al libro' al Poldi Pezzoli - Milano

Cultura Milano Museo Poldi Pezzoli Lunedì 8 aprile 2013

Fuorisalone 2013. 'Intorno al libro' al Poldi Pezzoli

Intorno al Libro. Al Museo Poldi Pezzoli
© Jochen Korn A-Z Bookends, Korn Produkte, 2007
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Milano - «Un’opera che toglie il fiato». Parole sentite vicino a La fiducia in Dio di Lorenzo Bartolini, una leggera linea marmorea che schiaccia il corpo di Rosa Trivulzio per il dolore della perdita ed espande al cielo e al divino mani giunte e occhi. Più in là un leggio di Intorno al libro. Tra arte e design la mostra temporanea - curata da Beppe Finessi - che il Museo Poldi Pezzoli (via Manzoni 12) ospita fino al 6 maggio, in collaborazione con Foscarini e Inventario, enti già negli scorsi anni uniti in occasione della Design Week.

La fiducia in Dio commuove l’animo, Bartolini riesce a insinuare il dubbio della fede anche nel più convinto degli atei, perché Dio è lì, scolpito nel marmo, si scopre finalmente e rivela umilmente attraverso la materia e le mani creatrici di una sua creatura. Tuttavia il visitatore del Poldi Pezzoli, rimasto in apnea nell’incipit, non ha perso l’ossigeno per il Sublime nemmeno degnato di uno sguardo, ma per il leggio. De gustibus non disputandum est. La questione però non è di gusto, bensì di tatto.

Il gusto, per dirla alla Gillo Dorfles, permette all’uomo della strada di capire se un oggetto acquistato è artistico e non soltanto utilitario. Il tatto di emozionarsi davanti all’esperienza estetica. Un leggio non può togliere il fiato. Né deve, perché «l’oggetto di design non deve essere anche artistico, l’oggetto di design deve corrispondere alla sua funzione», continua Dorfles. «Il design è “parzialmente” arte, una forma di progettazione che deve avere un quoziente artistico, ma anche di marketing, perché deve vendere. L’arte può fare a meno di essere venduta, l’oggetto di design, se non vende, è tolto dalla circolazione».

È questione di sopravvivenza, dunque, e torniamo alla mostra Intorno al libro. Intorno al libro c’è la collezione permanente del Museo Poldi Pezzoli. Non soltanto Bartolini, a togliere il fiato. La Madonna del Botticelli guarda il figlio e lui con noi la mamma tenera e bellissima. Tanto diversa la sacra famiglia del Mantegna, dove la mamma perde gli occhi nel vuoto, presagendo la morte del piccolo che tiene in braccio dormiente o morente?

Come quello, già adulto, del cognato di Mantegna, Giovanni Bellini: un’Imago pietatis che intreccia le braccia su un costato ossuto e sbiancato dalla morte. O l’insolito Cristo dai capelli corti di Lazzaro Bastiani, che anche le dimensioni ha accorciate per essere accolto tutto tra il mantello ampio della Vergine che intreccia forte le mani, come la fedele del Bartolini, secoli dopo.

Musa Tersicore, è la Madonna di Cosmè Tura dalle nervose membra che contagiano anche i tre putti danzanti, malgrado l’età distanti dal Rinascimento e piuttosto coetanei all’espressionismo moderno per espressione, accresciuta paradossalmente dalle rughe e crepe del tempo passato e del colore.

Tra statue e dipinti della collezione permanente, il Museo Poldi Pezzoli custodisce anche una raccolta di libri antichi nella biblioteca che, composta da 3533 volumi, a Milano è seconda per importanza soltanto alla Biblioteca Trivulziana. Gli Alessandro Magno che hanno fornito il nucleo principale di questa raccolta libresca sono Giuseppe Pezzoli, vissuto fra la seconda metà del Settecento e i primi anni del XIX secolo, e l’abate Giuseppe Maria Pezzoli, il cui ritratto è appeso in sala.

E, dunque, il dialogo con il libro diventa naturale nel museo di via Manzoni. Sfogliando la mostra temporanea, siamo ac-colti al piano inferiore dal Meteorito V di Alicia Martin, una palla di libri, che si contende la quadratura del cerchio con Daniel Eatock e il suo Grande dizionario della lingua italiana radiale e Arranged around a theme of content and other common characteristics.

Peter Wüthrich scandisce la parete in una libresca composizione astratta di rettangoli bicromi. Stefano Arienti, la cui produzione artistica è sempre stata molto attenta al libro, è presente con un’opera pensata appositamente per l’occasione. «Enciclopedia – spiega l’autore – è una raccolta di materiali, familiari a una infanzia lontana, e radice di un immaginario inesauribile che li illustrava, datati e del tutto sorpassati dai formati digitali. Ricalcare quelle immagini con trapani sottili fa crescere disegni nascosti fra le pagine, che rinnovano il piacere di sfogliare vecchi volumi». Trapanature che trasformano i fogli in trapunte e centrini, memori della manualità instancabile delle nonne al ricamo, dei vecchi sapori e saperi.

Dispersi tra le stanze museali libri, leggii e segnalibri. Il volume Senza nuvole riposa appollaiato come una gallina sul Book Hook di Tell Ritterbach, altri titoli preferiscono sedersi comodamente in poltrona, quella disegnata da Nils Holger Moorman o dallo studio Nobody&co. Qualcuno preferirebbe sedersi scomodamente in ginocchio davanti e con la donna del marmo del Bartolini. A leggere il divino, tutto d’un fiato.

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