Corso Buenos Aires. La strada sudamericana che assomiglia alla Fifth Avenue - Milano

Attualità Milano Domenica 7 aprile 2013

Corso Buenos Aires. La strada sudamericana che assomiglia alla Fifth Avenue

Corso Buenos Aires

Milano - Corso Buenos Aires,  che va da Piazza Oberdan (Porta Venezia) a Piazzale Loreto, è da anni una meta privilegiata per tanti turisti stranieri, a Milano in vena di shopping.

Il suo atto di nascita, che risale al 1782, è un bando emanato dal Reale Giudice delle Strade sotto l’imperatore Giuseppe II d'Austria. Riguarda «l’appalto della rinnovazione, e consecutiva manutenzione, della Strada Provinciale dalla soglia del Ponte Levatore fuori del Dazio di Porta Orientale sino al Piazzale rimpetto la Chiesa di Loreto», rinnovazione che si tradurrà in un rettifilo alberato.

L'Arciduca Ferdinando d'Austria, governatore di Milano, si era fatto la residenza di campagna con parco (Villa Arciducale, poi Reale, accidenti alla seconda casa!) a Monza e le grandi famiglie cittadine cominciarono a scoprire la parte orientale della città, fra il Naviglio e i Bastioni. Per primo il conte Ludovico di Belgiojoso (la futura Villa Reale di via Palestro), seguito a ruota dai Saporiti, dai Bovara e dai Carcano. I terreni per costruire i palazzi e i relativi giardini, saltarono fuori dagli orti dei conventi soppressi dalle “savie” leggi Giuseppine e dalle requisizioni napoleoniche.

Il rettifilo verso la Chiesa di Loreto, con la sua carreggiata fiancheggiata da filari di pioppi, cominciò a farsi interessante. Si aprirono botteghe e si idearono abitazioni. L'inurbamento si avvicinava a grandi passi. Nel '43 già si progettava una ferrovia Regio-Imperiale (la Ferdinandea) per collegare Milano con Venezia; nel ’46 si inaugurò il primo tratto fino a Treviglio, e nel '57 l'Arciduca pose la prima pietra della vecchia Stazione Centrale, (nell’attuale Piazza della Repubblica). I treni correvano sul terrapieno ferroviario che segnava l’asse Sidoli-Regina Giovanna-Tunisia e scavalcavano il rettifilo alberato con un viadotto.

Dopo il 1859 con Milano liberata dai Savoia quel rettifilo, diventato una strada di oltre un chilometro e mezzo (Carlo Alberto introdusse nel 1850 in Piemonte il sistema metrico decimale) e che correva lungo l’area del vecchio Lazzaretto, prese il nome corso Loreto dalla omonima chiesa, Santa Maria di Loreto, sconsacrata alla fine settecento per essere trasformata in abitazioni e demolita nel 1914.

Strada di collegamento privilegiato tra Milano e Monza, dal 1876 corso Loreto poté vantare, di fianco all’ex Lazzaretto, il capolinea della ippovia, la tramvia su rotaie Milano-Monza.  Era gestita dalla Società degli Omnibus, che già dal 1861 serviva la città con linee pubbliche senza rotaie. (All’angolo coi Bastioni c’era il deposito con le scuderie per i cavalli, l'infermeria veterinaria, le tettoie per le carrozze, i magazzini delle derrate per gli animali, la maniscalchìa e la letamaia. Soavi “profumi” da inquinamento di altri tempi).

Nel 1906 in occasione della Esposizione Universale, per dare un’immagine internazionale alla città (e celebrare l’emigrazione di milioni d’italiani in Argentina), corso Loreto divenne corso Buenos Aires. 

Ma quando si parla di Corso Buenos Aires bisogna parlare anche di Piazzale Loreto. Nei pressi dell'attuale piazzale, al tempo dei Borromeo, sorgeva un santuario dedicato alla Madonna di Loreto frequentato dagli abitanti di Greco e delle zone vicine. Quando il santuario fu demolito, il nome restò e lo spiazzo che si allargava sul tracciato da Milano alla Villa Reale di Monza, fu chiamato Rondò di Loreto.

Ai primi Novecento al rondò Loreto, diventato piazzale nel 1904,  all’incrocio di viale Monza con via Padova sorgeva l’omonimo ottocentesco albergo Loreto che ospitava anche il teatro di varietà: Giardino Margherita. Nel 1912 l’albergo fu trasformato nel cinema teatro Loreto e tale restò fino al 1955.

Prima della guerra, piazzale Loreto vantava un’architettura d'insieme più omogenea e raffinata dell’attuale, perduta ohimè sia per colpa dei bombardamenti alleati che per la successiva infelice ricostruzione. Oggi il piazzale, incrocio e snodo di un caotico e chiassoso traffico veicolare, è uno slargo informe senza regole, dove gli edifici che gli fanno da quinta sembrano cresciuti come capita.

Ma Piazzale Loreto soffre anche il retaggio di essere stato lo scenario di due sanguinari eventi della Seconda guerra mondiale.

