Mostre Milano Hangar Bicocca Lunedì 11 marzo 2013

Apichatpong Weerasethakul. All'Hangar Bicocca

Primitive, Apichatpong Weerasethakul all'Hangar Bicocca
© Hangar Bicocca
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Milano - Si accendono le luci in sala, la band thai-rock Modern dog ulula una musica gioviale su cui si aprono le danze di Nabua, villaggio nel nord della Thailandia, ospitato fino al 28 aprile all’Hangar Bicocca (via Chiese 2) con la personale Primitive a firma di Apichatpong Weerasethakul e per la curatela di Andrea Lissoni.

Una rivolta contadina e un assedio ventennale da parte dell’esercito thailandese, la fuga degli uomini e il villaggio lasciato in mano a donne e a bambini…eppure I’m still breathing, Io sto ancora respirando, grida la prima installazione in mostra di Apichatpong Weerasethakul, che con i figli dei ribelli di Nabua, ha vissuto e lavorato.

«La presenza dei ragazzi – racconta Apichatpong – ha reso l’aria di Nabua respirabile. Così Primitive è diventato il ritratto di una generazione di adolescenti discendenti da contadini comunisti. Ero affascinato dai loro tagli di capelli, dal loro abbigliamento alla moda. Era il look delle popstar thailandesi e coreane. Preparando Primitive, ho sognato di produrre una rock band di Nabua. E loro hanno sognato di diventare attori!». 

Attori che recitano negli otto video in mostra all’interno dello Shed (Ndr edificio con mattoni a vista che fa parte dello spazio ex industriale dell'Hangar). Varcata la sua soglia, dov’è proiettato I’m still breathing, le luci si spengono.

Una doppia proiezione verticale racconta: «C’erano molte storie di anime», storie di luci, comprende meglio il visitatore che decide di farsi accogliere dai cuscini caldi e rossi, a disposizione davanti agli schermi. «Ogni luce aveva una persona e, più intensa è la luce, più interessante la storia». Non resta che seguire le più brillanti. Quella che brucia la principessa nera, isolana dei morti di Arnold Böcklin che a sorpresa, però in Apichatpong svela la faccia. Mostruosa, al punto da poter viaggiare soltanto durante la notte che di colpo la incendia.

Quella che accende di rosso i ragazzi dormienti in una navicella spaziale, uovo mitico, che viaggia attraverso gli altri video in mostra. In A dedicated machine cerca di prendere il volo ma rimane ferma in un perpetuo moto di ascesa e discesa. Lento. Addormentato nella penombra. Making of spaceship ne segue le fasi di costruzione.

A guidarla saranno gli adolescenti di Nabua, fantasmi nel video proiettato in una piccola saletta cinematografica allestita labirintica, quasi tunnel dell’orrore. Il vocabolario spettrale passa attraverso fulmini, neon e, più inconsuetamente, calciatori di pallone incendiato. Gli astronauti sono soldati, che sparano a un coetaneo, che si rialza ogni volta. È Petch, che canta Nabua song, una canzone che commemora la prima sparatoria contro i ribelli comunisti, avvenuta in mezzo ai campi più di 40 anni fa.

Il progetto espositivo è visitabile dal giovedì alla domenica dalle 11 alle 23. Ingresso libero, www.hangarbicocca.org.

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