Mostre Milano PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea Lunedì 25 marzo 2013

Jeff Wall

Actuality. Le sue fotografie al PAC

Actuality, la personale di Jeff Wall al PAC
© Jeff Wall, 'Insomnia', 1994

Milano - L’insonnia sbarra e spegne gli occhi su e contro lo squallore quotidiano. Un’Actuality, che Jeff Wall, con la curatela di Francesco Bonami, mette in mostra al PAC (via Palestro 14), fino al 9 giugno.

Insomnia è una notte retroilluminata, abitata da un povero Cristo morto, scorciato in primo piano. Allusioni, da un lato, con l’impiego del lightbox, al linguaggio pubblicitario, dall’altro ai grandi maestri della pittura.

«Wall – scrive Bonami – decide di costruire le sue immagini fotografiche come si costruisce un quadro. È il primo degli artisti contemporanei che useranno la fotografia per capire che il mezzo a loro disposizione ha un futuro nella storia dell’estetica solo se si metterà a confronto con la pittura. Ma il confronto che Wall sceglie non è con i propri coetanei ma con i maestri della pittura Moderna, Delacroix appunto, ma in particolare Manet. Jeff Wall diventa, parafrasando il titolo del saggio del 1863 di Charles Baudelaire, “il fotografo della vita contemporanea”. Ma la contemporaneità è per Wall “Attualità”».

Mimic mima allora Rue de Paris, temps de pluie di Gustave Caillebotte. Ma attualità è la parola d’ordine della mostra e, quindi, il redingote, la giacca, il gilet e il cilindro del borghese a spasso con la moglie, in una giornata di pioggia del 1877, si trasformano in smanicata camicia jeans su maglietta arancione, scurita da capelli lunghi. Non il braccetto stringe la coppia dei nostri giorni, ma la mano. Il corsetto nero della donna del passato, diventa bianco corpetto della donna del presente, la gonna lunga fino a coprire le caviglie, pantaloncino rosso  che denuda le gambe calzate da zoccole marroni.

I tempi cambiano anche comportamenti, o forse li smascherano. Il parigino di Caillebotte guarda incupito nella stessa direzione della moglie che, dietro un burqa velato, mal cela il suo turbamento. Il riottoso di Wall, invece, alza il terzo dito contro il passante orientale che gli è vicino, nel totale disinteresse della compagna.

Violenza e indifferenza che scorrono anche nelle altre due fotografie vicine nell’allestimento. Bloodstained garment mette in scena una violenza già avvenuta, sotto una rete in cui è stato aperto un varco e accanto a un tappo di bottiglia. A man with rifle, Un uomo con fucile, che non c’è, punta l’arma contro tre passanti, ma soltanto la quinta muliebre sulla destra, con il mento puntellato di herpes, o ferite del fucile invisibile, sembrerebbe essere stata vittima della follia e dell’alienazione.

Alienati. Non dorme, dicevamo, il povero Cristo allo specchio-frigo, che raddoppia lo sguardo perso nel vuoto e disperato in cucina. Wall muta il simbolo per eccellenza del focolare domestico in gelida camera da letto (o mortuaria?) di un pallido color verde acqua, striato da ragnatele accumulate sotto le sedie, ingiallito da un rotolo di carta lasciato al tempo. Sale e pepe sono separati in casa, giorno e notte uniti nella camicia da lavoro e nel pantalone del pigiama, che indossa l’insonne.

Quel sale e pepe, gli oggetti e le esistenze silenti vivono più degli uomini in Actuality. Hanno bisogno di cura e d’attenzione, dunque.

In Ivan Sayers, un uomo-manichino coccola un abito nero luccicante. Si tratta dello storico della moda, Ivan Sayers, appunto, collezionista di una delle raccolte più complete di costumi d’epoca, di ampiezza tale da costringerlo a dormire, proprio come l’insonne, nella sala da pranzo di casa sua e non nelle tre camere da letto “a disposizione” degli abiti. Con lui altri collezionisti: la donna da tergo di After ‘Spring snow’ by Yukio Mishima, chapter 34, macchia di luce leggera che accarezza e ripone le sue scarpette preziose in uno scuro loculo nero, e la Woman consulting a catalogue, calamitata da un libro d’arte.

E c’è anche la cura per le cose da parte dell’autore, che a volte costruisce nel dettaglio il set fotografico, a volte se lo trova consegnato bello e pronto dall’esistenza.

Le Composizioni diagonali e le Finestre cieche, che corrono al primo piano del Padiglione d’arte contemporanea, citano i protagonisti del Neoplasticismo e la loro diatriba: Theo van Doesburg entrato in collisione con l’amico Piet Mondrian poiché metteva nelle sue opere elementi diagonali che per Mondrian accentuavano il dinamismo rompendo l’immobilità da lui ricercata.
Le diagonali della contesa di van Doesburg sono tracciate da Wall da secchi di latta colmi d’acqua rancida, moci lerci, saponi crepati; le ortogonali di Mondrian incastrano cilindri di legno a blocchi di pietra, vetri ciechi e sbarre.

Cuttings confeziona mazzi di rametti infiocchettati da nastro rosso, Hillside near Ragusa fa pascolare mucche magre, che brucano erba verde nata tra pietre bianche. Lapidi, come l’Headstone on an ossuary, Veronica retta da due mani-bassorilievi, moltiplicate da tre dita prensili una croce nera. La tomba diventa difficile da raggiungere per la pavimentazione scollata e i minacciosi fili elettrici scoperti intorno: la morte c’è, ma non può facilmente essere raggiunta.

Perché l’uomo di Wall vive, ma non vive, già lo abbiamo detto. Young man wet with rain, nonostante il sovradimensionamento da socialismo reale, rimane un gigante, bagnato come un pulcino, che non giganteggia. I suoi occhi non piangono, sebbene tristi si abbassino a fissare l’humus. E anche dove dovrebbeesplodere tutta la gioia di vivere, la fotografia di Wall la implode e blocca: Band & crowd immortala un gruppo di musicisti, vestiti di sole manate di colore e mutandoni, mentre la folla, che tale non è, non folleggia.

E l’uomo e la donna di Pawnshop costretti a vendere le loro cose-vita al monte dei pegni? Nascondono all’obbiettivo i loro volti per non mostrare il sacrificio e la perdita della loro esistenza.

«Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia», diceva Il malpensante Gesualdo Bufalino.

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