10 agosto 1944: La Strage di Piazzale Loreto. Quindici partigiani furono fucilati per rappresaglia all’alba del 10 agosto da militi del gruppo Oberdan della legione Muti RSI, su ordine del capitano delle SS Theodor Saevecke, e lasciati al caldo e alle mosche per tutto il giorno, in mezzo all’orrore della popolazione.

29 aprile 1945: i cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci, uccisi a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945, e di altri esponenti della Repubblica Sociale Italiana giustiziati a Dongo, furono  scaricati, alle 3 di notte del 29 in Piazzale Loreto, nello stesso posto in cui erano stati fucilati i  partigiani.  
Alle undici, con la folla infuriata che dalla prime luci del giorno aveva cominciato a insultare, dileggiare e prendere a calci i corpi, la situazione era fuori controllo. Una squadra di Vigili del Fuoco, arrivata con un'autobotte, dovette lavare i cadaveri martoriati. Gli stessi pompieri spostarono il Duce, la Petacci e altri cinque gerarchi fascisti e li appesero a testa in giù alla pensilina del distributore Standard Oil sull'angolo di corso Buenos Aires, dove restarono fino  al pomeriggio quando finalmente furono rimossi e trasportati all'obitorio.

Non bisogna mai dimenticare. Ogni guerra è atroce ma quella civile è la peggiore!

Anche i teatri hanno vissuto la guerra come il Puccini di corso Buenos Aires che durante la Seconda Guerra Mondiale accolse generosamente il Balletto della Scala, danneggiata dai bombardamenti.

Il Teatro Puccini, nato nell’autunno del 1930, al posto del vecchio e sgangherato Politeama Milanese che era usato soprattutto come circo, varieté e  incontri di boxe, fu firmato dal grande Mario Cavallé. Dedicato a Giacomo Puccini, fu inaugurato con una bella edizione della Bohéme. Ebbe però negli anni successivi un repertorio più di prosa che lirico. Presentò anche la compagnia di grande tradizione dialettale milanese di Paolo Bonecchi. Il massimo interprete di Pirandello, Angelo Musco, ci recitò per l’ultima volta nel 1937 e morì fieramente sulla breccia, abbandonato nelle braccia d’una soubrette, poco dopo la fine dello spettacolo.

Il 6 marzo 2010, dopo vent’anni di chiusura e cinque di ricostruzione, il Puccini di Milano ha riaperto i battenti. La storica struttura, che dal 1969 era diventata soprattutto un cinema e negli anni ’80 aveva addirittura rischiato di diventare un supermercato, è stata trasformata nella prima multisala teatrale italiana e ribattezzata: Teatro Elfo Puccini.

Grazie a un intervento di 15 milioni di euro e al progetto all’architetto Marcello Vecchi, il sogno di Fiorenzo Grassi e della sua Compagnia dell’Elfo si è realizzato. «Una ricostruzione più che un restauro» secondo Grassi: «…da una unica grande sala ne sono state ricavate tre,  di 600, 300 e 100 posti…».

Da tre anni l’Elfo Puccini garantisce un cartellone denso di eventi, la stagione 2012-2013 è stata effervescente. Attualmente in programma nella Sala Shakespeare , fino al 14 aprile, Il ventaglio di Goldoni; nella Sala Fassbinder, fino 14 aprile, Viva l’Italia di Roberto Scarpetti e nella Sala Bausch, fino al 21 aprile Nel buio dell’America, dissonanze di Joyce Carol Oates.

La lotta all’inquinamento è il pallino e il diktat della nuova giunta. A partire da aprile, ogni seconda domenica del mese, Corso Buenos Aires sarà chiuso al traffico. L’intento è di riproporre passeggiate e acquisti in zona. La crisi ha fatto vittime e quindi ben venga tutto quanto serve a rilanciare e vivificare le vendite.

Secondo i commercianti (favorevoli all’iniziativa) dovrebbe funzionare perché il Corso, con le sue tre fermate di metropolitana, è facilmente raggiungibile e con i suoi tanti locali e le oltre 300 vetrine con merce di ogni genere, ha le caratteristiche di un immenso centro commerciale a cielo aperto. Grandi magazzini, bar, caffetterie, ristoranti, gelaterie, librerie come La Feltrinelli, la Libreria del Corso e le altre, negozi: citerò a memoria alcuni dei  marchi più famosi quali Geox, Carpisa, Mandarina Duck, Puma, Calvin Klein, Stefanel, Benetton, Zara, Luisa Spagnoli, gioiellerie: Swaroski, Morellato…ma è impossibile ricordarli tutti.

Segnalo anche qualche albergo e residence di classe legato al Corso: intanto tre Best Western: Cristoforo Colombo, palazzo ottocentesco, con centro benessere, in posizione strategica (Buenos Aires 3); City, ogni comfort e buffet caldo alla prima colazione (Buenos Aires 42/5) e Galles, mobili antichi e tecnologia moderna, piscina coperta e terrazza solarium (piazza Lima 2) e per finire il Luxury B&B, rifugio per un piacevole soggiorno (via Plinio 3).

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